# 175 – James G. Ballard – COCAINE NIGHTS (Feltrinelli, 2008, ediz. orig. 1996, pagg. 292)
Il giornalista e scrittore Charles Prentice arriva a Estrella de Mar, in Costa del Sol, non lontano da Marbella, dove suo fratello Frank è finito in prigione, accusato di omicidio plurimo: avrebbe provocato un incendio nella villa di alcuni ricchi villeggianti, uccidendo l’intera famiglia! Com’è possibile che un fatto tanto atroce sia accaduto in una amena località di mare frequentata perlopiù da ricchi inglesi in pensione? E perché Frank non vuole neppure incontrare suo fratello giunto ad aiutarlo, e si ostina a dichiararsi colpevole del crimine? Nel tentativo di vederci chiaro, Charles conosce l’ex-militare (ora maestro di tennis) Bobby Crawford, che lo guida nei meandri di un microcosmo più complesso di quanto sembri all’apparenza, e la dottoressa Paula Hamilton, che sembra sapere di Frank e dell’incendio molto più di quanto ammetta. E piano piano, la placida e confortevole Estrella de Mar si rivelerà un luogo attraversato da terribili segreti e “animato” dalla criminale regia di qualcuno…
Alcuni considerano “Cocaine Nights” il primo romanzo di una tetralogia che continua con “Super-Cannes” e “Millennium People” e che si conclude con “Regno a venire”. In effetti, il tema che accomuna questi quattro libri (ovviamente li ho letti tutti e prossimamente recensirò anche gli altri) è il medesimo, ed è tra i più importanti e provocatori mai toccati da Ballard: il “bisogno” di crimine e di pericolo per la sussistenza di una comunità.
A questa tematica, il grande scrittore inglese ha dedicato sostanzialmente tutta l’ultima parte della sua carriera, esplorando luoghi (o non-luoghi, secondo un’abusata definizione) come i grandi residence, i villaggi turistici, i centri commerciali, i quartieri residenziali, accomunati da un’apparente serenità e in realtà – secondo Ballard – attraversati da inenarrabili tensioni, o meglio, addirittura basati su tensioni sotterranee e su una violenza rimossa ma non eliminata, sopita ma non inesistente, in breve: nascosta sotto una superficie smaltata fatta di divertimenti alla moda e appartamenti avveniristici, comfort e civiltà. Estrella de Mar, la splendida località marittima spagnola in cui è ambientato “Cocaine Nights”, ha tutta l’aria di un buen retiro per ricchi pensionati stranieri, un luogo tanto lontano dalla violenza e dalla criminalità delle grandi città quanto portato alla tranquillità di una vita senza ombre e senza preoccupazioni, il classico paese in cui si può uscire la sera senza chiudere la porta di casa.
E allora perché il terribile incendio (doloso) nella villa degli Hollinger, che causa cinque vittime? Perché le insistenti voci di aggressioni e stupri che, sussurrate a mezza voce e quasi gradite ai residenti, per il brivido che fanno correre lungo la schiena? Perché il detective improvvisato Charles Prentice, nel tentativo di discolpare suo fratello, sembra imbattersi in un microcosmo omertoso e felice dei suoi stessi, innominabili segreti, come se da essi dipendesse la serenità stessa della vita e della quotidianità? Cosa nasconde la comunità di Estrella de Mar? Tranquilli: trattandosi di Ballard, il libro non scade mai in banalità trite e ritrite da horror di quarta categoria come sette sataniche o baggianate varie venate da un soprannaturale d’accatto. Al contrario, il tono della narrazione resta talmente ancorato alla realtà da risultare terrificante, da sprofondare il lettore in un’inquietudine crescente e inesplicabile, fino all’efficacissimo finale, che tira le somme non tanto del racconto in sé (la vicenda, in fondo, è pretestuale) quanto piuttosto delle sue premesse concettuali. Ballard, come sempre, va oltre il racconto di una storia, interessandogli piuttosto tratteggiare uno stato di cose e una situazione apparentemente normali e invece slittati, impercettibilmente e proprio per questo spaventosamente, sul piano inclinato dell’anormalità e della psicosi.
Inquietante e sottilissimo, “Cocaine Nights” riprende alcuni temi già emersi nel “Condominio” (la vita comunitaria solo apparentemente pacifica, il non-detto su cui si basa la civiltà occidentale capitalistica, l’improvvisa esplosione della violenza rimossa) ma si spinge, se possibile, anche oltre, teorizzando un vero e proprio “sistema di sopravvivenza sociale” che coincide, all’apparenza, col suo contrario, con un sistema criminale e perverso. Estrella de Mar, allora, è solo il primo dei vari microcosmi ballardiani in cui, sorprendentemente, ciò che appariva bianco è in realtà nero, e viceversa, in cui – in poche parole – il sovvertimento delle più elementari norme della civiltà è forse, provocatoriamente, un bene, l’ultimo barlume di umanità in un mondo sempre più tecnologico e artificiale, un enorme luna park per adulti nel quale tutto è un gioco e nulla conta davvero, e nel quale allora la violenza assurge a dimensioni catartiche e, paradossalmente, salvifiche.
(Recensione scritta ascoltando il Nightcore “Cocaine”)
PREGI:
anche se a uno sguardo distratto può sembrare un romanzo minore del grande Autore inglese, “Cocaine Nights” è invece, tra i suoi lavori degli anni ’90, uno dei più perfetti ed equilibrati, sicuramente il migliore della tetralogia di cui sopra, per lucidità e stile di scrittura. Molto riuscita anche l’ambientazione, l’immaginaria cittadina spagnola di Estrella de Mar
DIFETTI:
costruito fondamentalmente come un giallo classico, il libro non ha lo stile folgorante, abissale e innovativo dei capolavori ballardiani degli anni ’70, preferendo (consapevolmente) una “piattezza” più adatta a descrivere il microcosmo apparentemente imperturbabile di Estrella de Mar
CITAZIONE:
“Lungi dall’avermi spaventato, l’aggressione aveva sbloccato il meccanismo del mio coinvolgimento con la morte degli Hollinger, e mi aveva rafforzato nella decisione di rimanere a Estrella de Mar. Mi vestii e tornai sul balcone, ascoltando i tuffi nella piscina e il rumore delle palline sparate dal lanciapalle per allenare i giocatori. Il fragile aroma del bagno schiuma aderiva ancora alla mia pelle, il profumo dello strangolamento che mi abbracciava come un ricordo dimenticato.” (pag. 89)
GIUDIZIO SINTETICO: ***½
LEGENDA RECENSIONI
Sia per i libri che per i film, adotto nel giudizio sintetico il sistema Mereghetti, che va da 0 a 4 stelline: a 0, ovviamente, i giudizi più negativi, a 4 quelli più positivi, con tutti i possibili gradi intermedi…

Recensioni di Libri e Film, Racconti e Saggi... a cura di Matteo Fontana