LA PASSIONE SECONDO THÉRÈSE – Daniel Pennac

# 170 – Daniel Pennac – LA PASSIONE SECONDO THÉRÈSE (Feltrinelli, 1999, pagg. 172)

La tribù Malaussène è funestata da una terribile notizia: Thérèse vuole sposarsi! La più ascetica e distaccata delle sorelle del mitico capofamiglia Benjamin, di professione capro espiatorio presso le Edizioni del Taglione di proprietà della Regina Zabo, si è innamorata di un uomo che – tra l’altro – non sembra per nulla adatto a lei: il consigliere referendario di primo livello conte Marie-Colbert de Roberval, un impettito residuo d’Ancien Régime col quale la storia sentimentale non può che finire male. E allora perché Thérèse, che di professione fa la veggente, non se ne accorge? Perché Benjamin è il solo ad opporsi a questa follia? Fino a quando la vicenda non si tingerà – inevitabilmente – di giallo…

Sesto e, per ora, penultimo capitolo della lunga “saga Malaussène” firmata da Daniel Pennac, “La passione secondo Thérèse” è una scatenata commedia degli equivoci, più che un giallo, un po’ come tutti i libri di questa fortunatissima saga, che del giallo hanno giusto il sapore, un po’ come se l’Autore, da provetto chef, aggiungesse a ogni ricetta un pizzico di spezie, appena un sentore di giallo sufficiente a tenere avvinto il lettore senza divorare la trama e i personaggi, che peraltro, al sesto libro, sono ormai ben noti.

La lettura di un paio di episodi della saga ancora mi manca, e cercherò di provvedere al più presto, ma ho voluto dedicarmi a questo penultimo capitolo per la sua apparente stranezza, per la caratteristica portante di essere un po’ fuori dalla saga stessa, uno dei capitoli più separabili – e godibili anche a sé – della serie. Il personaggio di Thérèse è tra i più strani e originali partoriti da Pennac (al secolo Daniel Pennacchioni): veggente che esercita in una roulotte nel quartiere di Belleville, patria dei Malaussène, distaccata e poco propensa ad abbandonarsi alla passione e al trasporto amoroso, Thérèse si ritrova invece stavolta al centro di un intrigo che ha proprio nell’innamoramento per Marie-Colbert de Roberval il suo punto centrale, come se Pennac volesse riflettere una volta di più sull’inarginabilità di questo sentimento (si pensi a mamma Malausséne, assente dai libri proprio perché perennemente da qualche altra parte con uno dei suoi tantissimi amanti). Neanche Thérèse è immune dall’amore, dunque, neanche la ragazza più strana e disillusa, colei che legge nelle carte, nella mano o nei fondi di caffè il futuro degli altri (e che per questo trae sempre conclusioni pessimistiche sulla vita), neanche lei può resistere a questo impressionante, travolgente sentimento, quando si presenta – seppur truffaldinamente – nei panni di un aitante e ricco funzionario.

Pennac è abilissimo come al solito a muovere non tanto il congegno narrativo in quanto tale (il giallo non si può definire brillantissimo) quanto piuttosto il suo bizzarro caravanserraglio di personaggi, quella Belleville fatta non solo dagli strani Malaussène ma anche dai loro amici arabi e cinesi, dall’omosessuale dichiarato Théo, zio putativo della famiglia Malaussène e molto coinvolto, suo malgrado, nella vicenda, per finire con l’immancabile coppia di poliziotti, coadiuvati stavolta dal pubblico ministero Jual. Quello che funziona, in Pennac, più che la trama è la “girandola” di personaggi, che si passano la palla alla perfezione, come in una commedia, appunto, pervasa di momenti divertenti e di un elegante nonsense. Stavolta peraltro, più ancora che altrove, Pennac dà l’impressione di non prendersi troppo sul serio, e si accontenta di orchestrare un surreale giallo che si dipana, a ritmo sincopato, tra pratiche divinatorie e loschi traffici d’armi, presunti suicidi e veri omicidi, piatti di couscous e agnizioni familiari, tutto col sorriso e, per una volta, con il curioso mestiere esercitato da Benjamin Malaussène – il capro espiatorio – lasciato un po’ in secondo piano, volutamente a latere. Il risultato è un divertissement, nulla di più, tanto innocuo quanto godibile, che strappa sorrisi (e questo è indubbiamente un merito) ma che, purtuttavia, vive sempre di momenti (riusciti) più che di narrazione organica. Insomma, un po’ come quando, a calcio, si vince la partita coi colpi dei singoli e non col gioco della squadra! Ma in definitiva, finché ci si diverte, che importa?

(Recensione scritta ascoltando Shivaree, “Goodnight Moon”)

PREGI:
lo stile di Pennac non conosce cali, è arguto dalla prima all’ultima pagina, e i suoi personaggi, anche quando hanno poco spazio per imporsi, funzionano sempre e alla fine del libro il lettore non può non considerarli anche un po’ amici suoi

DIFETTI:
i soliti di Pennac: libro tutto sommato epidermico, che diverte ma dà anche l’impressione di non saper bene dove voglia andare a parare, e che si limita, alla fine, a prendere un altro personaggio della nutrita tribù Malaussène (stavolta Thérèse) e a metterlo nei guai, in attesa della solita macchinosa soluzione. Al netto dei meriti satirici e ironici, la saga Malaussène, più che approfondire i personaggi, li fa girare come su una giostra, e il lettore è libero di divertirsi purché non abbandoni mai quel circolo vizioso… Per chi ci sta, il divertimento è assicurato.

CITAZIONE:
“C’era un’atroce verità in quel sospiro di umorismo. Non solo la storia della nostra tribù era retta dal meccanismo ripetitivo della fatalità, ma anche la Storia tout court, la grande, non fa che ripetersi, nonostante quello che si pensa, si dice, si suppone, si analizza, si conclude, si prevede, si decide, si vota, si fa o si commemora, la Storia si ripete peggiorando, come testimonia l’angelica e lurida faccia di Martin Lejoli, affissa al muro di fronte, nello sbieco della pioggia, l’arancione del lampione e la certezza della sua vittoria finale. ” (pagg. 60-61)

GIUDIZIO SINTETICO: **½

LEGENDA RECENSIONI
Sia per i libri che per i film, adotto nel giudizio sintetico il sistema Mereghetti, che va da 0 a 4 stelline: a 0, ovviamente, i giudizi più negativi, a 4 quelli più positivi, con tutti i possibili gradi intermedi…

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NON GIUDICABILE con i sistemi ìclassiciî di voto
PESSIMO
QUASI PESSIMO
BRUTTO
BRUTTINO
 
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**1/2
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***1/2
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ACCETTABILE
DISCRETO
BUONO
MOLTO BUONO
CAPOLAVORO