DIRK GENTLY, AGENZIA INVESTIGATIVA OLISTICA – Douglas Adams

# 36 – Douglas Adams – DIRK GENTLY, AGENZIA INVESTIGATIVA OLISTICA (Mondadori, 2016, ed. orig. 1987 – pagg. 293)

L’omicidio di un magnate dell’informatica mette nei guai il povero Richard MacDuff, suo dipendente, impegnato nello sviluppo del nuovo software Anthem 2.0 nonché fidanzato (incostante) della sorella del defunto, la spigliata violoncellista Susan. A risolvere l’intricato caso, a base di divani incastrati sulle scale, trucchi di prestidigitazione, gatti scomparsi, vecchi professori un po’ suonati e viaggi nel tempo, ci penserà l’assurdo investigatore “olistico” Dirk Gently, vecchio compagno di studi di Richard.

Douglas Adams: prendere o lasciare! C’è poco da fare con uno scrittore così ironico ed eclettico, straordinario – sinceramente – più nel tratteggiare situazioni al limite dell’assurdo (o un bel po’ al di là di questo limite!) che nel padroneggiare trame e sviluppi narrativi. Sì, perché ci si perde un po’ via, leggendo questo spassoso romanzo “giallo” (virgolette d’obbligo): troppe le divagazioni buffe, troppe le piste portate avanti un po’ alla buona, troppa, in definitiva, la carne al fuoco! Adams fa entrare in scena il suo protagonista – Dirk Gently – solo a metà romanzo, e in maniera apparentemente del tutto casuale; non solo, l’Autore si diverte anche a sovvertire un po’ tutti gli stilemi del giallo classico, contaminandolo con tocchi (divertenti e perfettamente comprensibili) di fisica quantistica (dov’è finito il gatto di Schrödinger?) e, al contempo, citando i testi sacri, a partire da Sherlock Holmes. Il risultato è una allegra, spensierata, scombiccherata sarabanda di improbabilità, dal divano che si incastra per le scale e non vuol più saperne di andare né avanti né indietro, al cavallo che compare nel bagno del professor Chronotis, fino al Monaco Elettrico programmato per aver fede in ogni cosa e al fantasma che si impossessa delle persone viventi per uno scopo assai poco propizio al genere umano.

Senza dimenticare l’ironica, cialtronesca, divertente figura di Dirk Gently, investigatore “olistico”, nel senso che crede nella profonda interconnessione di tutte le cose, e a partire da questo assunto affronta casi e indagini. Il tutto, immerso in una salsa “british” fatta di impagabili tocchi ironici e splendide ambientazioni tra brughiera, aule di college e squarci londinesi. Pura fantascienza umoristica anni ’80, quella di Adams è una produzione letteraria coerente ma non compatta, che dà sempre l’impressione di materializzare poco dell’immensa immaginativa dell’Autore, mentre il grosso resta misteriosamente fuori dalle pagine, nella mente di uno scrittore che, purtroppo, ci ha lasciati troppo presto, per continuare altrove, forse in un Aldilà quantistico, a tessere le sue fantasmagoriche trame.

(Recensione scritta ascoltando Falco, “Der Kommissar”)

PREGI:
per chi ama ridere, Adams è la lettura giusta, a patto che non si pretendano una logica ferrea e una narrazione asciutta. Adams è divagazione, è dettaglio, è assurdità elevata a sistema, è nonsense, è ironia britannica filtrata attraverso la lente d’ingrandimento di un genere unico come la fantascienza umoristica, che lo vede decisamente tra gli Autori più dotati  

DIFETTI:
in effetti, c’è una grande dispersa in questo romanzo: la trama! Si ha l’impressione che l’Autore, tutto preso a tessere improbabili viaggi nel tempo e altrettanto improbabili (ma divertentissimi) personaggi, perda per strada qualche sviluppo di trama e si conceda di giocare un po’ troppo con parallelismi (come quello con la letteratura di Samuel Coleridge) che probabilmente solo il pubblico inglese può cogliere appieno

CITAZIONE:
“La distanza effettiva fra due punti in tutto il continuum spazio-tempo è quasi infinitamente minore di quella apparente fra le orbite adiacenti di un elettrone. In realtà, è molto meno lontano del droghiere e non c’è da fare la fila alla cassa. Non so voi, ma io non ho mai gli spicci. Preferisco sempre fare un salto quantico.” (pag. 246)

GIUDIZIO SINTETICO: **

LEGENDA RECENSIONI
Sia per i libri che per i film, adotto nel giudizio sintetico il “sistema Mereghetti”, che va da 0 a 4 “stelline”: a 0, ovviamente, i giudizi più negativi, a 4 quelli più positivi, con tutti i possibili gradi intermedi…

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1/2
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*1/2
NON GIUDICABILE con i sistemi “classici” di voto
PESSIMO
QUASI PESSIMO
BRUTTO
BRUTTINO
 
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**1/2
***
***1/2
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ACCETTABILE
DISCRETO
BUONO
MOLTO BUONO
CAPOLAVORO