LECTIO BREVIS / 82

Appunti e spunti minimi su libri letti, riletti, sfogliati

A cura di Roberto Mandile

PUNTATA 82
LA LUNA… E OLTRE


UN CLASSICO: “Storia vera” di Luciano di Samosata
UN GIALLO: “L’indizio della luna crescente” di Valentine Williams
DALLO SCAFFALE: “Medusa” di Arthur C. Clarke
LECTIO BREVISSIMA: “Cancroregina” di Tommaso Landolfi

UN CLASSICO
“D’un classico ogni prima lettura è in realtà una rilettura” (Italo Calvino)

Luciano di Samosata – STORIA VERA (ediz. orig. II secolo d.C.)

Di cosa parla: Il protagonista insieme a cinquantasei compagni si imbarca verso l’Oceano occidentale, spinto dalla curiosità di conoscere cose nuove. Sorpresi da una tempesta, i viaggiatori approdano su un’isola dove scoprono una colonna di bronzo su cui è inciso “Fin qui giunsero Ercole e Dioniso” e enormi impronte di piedi. Lasciata l’isola, sulla quale scorre un fiume di vino e abitano strani esseri, metà viti e metà donne, la nave viene trasportata in aria da un turbine e approda addirittura sulla Luna, su cui regna Endimione e il cui popolo, i Seleniti, è impegnato in una guerra contro gli Elioti, gli abitanti del Sole, governati dal re Fetonte. Oggetto del contendere: la colonizzazione della Stella del Mattino…

Commento: Impossibile riassumere i due libri che compongono quest’opera, frutto della fantasia di uno dei più prolifici ed eclettici scrittori della letteratura greca di età imperiale (nato in una città dell’attuale Turchia, vicino alla Siria). Il titolo originale è Storie vere, al plurale, perché, durante il loro viaggio, i protagonisti vivranno numerose avventure, visto che finiranno imprigionati nel ventre di una balena, per poi attraversare un mare di latte e raggiungere nell’ordine le Isole dei Beati, l’isola dei Sogni e l’isola di Ogigia (quella della ninfa Calipso). Lo scopo dell’opera è chiaramente parodico (Luciano lo spiega nel prologo) e non c’è bisogno di elencare le numerose, più o meno esplicite, riprese che si contano nella letteratura europea, da Rabelais ad Ariosto, da Swift a Collodi, fino a Verne e a tutta la fantascienza di viaggi ed esplorazioni nello spazio: lo sbarco sulla Luna degli eroi di Luciano e le guerre stellari tra Seleniti ed Elioti possono ben rivendicare il primato in un genere moderno che deve la sua popolarità anche al cinema e in tv.

GIUDIZIO: ****

UN GIALLO
“Il romanzo poliziesco è un gioco intellettuale; anzi uno sport addirittura” (S.S. Van Dine)

Valentine Williams – L’INDIZIO DELLA LUNA CRESCENTE (ediz. orig. 1935)

Di cosa parla: La tenuta dei Lumsden sui monti Adirondack, nello stato di New York, è un’oasi di pace e le giornate per i numerosi ospiti dei padroni di casa passano piacevolmente, tra nuotate al lago, partite a bridge, passeggiate a cavallo. Una sera, però, in un capanno di caccia viene trovato cadavere uno degli ospiti. All’inizio si pensa a un suicidio, ma l’investigatore Trevor Dene, in vacanza nella zona, non ne è convinto e, quando lo sceriffo lo chiamerà in aiuto, scoprirà che la Luna può essere un alleato fondamentale nella soluzione del mistero…

Commento: La forzata inattività può portare sulla strada della scrittura. Non serve scomodare l’otium dei Romani, privilegio di pochi; nel secolo scorso sono stati soprattutto i postumi della guerra a convertire alla letteratura. È il caso dell’autore del nostro libro, giornalista inglese, figlio e nipote di giornalisti, indotto a passare alla stesura di romanzi di intrattenimento (storie di spionaggio e polizieschi) a seguito delle ferite riportate nella battaglia della Somme, durante la Prima guerra mondiale, e del lungo periodo trascorso in ospedale. Dei suoi numerosi romanzi, questo, ambientato negli Stati Uniti, dove Williams risiedette, è abbastanza accattivante nelle premesse, meno nello svolgimento, un po’ troppo convenzionale.

GIUDIZIO: **

DALLO SCAFFALE
“La Biblioteca è così enorme che ogni riduzione d’origine umana risulta infinitesima” (Jorge Luis Borges)

Arthur C. Clarke – MEDUSA (ediz. orig. 1958-1972)

Di cosa parla: Le avventure di un gruppo di astronauti russi, americani e inglesi impegnati in una missione sulla Luna: chi approderà per primo sulla superficie del satellite e chi tornerà per ultimo sulla Terra? E poi, le storie di altri astronauti alloggiati in una stazione spaziale, in orbita intorno al nostro pianeta, tra paure e dubbi (ma è possibile per gli uomini in missione tenere con sé animali?), regolamenti da rispettare e da violare (cosa è lecito fare per amore?). E infine la spedizione più rischiosa e perturbante, su Giove, il pianeta più grande, dove l’incontro con una misteriosa entità aliena cambierà il destino dei pionieri spaziali…

Commento: Raccolta composta, a sua volta, da tre raccolte di racconti (“Tre per la luna”; “L’altra parte del cielo”; “Incontro con Medusa”), legate tra loro dal tema delle missioni spaziali: è la conferma non solo della vena creativa di Clarke, ma delle infinite possibilità della fantascienza, il cui terreno di esplorazione è quanto mai ampio. Se, da un lato, l’autore si applica con ironica originalità a questioni in ogni senso terrestri, come la competizione tra astronauti di diverse nazionalità, dall’altro, indaga, specie nei racconti gioviani dell’ultima silloge, temi metafisici di inquietante ambiguità, che rivelano, da ultimo, attraverso il viaggio spaziale, il senso del limite connaturato alla natura del viaggiatore (e il pensiero non può non correre a Bowman, il protagonista dell’opera più celebre di Clarke, 2001: Odissea nello spazio).  

GIUDIZIO: ***

LECTIO BREVISSIMA

Tommaso Landolfi – CANCROREGINA (1950)

“Mangiato sesquipedale e draglia scopo combattere anguria”. Quando il protagonista scrive, nel suo diario, queste parole, al lettore è ormai chiaro cosa ha comportato per lui la decisione di seguire uno scienziato pazzo, fuggito da un manicomio, nel suo strampalato progetto di partire per la Luna a bordo della navicella spaziale che ha costruito, creatura mostruosa dal mostruoso nome di Cancroregina. Il viaggio è finito male, naturalmente, e il “folle volo” ha finito per avvitarsi su sé stesso, con il risultato che l’astronave è diventata una prigione e, come il computer HAL 9000, ha finito per fagocitare i suoi passeggeri, conducendoli alla morte o alla pazzia. E la fantasia di Landolfi, se nella prima parte del racconto, dedicata all’incontro tra i due personaggi e al viaggio, resta nei binari più tradizionali della fantascienza (per quanto sempre di una fantascienza sui generis, sgangherata e pervasa da più di una vena di assurdità), perde ogni freno nella seconda metà della storia, il diario del protagonista, che ricorda Le memorie di un pazzo di Gogol’ (di cui Landolfi fu valente traduttore) ed è un fuoco di fila di invenzioni linguistiche strepitose, culminanti nei Versi in tempo d’insonnia delle ultime pagine: “Il porrovio! Che bestia è il porrovio? Mi duole dire che io stesso non lo so, e la medesima cosa mi capita con la beca […] Il porrovio si aggira grigio nelle tenebre, il porrovio viene, va, il porrovio è una massa che io non posso inghiottire. Il porrovio non è una bestia: è una parola”.