# 139 – Arnon Grunberg – LUNEDÌ BLU (Feltrinelli, 2011, ediz. orig. 1994, pagg. 276)
Avventure e disavventure di un ragazzo di Amsterdam (lo stesso Autore, verosimilmente, visto che il protagonista si chiama… Arnon Grunberg): tra un padre impegnato in un lavoro misterioso fatto di viaggi e abboccamenti nei bar, una madre da giovane bellissima ma trasformatasi con l’età in una discreta arpia, fidanzate e incontri occasionali, perlopiù con ragazze a pagamento, il giovane Arnon si cimenta persino con l’editoria e la scrittura, per poi proporsi come gigolò a una delle tante agenzie olandesi che gestiscono la prostituzione legale.
Curioso e interessante esperimento di romanzo autobiografico, a metà tra Bukowski e Céline, “Lunedì blu” è il folgorante esordio di uno scrittore che, successivamente, si è a mio avviso un po’ perso, forse proprio perché ha rinunciato alla freschezza e all’immediatezza del suo libro d’esordio, in favore di una scrittura più ragionata e ponderata. Pur mancando, fondamentalmente, di una struttura limpida ed equilibrata, “Lunedì blu” è infatti un libro pieno di vita e di verità, è un libro che baratta il nitore della forma con l’espressività del contenuto, vivace e vitalistico, come se l’Autore volesse metterci dentro tutto, ma proprio tutto della sua giovinezza e delle sue prime avventure lavorative e sessuali, senza badare troppo ai modi, accavallando aneddoti, episodi, ricordi, invenzioni, riflessioni e impressioni.
Per nulla interessato a dare di sé un’immagine necessariamente gradevole, Grunberg non si fa problemi a mettersi in scena in tutta la sua sgradevolezza di giovane immaturo, che vive la sua prima vera storia d’amore importante con la altrettanto immatura ma affascinante Rosie, e che riesce poi a farsi cacciare da scuola e finisce preda di una sorta di vita sessuale compulsiva, fatta di lunghe bevute nei bar o a casa e di ragazze ordinate dai cataloghi, e recapitate a domicilio da autisti prezzolati che non mancano mai di rimarcare che si ha un’ora di tempo, poi la ragazza verrà recuperata, pronta per il prossimo cliente. E così, tutte le ambizioni e le speranze di Arnon di intavolare un dialogo, di trovare in questi rapporti d’amore prezzolato qualcosa di più “vero”, di più profondo che non una semplice scopata si infrangono contro la distaccata professionalità o, a volte, la disarmante ingenuità delle ragazze, e contro l’impersonale inflessibilità dei marcatempo.
Ma è possibile, alla fine, trovare qualcosa di sincero in questo mondo di affaristi e mercenari? E dove si può trovare qualcosa di sincero, nel nostro mondo? Nonostante tocchi tematiche difficili, “Lunedì blu” non è un romanzo piagnone, né uno di quei libri “a tesi” in cui la parabola del protagonista vorrebbe dimostrare qualcosa – qualunque cosa sia. Al contrario, è un libro dal vitalismo sfrenato, che prolifera in modo quasi casuale e finisce per essere una sorta di bizzarro “romanzo di formazione”: in fondo, conosciamo Arnon quando ha poco più di quindici anni ed è al Liceo, e ne seguiamo le vicissitudini (anche drammatiche: vedi la situazione del padre) sino ai ventidue anni. Il tutto, raccontato in maniera viscerale, senza autocompiacimento ma anche senza barriere, tanto che il libro non riesce a prendere una forma ben definita e vive di episodi e di momenti, di dialoghi volta a volta taglienti o laconici, surreali o desolanti, e di ragazze, una diversa dall’altra eppure tutte uguali, di divagazioni e di provocazioni.
Difficile dire se si tratti di grande letteratura, ma di certo al libro va riconosciuto il pregio di non somigliare a niente, di non cercare emulazioni (sì, qualcosa di Bukowski c’è, ma è inevitabile quando si parla di alcool e donne!) e di procedere, fondamentalmente, per la propria strada, senza paura e senza ritegno. Bell’esordio datato 1994 di uno scrittore poco più che ventenne, sorta di confessione a cuore aperto di un personaggio per niente pentito delle proprie manchevolezze, “Lunedì blu” è una lettura vivace e divertente, a patto che per un po’ si parcheggino gli scrupoli morali e si sia disposti a muoversi, con nonchalance, in un mondo fatto di sbronze e prostitute, nonché di aperte violazioni al quarto comandamento.
(Recensione scritta ascoltando i New Order, “Blue Monday”)
PREGI:
diretto e sincero, è un libro che si ama o si odia, ma di certo non lascia indifferenti, pregio non da poco oggidì, con gli scaffali delle librerie invasi da una marea di inutili romanzetti scritti in serie, quasi fotocopiati. Se poi si considera che è il libro d’esordio di un Autore, all’epoca, ventitreenne…
DIFETTI:
episodico e un po’ scollegato, può sembrare quasi più una raccolta di racconti che un romanzo. La scrittura è incisiva e a tratti brillante, ma la struttura è un po’ affastellata e gli episodi si accavallano continuamente, in un fuoco di fila di fatti e (dis)avventure che potrebbe urtare chi nella letteratura cerca ordine e raziocinio
CITAZIONE:
“Le parrucche, le unghie dipinte, i lavandini, soprattutto il volto di quella che non c’era, e non ci sarebbe mai stata. Passava sempre meno tempo fra un viso e l’altro, perché tutte, su qualunque letto mi sdraiassi, mi facevano solo desiderare la ragazza successiva.” (pag. 218)
GIUDIZIO SINTETICO: ***
LEGENDA RECENSIONI
Sia per i libri che per i film, adotto nel giudizio sintetico il “sistema Mereghetti”, che va da 0 a 4 “stelline”: a 0, ovviamente, i giudizi più negativi, a 4 quelli più positivi, con tutti i possibili gradi intermedi…

Recensioni di Libri e Film, Racconti e Saggi... a cura di Matteo Fontana