IL GIORNO DEGLI ORCHI – Divier Nelli

# 17Divier Nelli – IL GIORNO DEGLI ORCHI (Guanda, 2017, pag. 169)

Una precoce ragazzina toscana e due suoi amichetti si divertono ad agganciare e ricattare pedofili sul web, per sfuggire alla noia di giornate sempre uguali e di genitori troppo preoccupati dai soldi e dal tenore di vita. Ma il gioco mostra presto la corda e per la protagonista saranno guai…

Lo confesso: ho scelto questo libretto, in libreria, perché alcuni aspetti della trama mi ricordavano il mio “Gioko” del 2009: adolescenti di provincia, giochi a base sessuale, con in più l’aggiunta dello spettro della pedofilia… Insomma, ero curioso! Beh, una volta di più la curiosità ha ucciso il gatto. Cosa si può dire di questo libriccino stringatissimo, decisamente più un racconto che un romanzo, checché ne pensi Guanda, che l’ha pubblicato? L’Autore è definito “scrittore, editor, consulente editoriale e insegnante di narrazione”: nient’altro? Ci accontentiamo di questi pochi titoli? A fronte di tutta questa preparazione professionale, però, vien proprio da chiedersi che cacchio ci abbia visto Guanda in questa esile novelletta nera scopertissima e telefonata, della quale si capisce il finale già a pagina 3, e che soprattutto non è in grado di elevarsi a qualcosa di più che la trasposizione in linguaggio minimamente narrativo di casi di cronaca acclarati e francamente poco interessanti.

Insomma, io col “Gioko” cercavo di iniettare originalità in vicende di bullismo scolastico costruite su base rigorosamente cronachistica, e per farlo sceglievo – non a caso – il punto di vista, non facile da ricostruire, di uno dei protagonisti, un ragazzo di diciotto anni diviso tra la Maturità e un amore infelice, tra la voglia di crescere e il terrore di cambiare. Nel “Giorno degli orchi”, a discapito del titolo abissale e della citazione iniziale (nientemeno che da Tolkien!), l’Autore costruisce una storiellina di una esilità spaventosa, telefonata come poche, nella quale ti aspetti sempre il colpo di scena che non arriva mai, perché in fondo hai capito tutto – appunto – a pagina 3, e passi le altre 166 pagine a chiederti: a ma che senso ha questa narrazione? Cosa vuole essere? Un monito ai ragazzi e alle ragazze? Un avvertimento ai tanti “orchi” in circolazione sul web, a lasciar stare le ragazzine? Un esercizio di scrittura a metà tra la cronaca e la narrazione? Diviso in micro-capitoli (struttura che personalmente non amo), scandito dal trascorrere dei mesi, da aprile a giugno, questo libriccino vorrebbe essere un sonoro schiaffo che ci ricordi quanti e quali rischi si corrono a fare gli stupidi sul web, e quanti e quali mostri si aggirino per le reti (neurali?) che interconnettono il mondo, ma riesce alla fine a essere soltanto una deludente variazione sul tema di un qualunque caso di cronaca che il finale nerissimo non basta certo a riscattare.

I protagonisti (a partire dalla ragazzina, Aurora, che si mette sul web per adescare i pedofili) sono bidimensionali e scontati, addirittura stereotipati: lei, ad esempio, manco a dirlo è bellissima e precoce, consapevole del fascino che esercita sugli uomini e capace di utilizzarlo a proprio piacimento. Non sarebbe stato meglio scavare più a fondo nelle psicologie di questi ragazzi e cercare di restituirci di essi un’immagine più approfondita? O, almeno, fare scelte narrative più interessanti, ad esempio lavorare su una protagonista non bellissima e perfetta, ma al contrario desiderosa di esserlo, e per questo disperatamente presente sul web? Ovviamente non ho titolo a criticare l’idea narrativa del “professore di scrittura” Divier Nelli. Gli segnalo, però, che a pagina 36 c’è un bell’ “un’altro” apostrofato… Refuso, senz’altro. Però su un libro di 169 pagine, stampato il corpo 14 e con interlinea 1.5, insomma, praticamente su un “raccontino” gonfiato a “romanzo”, si può anche stare un po’ più attenti, soprattutto se si ha l’ambizione di insegnare scrittura…                      

(Recensione scritta ascoltando i Rolling Stones, “Paint It, Black”)

PREGI:
arduo trovarne: diciamo la velocità della lettura. Io ci ho messo un giorno (lavorativo) leggendo solo sui mezzi di trasporto

DIFETTI:
facile trovarne: contentiamoci di indicare l’approfondimento pari a zero dei personaggi e la ripetitività di situazioni e locuzioni (e basta con quell’icona a forma di penna che va da sinistra a destra sullo schermo dell’iPhone!)   

CITAZIONE:
“Insomma, ci siamo capiti. Ma avere l’uccello minuscolo è UN’ALTRO discorso” (pag. 36)

GIUDIZIO SINTETICO: °

LEGENDA RECENSIONI
Sia per i libri che per i film, adotto nel giudizio sintetico il “sistema Mereghetti”, che va da 0 a 4 “stelline”: a 0, ovviamente, i giudizi più negativi, a 4 quelli più positivi, con tutti i possibili gradi intermedi…

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1/2
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*1/2
NON GIUDICABILE con i sistemi “classici” di voto
PESSIMO
QUASI PESSIMO
BRUTTO
BRUTTINO
 
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**1/2
***
***1/2
****
ACCETTABILE
DISCRETO
BUONO
MOLTO BUONO
CAPOLAVORO