# 55 – Jonathan Coe – CIRCOLO CHIUSO (Feltrinelli, 2004, pag. 403)
Inizio XXI secolo: sono passati vent’anni dai tempi della scuola, e gli amici Benjamin Trotter, Philip Chase e Doug Anderton sono ora dei professionisti affermati, chi nella revisione dei conti (Benjamin), chi nel giornalismo (Doug e Philip). Altri hanno fatto carriera in politica (il fratello minore di Benjamin, il supponente Paul Trotter, deputato laburista con Tony Blair a capo del governo), mentre Claire Newman, che non ha più avuto notizie di sua sorella Miriam, scomparsa nel 1974 e mai più ritrovata, si è persa per il mondo tra amori sbagliati e lavori precari. Come si intrecceranno le vite di questi ex-ragazzi e, in alcuni casi, dei loro figli, in un XXI secolo funestato fin da subito dall’11 settembre e dai venti di guerra e di terrorismo? E soprattutto: che ne è stato, nel 1974, di Miriam Newman?
Seguito di “La banda dei brocchi”, “Circolo chiuso” riprende le fila di un racconto che – come già scrivevamo – lasciava volutamente dei fili pendenti, uno su tutti: il giallo sulla scomparsa di Miriam. Ma anche il destino della bellissima e instabile Cicely Boyd, l’amore giovanile dal quale Benjamin non si è mai liberato. La vera curiosità che anima il lettore, però, nell’avvicinarsi a questo romanzo, è quella di scoprire che ne è stato di quel gruppetto di malinconici ragazzi (neppure l’irriverente Harding manca all’appello, anche se ci vorrà un po’ per scoprire come si è dipanata la sua vita) che hanno condiviso l’esperienza a suo modo totalizzante e profondissima della scuola, nel tetro King William di Birmingham. Come ha agito il tempo, su di loro? Che ne è stato di sogni e aspirazioni? E la loro amicizia, salda ai tempi della scuola, anche se già allora attraversata da vene polemiche e tensioni latenti, tiene duro o si è fatalmente sfaldata?
Coe decide di mettere al centro della scena la figura – più marginale nella “Banda dei brocchi” – di Claire Newman, ma non sceglie un punto di vista esclusivamente femminile sull’intera vicenda. Nonostante le parti di riflessione ad opera di Claire, e la sua indagine sulla sorella Miriam, siano tra le cose più intense del romanzo, l’opera resta squisitamente corale, nella miglior tradizione di Coe, e porta avanti una quantità di vicende e di sviluppi, dal matrimonio altolocato di Doug a quello fallito di Philip, dalle ostinate illusioni di Benjamin alla protervia di Paul Trotter, parlamentare laburista schierato con Tony Blair ma più vicino alle posizioni dei conservatori, e in ogni caso sufficientemente bieco da anteporre le questioni personali alle idee, nel momento di votare in Parlamento.
A tutti gli effetti, Paul Trotter potrebbe essere un membro della famigerata famiglia Winshaw, protagonista del più celebre – e crudele – romanzo di Coe (di cui prima o poi scriverò!). L’Autore, in questo complesso sequel, si diverte a riprendere le fila di una vicenda lontana, servendosi in pratica della stessa cornice narrativa del romanzo precedente per esplorare le vite adulte di questi ex-ragazzi che ritroviamo carichi del peso degli anni trascorsi, delle delusioni personali e professionali (o, viceversa, delle soddisfazioni), ma anche sorretti dalla capacità di sognare ancora e, chissà, di amare ancora… Quelli di Coe sono romanzi fatti di persone e vicende, di intrecci del caso e di decisioni volta a volta fatali, sconsiderate oppure semplicemente tragiche, o tragicomiche, perché in Coe dramma e risata si fanno l’occhiolino, sono le proverbiali due facce di un’unica medaglia, ed è un attimo che – in quel fatale lancio della moneta che è la vita – esca una faccia oppure l’altra.
Ambientato tra Italia, Germania, Francia e Regno Unito, “Circolo chiuso” mescola vicende personali e storia politica e sociale (vedi la figura di Steve Richards, che patisce sulla propria pelle la stupidità delle decisioni prese da altri, preoccupati solo di realizzare profitto), gioca coi colpi di scena (notevole quello che fondamentalmente chiude il libro) e porta avanti tutti i personaggi e tutte le narrazioni col consueto piglio da “scrittore onesto” che, pur senza grandi guizzi di stile, tiene avvinto il lettore avvolgendolo in una tramatura tanto fitta da imprigionarlo e avvilupparlo completamente. Tanto che, tutto sommato, si è tentati di considerare “Circolo chiuso” un sequel persino leggermente migliore del romanzo originario – “La banda dei brocchi” – da cui prende le mosse. Ci contenteremo, purtuttavia, di assegnare lo stesso giudizio ai due romanzi: in fondo, per un sequel, non essere inferiore al primo libro è già una vittoria!
(Recensione scritta ascoltando Johann Sebastian Bach, “Le variazioni Goldberg”)
PREGI:
Solita scrittura nitida e precisa, avvolgente, piacevole e sottilmente ironica, con una invidiabile propensione al colpo di scena e alla costruzione di incastri narrativi che, a volte, lasciano effettivamente il lettore a bocca aperta
DIFETTI:
Dolce-amaro come se non più della “Banda dei brocchi”, questo sequel eccede forse un po’ nell’istituire intrecci tra i personaggi e le vicende: possibile che sia davvero tutto collegato? La smania di Coe di creare reticoli di significato finisce, a volte, per far pensare che l’intenzione dell’Autore sia quella di scrivere un “romanzo a tesi” più che un’effettiva, spassionata narrazione
CITAZIONE:
“Quando vai al sodo, ogni cosa ha una causa. Ogni singola cosa che un essere umano fa a un altro è il risultato di una decisione umana presa a un certo punto del passato, da quella persona o da qualcun altro, venti o trenta o duecento o duemila anni prima, o forse solo mercoledì scorso.” (pag. 342)
GIUDIZIO SINTETICO: **½
LEGENDA RECENSIONI
Sia per i libri che per i film, adotto nel giudizio sintetico il “sistema Mereghetti”, che va da 0 a 4 “stelline”: a 0, ovviamente, i giudizi più negativi, a 4 quelli più positivi, con tutti i possibili gradi intermedi…

Recensioni di Libri e Film, Racconti e Saggi... a cura di Matteo Fontana