AVVENTURE DELLA RAGAZZA CATTIVA – Mario Vargas Llosa

# 35 – Mario Vargas Llosa – AVVENTURE DELLA RAGAZZA CATTIVA (Einaudi, 2006, pagg. 357)

Dall’estate del 1950 fino ai tardi anni ’80, da quando aveva quindici anni fino a quasi sessanta, la vita del “bravo ragazzo miraflorino” Ricardo Somocurcio è attraversata, come un turbine, da una donna affascinante e nefasta, che appare a tratti perduta nel mondo e derelitta, e a tratti padrona di sé (e degli altri…) al punto da risultare crudele e dispotica. La “niña mala”, come viene chiamata per tutto il romanzo, porta Ricardo sull’orlo del suicidio, ma l’amore assoluto richiede anche sacrificio assoluto…

Nel 2006, a settant’anni, Mario Vargas Llosa (che di lì a quattro anni avrebbe ricevuto il Nobel per la Letteratura, uno dei pochi Nobel giusti nelle ultime edizioni!) se ne usciva con quello che è, a tutti gli effetti, un romanzo d’amore struggente, di passione bruciante, cieca e maledetta come sono (quasi) tutte le passioni. Certo, il libro non è “solo” il racconto di una storia d’amore a senso unico durata cinquant’anni, tra attimi di felicità e cicliche devastazioni; se fosse “solo” questo, non sarebbe un libro di Vargas Llosa, Autore sempre in grado di far brillare anche le storie più semplici raccontando cose mai banali sulla vita, sul tempo, sulla letteratura, sul mondo… Si pensi a quel gioiello assoluto che è “La zia Julia e lo scribacchino” che, con tocco leggiadro, svolge un discorso assai profondo sulla scrittura e sull’ambizione intellettuale. Ecco, allo stesso modo “Avventure della ragazza cattiva”, sotto il semplice, persino ingenuo aspetto di una peripezia amorosa lunga cinquant’anni, che si dipana tra la Lima degli anni ‘50, la Parigi dei ‘60, la Londra dei ‘70, e poi Tokyo, Madrid e via viaggiando, è in realtà più una fotografia mobile del mondo, un tentativo – arduo e struggente – di cogliere il tempo nel suo stesso trascorrere, di restituire un’immagine che non sia spettrale, ma fatta di corpi, pensieri e sentimenti, del tempo stesso, e della vita.

Al centro di tutto, la storia di esilio volontario di Ricardo, protagonista-osservatore di un mondo che cambia, di amicizie che muoiono e di altre che nascono, di ricordi che sbiadiscono ma che possono sempre essere ravvivati e di avventure inattese e per questo ancora più belle, e intense. Interprete per conto dell’Unesco, Ricardo è la modestia fatta persona, il suo unico desiderio è quello di lasciare Lima – lui, che pure è cresciuto nel ricco quartiere di Miraflores – per vivere nella Ville Lumière, la città più bella del mondo, la più romantica, la più folle… Quella Parigi che fa da sfondo a tutto il blocco centrale del romanzo, e che vediamo tratteggiata in tutte le sue molteplici, affascinanti sfaccettature, enigmatica come la “niña mala”, donna inafferrabile e pestifera, incapace di amare, gretta e materialista eppure, a suo modo, attraversata da un soffio di vita pura, e di disperazione, che non può non farla in qualche modo amare, lei che è capace solo di cacciarsi ogni volta in un guaio più grosso di quello precedente, eppure è sempre così schifosamente sicura di sé, sempre così orribilmente “cattiva” verso il povero Ricardo, prigioniero di questo amore senza uscita. Ma in tutto questo, la vera magia di Vargas Llosa è quella di non scrivere un romanzo cupo e plumbeo!

Pur raccontando anni contrastati e violenti (in particolare per il Perù, ma in certa misura anche per il resto del mondo) e pur descrivendo una storia d’amore disperata e disperante, lo stile rimane sempre aereo e leggero, ironico, e la struttura – che salta agilmente da un decennio all’altro, in lunghi e corposi capitoli che sono a tutti gli effetti dei piccoli romanzi nel romanzo – sorregge il tutto con il suo carattere avvolgente, morbido, quasi sensuale. Il libro stesso, allora, è una sorta di “niña mala”, e scrivere non può che essere il rimedio a tutto ciò che nella vita, nella vita “vera”, non funziona e non può funzionare, per quanto si possa desiderarlo. Sapiente, garbato, non privo di momenti piccanti e sensuali, come di colpi di scena ben dosati e agnizioni mozzafiato, “Avventure della ragazza cattiva” è una graffiante sarabanda di abbandoni e reincontri, di personaggi e luoghi, di atmosfere e momenti storici, ed è soprattutto un gioiello di freschezza e ispirazione che, torno a ripetere, non si direbbe uscito dalla penna – seppur grandiosa – di un Autore settantenne.

(Recensione scritta ascoltando Rino Gaetano, “Aida”)

PREGI:
Una scrittura perfettamente consapevole di sé stessa ma mai supponente, mai fuori registro, anzi, appassionatamente narrativa, di una limpidezza rara. E un personaggio femminile che, nel suo estremismo, non può non scolpirsi nella memoria   

DIFETTI:
A livello di trama, il romanzo è costruito su coincidenze e ritorni che a tratti possono apparire un po’ forzati. Ma è il gioco stesso della narrazione a tenere in piedi tutto in maniera mirabile

CITAZIONE:
“Perché insisteva a chiamarmi, di tanto in tanto? Perché, nella sua vita intensa io dovevo essere una delle poche cose stabili, l’idiota fedele e innamorato, sempre lì, in attesa della chiamata per far sentire alla padrona che era ancora quello che senza dubbio già stava cessando di essere, quello che presto non sarebbe stata più: giovane, bella, amata, desiderabile.” (pag. 195)

GIUDIZIO SINTETICO: ***½

LEGENDA RECENSIONI
Sia per i libri che per i film, adotto nel giudizio sintetico il “sistema Mereghetti”, che va da 0 a 4 “stelline”: a 0, ovviamente, i giudizi più negativi, a 4 quelli più positivi, con tutti i possibili gradi intermedi…

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NON GIUDICABILE con i sistemi “classici” di voto
PESSIMO
QUASI PESSIMO
BRUTTO
BRUTTINO
 
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**1/2
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***1/2
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ACCETTABILE
DISCRETO
BUONO
MOLTO BUONO
CAPOLAVORO