PRINCIPESSE – Eduard von Keyserling

# 30 – Eduard von Keyserling – PRINCIPESSE (Adelphi, 1988, ed. orig. 1917 – pagg. 185)

L’ultima estate nel castello natio per tre principessine baltiche, orfane di padre ma amorevolmente cresciute dalla madre e da una sorta di tutore, l’intelligente, disilluso conte Streith; Roxane, Eleonore e Marie, diverse per carattere e per temperamento, si apprestano tutte e tre a lasciare l’adolescenza per l’età adulta, a lasciare la vita come la conoscevano per intraprendere nuove strade. E con esse, forse, la casata si esaurirà…

Eccezionale narratore del tramonto delle Monarchie e della nobiltà, Keyserling è soprattutto, a mio avviso, un grande anticipatore. Morto nel 1918, egli non ha infatti realmente assistito a quello stesso tramonto che così bene racconta nei suoi libri, soprattutto in quelli dell’ultimo periodo, tra cui “Principesse”. Contrariamente a Joseph Roth, Keyserling non vede la “finis Austriae”, anche se può ben intuirla, e certo non assiste all’affermazione del Nazionalsocialismo. Eppure, quel senso di malinconica fatalità che si respira nei suoi libri sembra proprio alludere al dischiudersi inevitabile dell’orrore, al precipitare del mondo – un mondo, il suo, fatto di convenienze e legami, di formalità e rispetto – verso un vorticoso mulinello di morte e di angoscia. Non c’è, però, nulla di tetro o di disperante nella scrittura di Keyserling, che anzi si mantiene piana e delicata, attraversata da una sensibilità che sembra discendere direttamente da Theodor Fontane, suo grande modello; eppure, in “Principesse”, dietro i bellissimi quadretti agresti e dietro la vita di castello, protetta e riparata, si scorgono già tutti i segni dell’imminente fine, una fine verso la quale i personaggi non possono che avviarsi, taluni sorridenti e inconsapevoli (le Principesse), talaltri – come il conte Streith – fin troppo consapevoli e portati a farsi carico di tensioni e presagi.

Malinconico e dolcissimo, “Principesse” è un’elegia del tempo che fu scritta mentre ancora quel tempo esisteva, e batteva i suoi ultimi colpi, scritta da un testimone oculare, da un uomo che quel mondo – quello della nobiltà baltica, divisa tra Germania e Russia, che di lì a poco sarebbe diventata Unione Sovietica – lo ha conosciuto e vissuto davvero, e ha avuto in sorte di vederne gli ultimi respiri. A discapito del titolo, il vero protagonista del romanzo è il conte Streith, dolente alter ego dello scrittore, uomo tormentato e irresoluto, diviso tra quella che percepisce come l’assurda – eppure obbligata – difesa di un ceto e di un mondo, e la volontà di chiudere con tutto e di avviarsi a una vita completamente nuova, che precorra i tempi e le mode, che profumi di futuro, anche se questo significa abiurare tutto ciò in cui si è sempre creduto. In questo senso, “Principesse” è la storia del sacrificio di un uomo condannato dalla Storia prima ancora che dalla contingenza. È però significativo che al centro di questo aggraziato romanzo siano tre ragazze, tre spiriti giovani, ai quali la vita sorride ancora, per quanti sconvolgimenti possano sopraggiungere, per quanti dolorosi cambiamenti si debbano affrontare. Ed è proprio in questa capacità di trovare sempre, e comunque, la bellezza e la grazia che la scrittura di Keyserling si riappacifica col mondo lacerato che descrive, e porta il lettore – di carezza in carezza, senza spintoni – verso un epilogo forse scontato, ma comunque vero, sofferto, vissuto.               

(Recensione scritta ascoltando Johann Pachelbel, “Canone in Re Maggiore”)

PREGI:
Keyserling è uno di quegli scrittori che hanno la rara capacità di non sbagliare mai un tono, mai un accento, mai una sfumatura, perché fa parte – per generazione, oltre che per convincimento – di quella tipologia di scrittori che credono nella forza della parola, e nella perfetta formulazione del pensiero   

DIFETTI:
Proprio perché non c’è mai un tono fuori posto, la scrittura di Keyserling può risultare un po’ calligrafica, persino – a tratti – programmatica e senza acuti. Molto dipende, ovviamente, da che tipo di lettori si è!  

CITAZIONE:
“Stranamente, dopo aver vissuto un certo numero di anni, ci ritroviamo vecchi, è nell’ordine delle cose, ma il nostro essere si rifiuta di accettare questa contabilità. Per quanto la vita ci abbia dato in esperienza e saggezza, dentro di noi rimane tutto quello che eravamo un tempo. In noi si nasconde ancora il ragazzo, con le sue ingenuità e le sue follie, e se questo ragazzo riemerge in età avanzata, ecco che vengono le grandi sorprese della vita” (pag. 141)

GIUDIZIO SINTETICO: **½

LEGENDA RECENSIONI
Sia per i libri che per i film, adotto nel giudizio sintetico il “sistema Mereghetti”, che va da 0 a 4 “stelline”: a 0, ovviamente, i giudizi più negativi, a 4 quelli più positivi, con tutti i possibili gradi intermedi…

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NON GIUDICABILE con i sistemi “classici” di voto
PESSIMO
QUASI PESSIMO
BRUTTO
BRUTTINO
 
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**1/2
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***1/2
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ACCETTABILE
DISCRETO
BUONO
MOLTO BUONO
CAPOLAVORO