L’AMANTE SENZA FISSA DIMORA – Carlo Fruttero & Franco Lucentini

# 16 – Carlo Fruttero, Franco Lucentini – L’AMANTE SENZA FISSA DIMORA (Mondadori, 1986, pag. 270)

Una raffinata antiquaria romana di buona famiglia, a Venezia per la valutazione e, forse, l’acquisto di una dubbia collezione di quadri, incontra un misterioso straniero poliglotta, Mr. David Silvera, che vive facendo la guida turistica e che la affascina e la seduce nonostante la sua evidente reticenza. Chi è, in realtà? Quali segreti nasconde dietro le sue evasive risposte? Attraverso una Venezia a tratti assolata e a tratti nebbiosa, ma sempre affascinante, la storia d’amore si tinge di giallo, d’arte e di passato, sino ad un finale sospeso e sorprendente…

Non c’è niente da fare, Fruttero & Lucentini non deludono mai. D’accordo, non siamo ai livelli della “Donna della domenica” o di “A che punto è la notte”, vere e proprie “cattedrali del giallo” all’italiana. Questo “Amante senza fissa dimora” somiglia di più al “Palio delle Contrade morte”, si avviticchia un po’ attorno a sé stesso, è autocompiaciuto per come sa descrivere Venezia, facendola diventare (come già Torino per i succitati capolavori, del resto) un vero e proprio personaggio della storia. Ma, signori, è anche scritto splendidamente, nel perfetto stile della coppia, con un’alternanza di Io narrante (della protagonista) e di una terza persona “liquida” e sfuggente, vagamente inquietante, che potrebbe essere, a ben vedere…

Venezia stessa, che ci racconta la storia dal suo punto di vista! Venezia, teatro di miriadi di amori nati e finiti, di romanticherie vuote e fini a sé stesse come anche reali e sentite, di vicende millenarie d’amore e d’ombra (de vin!), di speranza e di condanna. Vero e proprio palcoscenico cangiante e magico, Venezia è il fondale mobile sul quale la storia si dipana, lentamente ma in modo sapido e gustoso, tra quadri di Giorgione, Tiziano, Giovanni da Pordenone, tra fondachi e calle, ponti, canali e rii, gondole e vaporetti, alberghi e palazzi patrizi, biblioteche e gallerie d’arte, ma anche oscuri bar e misteriosi uffici. Un mondo sospeso nel tempo si agita nelle pagine di Fruttero e Lucentini, che questa volta, più che grandi architetti di trama, si dimostrano superbi ingegneri della scrittura, divertendosi a calare i loro personaggi nella realtà veneziana ammantandoli (tutti, senza distinzioni) di una leggera, ma palpabile, aura di mistero, tanto che fino alle ultime pagine non sono chiari i termini del giallo, sia sul lato artistico (ma valgono davvero qualcosa i quadri della collezione Zuanich?) che sul lato umano (ma insomma, chi è Mister Silvera?). Ora, voi direte: un libretto semplice semplice, un po’ povero di trama, e neanche tanto vagamente autocompiaciuto. Vero, ma per reggere una simile esilità di trama per quasi 270 pagine bisogna saper scrivere veramente bene!

E qui torniamo all’inizio: la verità è che pochi hanno potuto permettersi, negli ultimi quarant’anni di letteratura italiana, di scrivere libri così ondivaghi e irrisolti, perché pochi sono capaci di non sbagliare un tono, di non sbagliare mai un accento o un dettaglio, di non uscire mai dallo stile – che è lo stile del racconto ma anche della città e dei personaggi, quello che un critico anglosassone probabilmente chiamerebbe “mood” – insomma, ben pochi sanno confezionare libri così levigati e perfetti, così profondamente consapevoli di cosa siano stile e narrazione, in breve: di che cosa voglia dire SCRIVERE! Forse i tanti affastellatori di parole odierni dovrebbero, prima di tutto, procurarsi tutti – e dico proprio tutti! – i libri di Fruttero e Lucentini, e studiarseli a memoria, parola per parola, costrutto per costrutto, locuzione per locuzione, e solo dopo – se ancora vorranno – cimentarsi a loro volta con quella misteriosa alchimia che è la scrittura. E, pensate, “L’amante senza fissa dimora” non è neanche il libro migliore della celebre coppia!

(Recensione scritta ascoltando Rondò Veneziano, “Odissea”)

PREGI:
lieve e delicato nello stile, ironico e divertito nel sapore, eccezionale nell’ambientazione. Una “variazione su tema” che si legge col sorriso sulle labbra, e con la sensazione di ondeggiare su una gondola

DIFETTI:
scrittura raffinata, irta peraltro di dati culturali su arte e storia veneziane, che difficilmente potrebbe essere gustata a fondo da chi non avesse alcuna dimestichezza con queste materie

CITAZIONE:
“Uscimmo escono usciamo siamo usciti erano usciti nel più assoluto novembre. I tempi di quelle ultime ore s’intrecciano, si confondono, i soggetti si disarticolano, sfumano impersonalmente nei grigiori dell’autunno, tornano a combaciare, a staccarsi, a percorrere ognuno per conto suo la sintassi scolorita della città.” (pag. 233)

GIUDIZIO SINTETICO: **½

LEGENDA RECENSIONI
Sia per i libri che per i film, adotto nel giudizio sintetico il “sistema Mereghetti”, che va da 0 a 4 “stelline”: a 0, ovviamente, i giudizi più negativi, a 4 quelli più positivi, con tutti i possibili gradi intermedi…

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NON GIUDICABILE con i sistemi “classici” di voto
PESSIMO
QUASI PESSIMO
BRUTTO
BRUTTINO
 
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**1/2
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***1/2
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ACCETTABILE
DISCRETO
BUONO
MOLTO BUONO
CAPOLAVORO