# 54 – Jonathan Coe – LA BANDA DEI BROCCHI (Feltrinelli, 2002, pag. 380)
Anni ’70: Benjamin Trotter, Doug Anderton e Philip Chase sono tre amici e compagni di scuola, quindicenni, in un prestigioso college di Birmingham, il King William. A loro si aggiunge l’enigmatico Sean Harding, dal carattere irriverente e graffiante tanto verso i compagni quanto verso i docenti della scuola. Questo strano quartetto di ragazzi di diversa provenienza familiare (Benjamin è figlio di un dirigente d’azienda laddove Doug è figlio di un sindacalista e Philip di un autista) è accomunato dalle esperienze scolastiche, dalla smania di indagare la sfera del sesso e dalle ambizioni intellettuali e lavorative, non tutte destinate a realizzarsi.
È quasi impossibile riassumere completamente questo celebre romanzo di Coe: corale come pochi altri dello stesso Autore, e composito nella trama e nello stile (che alterna terza e prima persona, con addirittura una chiusa vagamente joyciana in flusso di coscienza!), “La banda dei brocchi” è paragonabile a un ampio quadro fitto di personaggi il cui soggetto centrale sono gli anni ’70 in Inghilterra, nelle Midlands, anni caratterizzati da scioperi e lotta di classe, bombe dell’IRA nei pub e fermenti culturali a tutti i livelli, soprattutto con la musica alternative rock.
Coe, come al solito, è molto bravo ad architettare e portare avanti le molteplici trame, tutti i fili che compongono questo vasto arazzo, intessuto non solo con le vicende scolastiche e tragicomiche del quartetto di amici, ma anche con le non meno importanti storie collaterali di Claire e Miriam Newman, di Lois, la sorella maggiore, e Paul Trotter, l’insopportabile fratellino minore di Benjamin, e soprattutto di Cicely Boyd, la bellissima, inarrivabile studentessa per la quale Benjamin nutre un’autentica, totalizzante e – alla prova dei fatti – devastante passione. Ma, come dicevo, sarebbe vano cercare di riassumere tutto: “La banda dei brocchi” si estende a macchia d’olio spalmando le vicende su un arco temporale di qualche anno e intrecciando racconti di lotte sindacali e di marachelle scolastiche, vacanze estive e misteriose sparizioni, presunti miracoli e reali cattiverie, tragedie (la bomba nel pub che segna per sempre la vita di uno dei personaggi) e comicità (irresistibili le parti dedicate al giornalino scolastico, “La Bacheca”, sul quale Harding pubblica sotto falso nome esilaranti articoli di critica sociale!).
La scrittura puntuale e sottilmente divertita, “very british”, di Jonathan Coe può così dipanarsi al meglio, saltabeccando da un personaggio all’altro, da una vicenda a un’altra (tanto sono tutte intrecciate), gettando sprazzi di luce inattesa sui destini di una relazione o sulla sostanza stessa di un Tempo – gli anni Settanta – acutamente definito “marrone”, fatto di lavoro, in fabbrica e proteste sindacali, ma anche di voglia di riscatto (sociale) e inesplorate possibilità – lavorative e non solo – per i giovani. Anni che Coe ha indubbiamente vissuto, tanto che si è più che autorizzati a ravvisare qualche garbato accenno autobiografico tra le pieghe di questo ampio libro che si legge con piacere e si ricorda con un po’ di fatica. Sì, perché è oggettivamente difficile orientarsi tra i tanti personaggi e le loro alterne vicende; ma la ricompensa è un racconto corale e arguto, non privo di pathos come di risate, dolce-amaro come tutti i più riusciti libri dell’Autore inglese.
Sempre molto bravo a costruire le trame, Coe evita peraltro di cadere in stereotipi o in facili vicende di amicizia giovanile, sforzandosi sempre di conferire ai suoi personaggi una dimensione realistica e sfaccettata, anche contrastata se occorre: Benjamin Trotter è un pazzesco antieroe, con la sua totale incapacità di prendere decisioni e di affrontare con successo le sfide; i suoi amici non solo non brillano per empatia, ma patiscono sulla loro pelle tutte le vicissitudini delle rispettive famiglie e le nevrosi di un ambiente scolastico tanto elitario quanto datato. E così il romanzo, pur lasciando penzolare molteplici fili, non si può definire né incompiuto né irrisolto. Al più, un po’ “furbetto” nella sua capacità di seminare curiosità e nella predisposizione al seguito che, immancabilmente, sarebbe arrivato qualche anno dopo, con “Circolo chiuso”. E, recentissimamente, con “Middle England”, prima di leggere il quale – come avrete intuito – ho voluto ripassare gli ascendenti diretti. E dunque aspettatevi, nell’immediato futuro, altre recensioni al prolifico Coe!
(Recensione scritta ascoltando Ludwig van Beethoven, “Le variazioni Diabelli”)
PREGI:
Ironica e garbata, ma caratterizzata anche da una certa varietà interna di stili e forme, quella di Coe è anzitutto la scrittura di un grande narratore, di un architetto di trame che sa dosare a meraviglia ingredienti e colpi di scena, scoperte e rivelazioni
DIFETTI:
Raccontato da molteplici punti di vista, il romanzo è ampio e a tratti sembra volersi estendere persino oltre le sue stesse possibilità (vedi l’episodio in Danimarca, che però avrà un peso decisivo nel seguito, “Circolo chiuso”). Insomma, la misura del romanzo singolo sembra stare stretta alla prodigiosa capacità di Coe di architettare trame e collegamenti!
CITAZIONE:
“Lo sento che questa storia lentamente, ma senza scampo, comincia a dissolversi nella confusa menzogna della memoria. È per questo che l’ho scritta, anche se, facendolo, so bene che non ho ottenuto altro che di falsificarla in un modo diverso, più artistico. Serve a qualcosa scrivere delle storie? Me lo domando spesso. Mi domando se l’esperienza possa veramente essere distillata e ridotta a pochi momenti straordinari, forse sei o sette, che ci vengono concessi in una vita intera: e per di più ogni tentativo di scoprire un nesso tra di loro è futile.” (pag. 126)
GIUDIZIO SINTETICO: **½
LEGENDA RECENSIONI
Sia per i libri che per i film, adotto nel giudizio sintetico il “sistema Mereghetti”, che va da 0 a 4 “stelline”: a 0, ovviamente, i giudizi più negativi, a 4 quelli più positivi, con tutti i possibili gradi intermedi…

Recensioni di Libri e Film, Racconti e Saggi... a cura di Matteo Fontana