# 77 – Tibor Fischer – VIAGGIO AL TERMINE DI UNA STANZA (Mondadori, 2006, pag. 296)
L’ex ballerina Oceane, ormai più che trentenne, vive in un appartamento perfettamente attrezzato alla periferia di Londra e, dopo una vita di avventure e di espedienti, si è sistemata ed è riuscita a diventare incredibilmente ricca con un lavoro da grafica che svolge comodamente da casa. Il web è il suo mondo, mentre fuori dal palazzo – sito in una zona pericolosa della città – Oceane non si avventura mai, preda di una sorta di agorafobia. Ma un giorno le arriverà una lettera che la costringerà, in un certo senso, a lasciare il suo confortevole appartamento pieno di tecnologia e di scarpe.
Scoprii Tibor Fischer per puro caso, attratto dal bel titolo di quello che è ancora il suo libro più famoso e di maggior successo: “La gang del pensiero”, storia di una combriccola di criminali improvvisati capitanati da un professore di filosofia. Quando sono incappato in questo “Viaggio al termine di una stanza”, dunque, non ho avuto dubbi, curioso di scoprire il prosieguo della carriera di uno scrittore magari non di primo livello, ma sicuramente interessante.
Ebbene, la penna di Fischer (di origini ungheresi, ma residente da molti anni in Gran Bretagna) si conferma graffiante e ironica, e la sua capacità di accostare i personaggi più improbabili e immaginare le vicende più assurde non è scemata, nel tempo. Anzi, se possibile “Viaggio al termine di una stanza” è ancora più scatenato e rutilante della “Gang del pensiero”. A dispetto del fatto che Oceane, la protagonista, non esca mai di casa, il libro è in realtà il racconto di una serie di viaggi: in flashback, Oceane rievoca i suoi inizi (difficili) da ballerina, il modo in cui è (incredibilmente e inaspettatamente) diventata ricca e, soprattutto, l’anno che ha trascorso a Barcellona, lavorando in un club per adulti assieme a una variegata squadra di colleghi e colleghe, più pornodivi che ballerini.
Costruito per location, con lunghi capitoli suddivisi a seconda dell’ambientazione (e con la parte barcellonese nettamente superiore alle altre), il libro ha una strana andatura, come se in esso convivessero due anime: una votata a sciogliere il mistero della lettera giunta a Oceane da parte di una persona del suo passato che, in teoria, non avrebbe dovuto poterle scrivere; l’altra a raccontare come Oceane sia diventata Oceane, attraverso quali vicissitudini questa attraente e moralmente spigliata ragazza sia riuscita a trasformare una asfittica carriera da ballerina in una vita da “reclusa di successo”, nevrotica e autoironica ma anche, in fondo, come tutti, alla ricerca di contatto umano e tenerezza. La forza maggiore di Fischer è l’inventiva linguistica e narrativa, la sua capacità di produrre episodi su episodi, di muovere un ricco parterre di personaggi – alcuni dei quali tratteggiati con molta rapidità – sullo sfondo di ambienti quasi surreali (il Babylon Club di Barcellona, ma anche l’appartamento di Oceane, la Jugoslavia degli anni ’90 e l’isola polinesiana dove è ambientata buona parte dell’ultimo tratto di libro).
In questo bailamme di avventure e disavventure, animato da personaggi fin troppo ostentatamente “originali”, al punto da apparire, a tratti, un po’ artificiosi, Fischer immerge il lettore con buon piglio narrativo, a patto che si stia al suo gioco e non si pretenda una narrazione lineare e spartana, bensì piena di divagazioni e piste che, non appena aperte, subito si chiudono. Impossibile, insomma, non riconoscere a Tibor Fischer una certa originalità autoriale, che non lo fa somigliare a nient’altro e a nessun altro; impossibile, però, anche affermare che “Viaggio al termine di una stanza” sia un libro integralmente riuscito. Se la prima parte, fino a Barcellona, è indubbiamente intrigante e promettente, la seconda, animata dal mistero della lettera di Walter e dal rapporto tra Oceane e lo strano signor Aubrey, che viaggia per lei e si connette via Skype per relazionare, non è altrettanto efficace e va decisamente in calando, fino a un finale che – dalla bomba che sarebbe dovuto essere – si rivela, purtroppo, piuttosto debole.
(Recensione scritta ascoltando gli Oasis, “Don’t Look Back in Anger”)
PREGI:
pieno di momenti brillanti e di personaggi divertenti, “Viaggio al termine di una stanza” è un libro che sembra contenere, in realtà, molti libri, in formato minore, però, appena accennati. Per chi non ama i lunghi approfondimenti e preferisce la velocità e la scaltrezza narrativa, è indubbiamente un testo consigliabile
DIFETTI:
aneddotico e un po’ caotico nella costruzione, il libro sembra non avere un centro che non sia la figura di Oceane, e la dimostrazione arriva alla fine, con una chiusa che – per quanto in sé non malvagia – non è all’altezza delle aspettative
CITAZIONE:
“La terribile conseguenza di essere allevati in una famiglia civile e amorevole è che sei poco preparata a tutto quel che troverai fuori. L’egoismo non ti lascia mai nei guai.” (pag. 182)
GIUDIZIO SINTETICO: **
LEGENDA RECENSIONI
Sia per i libri che per i film, adotto nel giudizio sintetico il sistema Mereghetti, che va da 0 a 4 stelline: a 0, ovviamente, i giudizi più negativi, a 4 quelli più positivi, con tutti i possibili gradi intermedi…

Recensioni di Libri e Film, Racconti e Saggi... a cura di Matteo Fontana