# 398 – Ron Rosenbaum – IL MISTERO HITLER (Mondadori, 2000, pagg. 556)
Frutto di un lavoro di ricerca durato dodici anni, di vari viaggi alla scoperta di luoghi e persone e di una nutrita serie di incontri e di interviste con altri Autori – tutti citati nel libro – questo corposo saggio di Ron Rosenbaum affronta il problema Hitler sotto un’angolatura diversa, ovvero chiedendosi come i principali storici e ricercatori, nel corso dei decenni, abbiamo spiegato le origini del male che animava quest’uomo indecifrabile, capopopolo seguitissimo e dittatore feroce, oratore geniale (ai limiti dell’ipnotismo) e sottile bugiardo, politico di razza (prese un partito che raccoglieva una manciata di voti e lo portò al governo) e gangster senza scrupoli, ma soprattutto violento antisemita che organizzò e realizzò il peggior genocidio nella storia dell’umanità. Quando nacque la malvagità di Hitler? Ed egli sapeva di essere malvagio, o era intimamente convinto di agire per il meglio? Quali erano i suoi reali obiettivi? Da dove scaturiva il suo personale antisemitismo? Anche se sembrano oziose, queste e altre domande che Rosenbaum si (e ci) pone nel suo libro rappresentano un punto d’attacco nelle indagini su Hitler che consente di rinnovarne la visione, di scoprirne lati inediti e di render merito a studiosi e giornalisti, anche contemporanei di Hitler stesso, che ne avevano saputo cogliere prima e meglio di altri la reale natura.
Quando scopro saggi di questa portata, sarebbe un delitto non sottoporli anche all’attenzione dei miei ventiquattro lettori! Normalmente, è vero, recensisco narrativa, ma quando un saggio presenta aspetti così interessanti e ha un piglio così narrativo (l’Autore, per intenderci, fa spesso capolino nelle pagine come personaggio, oltre che come artefice dell’opera), va da sé che meriti di essere affrontato qui su Liberailibri. Tantopiù che l’argomento non è solo interessante, direi addirittura imprescindibile: studiare il Nazionalsocialismo e la figura di Hitler dovrebbe essere un dovere di tutti. Personalmente, ho sempre trovato la storia del Nazismo particolarmente stimolante, e infatti vi dedico spesso letture specialistiche.
Questo libro di Rosenbaum è una via di mezzo: da una parte, non può non essere considerato specialistico, perché affronta temi di estrema finezza (anche psicologica, oltre che storiografica) come le origini familiari di Hitler, la morte dell’adorata nipote Geli (che per alcuni rappresentò un vero e proprio turning point nella storia del futuro dittatore e nell’evoluzione del suo carattere) e le teorie quasi più filosofiche che storiche di Autori del calibro di Alan Bullock, Hugh Trevor-Roper, Emil Fackenheim, Yehuda Bauer, Hyam Maccoby, George Steiner e Lucy Dawidowicz.
Dall’altra parte, però, lo stesso libro ci regala le figure (dimenticate da tanta storiografia ufficiale) di Fritz Gerlich e dei suoi colleghi del “Münchener Post”, giornale antinazista monacense attivo negli anni Venti, proprio mentre Hitler iniziava la sua ascesa verso il potere; e ci racconta le figure controverse dello storico revisionista David Irving e del regista francese Claude Lanzmann che, Autore del monumentale “Shoah”, documentario-monstre di nove ore e mezza datato 1985, si opponeva a qualunque spiegazione di Hitler e dell’Olocausto, come se anche solo il tentativo di capire rappresentasse un drammatico errore, uno sdoganamento di idee pericolose
E ancora, il libro ci offre la ricostruzione minuziosa dei fatti e delle teorie legati alla morte misteriosa di Angelika Raubal, detta Geli, nipote e forse amante di Hitler, nel 1931, e ci svela la figura del dottor Bloch (di origine ebraica), che curò la madre di Hitler quando si ammalò e la seguì negli ultimi momenti, nonché l’analisi di quello che sappiamo circa l’ascendenza del dittatore, una famiglia piena di intrecci tra consanguinei e forse attraversata anche da una componente ebraica, la consapevolezza della quale avrebbe aizzato ancora di più l’odio di Hitler verso questo popolo. Ma in questo caso sarebbe lecito sostenere, come fanno alcuni, sibillinamente, che dopotutto all’origine della Shoah ci sarebbe… un ebreo?

Il dottor Eduard Bloch nel suo studio 
I genitori di Hitler, Klara e Alois
Muovendosi sul filo del paradossale, e spingendosi a volte anche oltre, ma senza mai perdere la bussola, Rosenbaum compone un mosaico stratificato e dettagliato, impressionante per lucidità in molti passaggi e in molte considerazioni, innovativo a tratti, un po’ cavilloso in certe riflessioni ma sempre stimolante, mai fine a sé stesso, e attraversato da un soffio di curiosità, di voglia spasmodica di svelare un enigma che, purtroppo, non sarà mai possibile svelare per intero. Quanto dell’Olocausto dipende direttamente da Adolf Hitler? Cosa sarebbe cambiato se egli non fosse mai nato o se fosse stato ammesso all’Accademia di Belle Arti di Vienna o se fosse stato ucciso durante la Prima Guerra Mondiale, che combatté da volontario? Hitler non fu che il catalizzatore di un antisemitismo “di popolo”, che riguardava praticamente tutti i tedeschi, come sostiene Daniel Goldhagen, o fu proprio la magnetica, carismatica, demoniaca figura del Führer a rendere possibile un simile orrore?
Non c’è una risposta univoca alle tantissime domande che Rosenbaum pone nel suo libro, perché quella di Hitler è una figura caleidoscopica e sfuggente, una figura che si rifrange in mille frammenti, e che è impossibile da ricomporre in un unicum baciato da una Verità storica definitiva. C’è un Hitler in ciascuno di noi, come sostengono alcuni? Egli ebbe un tale successo perché, in fondo, parlava a istanze presenti nell’animo di molti, se non di tutti? E perché riusciva a toccare corde nascoste in chi lo ascoltava, e a coagulare attorno a sé individui disposti a commettere le peggiori atrocità? Qual è il segreto ultimo dell’anima di Adolf Hitler, il mistero sepolto nella sua storia personale che ce lo spiegherebbe nella sua interezza?
Semplicemente troppo interessante per non leggerlo, questo libro è un avventuroso e vorticoso slalom tra posizioni le più differenti e distanti (basti pensare al negazionista Irving e al feroce Lanzmann, che neanche voleva sentire parlare di tentativi di spiegazione!) e tra proposte interpretative azzardate e stimolanti, che val la pena conoscere e valutare, anche se non portano alla soluzione del mistero.

(Recensione scritta ascoltando Richard Wagner, “Götterdämmerung”)
PREGI:
molto ben scritto e soprattutto splendidamente strutturato, è un saggio corposo e autorevole che non rinuncia a tocchi personali e a un’interessante aneddotica, soprattutto sulle figure di storici e ricercatori che l’Autore ha potuto intervistare di persona
DIFETTI:
piuttosto lungo, non è un libro per neofiti. Onde goderne appieno, occorre aver familiarizzato con alcune figure del Nazionalsocialismo e con una certa quantità di studi storici (per la verità piuttosto celebri) senza conoscere i quali si rischia di non afferrare appieno la portata delle considerazioni di Rosenbaum
CITAZIONE:
“Cercar di capire Hitler, e gli eventi che trasformarono quel bambino innocente in un assassino di massa, significa ammettere la possibilità di perdonare Hitler.” (pag. 11)
GIUDIZIO SINTETICO: ***½
LEGENDA RECENSIONI
Sia per i libri che per i film, adotto nel giudizio sintetico il sistema Mereghetti, che va da 0 a 4 stelline: a 0, ovviamente, i giudizi più negativi, a 4 quelli più positivi, con tutti i possibili gradi intermedi…

Recensioni di Libri e Film, Racconti e Saggi... a cura di Matteo Fontana