HO SERVITO IL RE D’INGHILTERRA – Bohumil Hrabal

# 58 – Bohumil Hrabal – HO SERVITO IL RE D’INGHILTERRA (Edizioni e/o, 2000, ed. orig. 1971 – pagg. 250)

Le avventure tragicomiche di un cameriere nella Cecoslovacchia post-asburgica (e pre-nazista): dagli inizi, come apprendista cameriere, nel ristorante di un albergo di provincia, fino alla grande scuola praghese del maître Skřivánek e all’avvento del Nazismo, sotto il cui tallone – sposando una ragazza tedesca – il protagonista e narratore della storia farà fortuna, e aprirà un proprio albergo. Ma nulla dura in eterno, tanto meno le umane fortune!

Bohumil Hrabal è indubbiamente una delle voci più originali e interessanti di quella che andrebbe chiamata “letteratura boema”, e che annovera tra i suoi Autori gente come Franz Kafka e Jaroslav Hašek. Lo scoprii anni fa con l’incantevole “La cittadina dove il tempo si è fermato”, e mi sono imbattuto di nuovo in lui grazie a questa “malincomica” sarabanda di avventure alberghiere. “Malincomica” (ogni tanto mi permetto anch’io il vezzo di coniare un neologismo!) perché in Hrabal comicità sfrenata e senso di perdita non solo si alternano strettamente, ma addirittura si impastano assieme, entrano nel tessuto stesso di una scrittura che fa della subordinata la sua figura-cardine: frasi lunghissime cadenzate da virgole in serie, quasi un flusso di coscienza, un flusso, però, spezzato e nervoso, dolente. Ogni capitolo è aperto dalla frase “Fate attenzione a quello che ora vi racconto” ed è chiuso con “Vi basta? Con questo per oggi termino”, nel segno del recupero di una blanda formularità che conferisce al libro un che di mitologico o, meglio, mitopoietico.

Perché c’è della mitologia (una mitologia della povera gente, certo) nella letteratura di Hrabal, con le disavventure picaresche di un servitore che non nasconde mai, neppure per un istante, che il suo obiettivo è quello di arricchirsi, che arrotonda i guadagni da apprendista cameriere vendendo wurstel ai viaggiatori, alla stazione, e rubacchiando sui resti… E che, purtuttavia, adora il suo mestiere, adora quella varietà umana che solo nei ristoranti e negli alberghi si può incontrare (indimenticabili le scene in cui il protagonista scommette con l’esperto maître Skřivánek – perdendo sempre! – su ciò che ordineranno i clienti).

Se il protagonista è questo dapprima giovane e poi via via sempre più stagionato e malinconico cameriere, coprotagonista della vicenda è l’epoca fiammeggiante nella quale tutto si svolge: gli anni a cavallo tra le due guerre e, poi, i primi anni della Cortina di Ferro, dopo che a Yalta l’Europa è stata spartita tra le grandi potenze mondiali. Un’epoca di possibilità infinite, di ricostruzione (prima) e resistenza (dopo), di grandi trasporti patriottici e di grandi opportunità economiche. Il contrario, se vogliamo, dell’epoca attuale, nella quale un benessere diffuso (e a volte apparente) sembra imprigionare ogni spinta al miglioramento, ogni proposta fuori dal coro, ogni iniziativa non banale. Possono sembrare esagerate e manieristiche le avventure di questo alter ego di Hrabal (Autore che, a sua volta, ha svolto in vita sua mille mestieri, prima di mettersi a scrivere), ma la verità è che – in quel mondo, in quella temperie – avevano una ragion d’essere, e ci raccontano di un mondo che non c’è più, con le sue primizie e i suoi orrori ideologici, con le sue opportunità e le sue contraddizioni.

Se è impossibile non commuoversi per la scena del cucchiaino d’oro scomparso, del cui furto viene accusato l’incolpevole protagonista, allo stesso tempo la scrittura di Hrabal è indubbiamente un po’ contorta e va sopra le righe nel tratteggiare diversi personaggi e diversi sviluppi della storia. Ma gli squarci lirici non mancano mai, e l’erotismo che aleggia su diversi capitoli è di una tale sorridente delicatezza da non lasciare indifferenti. Bohumil Hrabal è un po’ come Pedro Juan Gutiérrez (mi perdoneranno i puristi l’azzardato paragone): un Autore assoluto, nel bene come nel male.

(Recensione scritta ascoltando Ludovico Einaudi, “I Giorni”)

PREGI:
Scatenato, divertente, aneddotico, pervaso un umorismo che si tinge di erotismo, o viceversa, il libro è un ossimorico dramma comico, o un poema epico spogliato di ogni fanfara, e intinto – al contrario – nel bagno acido della Storia   

DIFETTI:
Non facilissimo da leggere, per via dello stile, zeppo di subordinate, che ogni tanto fa perdere l’orientamento anche a lettori esperti. Del resto, Hrabal propone una sorta di “narrazione coscienziale” che trova il suo senso proprio nella “imperfezione” dell’Io narrante

CITAZIONE:
“Spesso la notte rimpiangevo che non ci fosse più l’Impero asburgico, che di sicuro se ci fossero state delle manovre e avesse preso alloggio qui non dico l’Imperatore in persona, ma un qualche suo arciduca, io l’avrei servito e gli avrei preparato tutto il cibo e l’ambiente in modo tale che lui mi avrebbe elevato al rango di aristocratico, non molto in alto, ma sarei stato magari barone…” (pag. 187)

GIUDIZIO SINTETICO: **½

LEGENDA RECENSIONI
Sia per i libri che per i film, adotto nel giudizio sintetico il “sistema Mereghetti”, che va da 0 a 4 “stelline”: a 0, ovviamente, i giudizi più negativi, a 4 quelli più positivi, con tutti i possibili gradi intermedi…

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NON GIUDICABILE con i sistemi “classici” di voto
PESSIMO
QUASI PESSIMO
BRUTTO
BRUTTINO
 
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**1/2
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***1/2
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ACCETTABILE
DISCRETO
BUONO
MOLTO BUONO
CAPOLAVORO