# 214 – Philip Roth – LA CONTROVITA (Einaudi, 2010, ediz. orig. 1986, pagg. 393)
In “Basilea”, primo capitolo di questo straordinario e destrutturato romanzo, Henry, trentanovenne fratello minore dello scrittore Nathan Zuckerman, divenuto impotente per via di una terapia farmacologica a sostegno di un cuore malandato, deve decidere se farsi operare – rischiando di rimetterci la pelle – o rinunciare definitivamente a moglie e… amichette! Ma ecco che nel secondo capitolo, “Giudea”, troviamo lo stesso Henry nella West Bank israeliana, nel 1978: cosa gli è successo per sviluppare un simile fanatismo, per diventare – da quel pacioso dentista americano che era – un “guerrigliero ebreo” agli ordini del sagace Mordecai Lippmann? Nathan proverà a farlo ragionare e a indurlo a tornare dalla moglie Carol e dai tre figli, ma con scarso successo e, rientrando in Inghilterra, dove ha sposato la schiksa Maria, si troverà, sul volo El Al decollato da Tel Aviv, alle prese con un dirottatore… israeliano! Ma se invece di Henry fosse proprio Nathan ad essersi ammalato al cuore e a necessitare di un rischioso intervento, per recuperare le funzionalità sessuali e poter impalmare Maria, infedele ex-moglie di un diplomatico inglese di stanza a New York? E se all’inizio del libro si era celebrato il funerale di Henry, alla fine, in “Glouchestershire”, è invece la volta di quello – altrettanto plausibile, perché no? – di Nathan Zuckerman, pianto dai suoi milioni di lettori. O forse non è vero niente e ci troviamo dentro un caleidoscopico romanzo dello stesso Nathan Zuckerman, che si diverte a combinare e ricombinare le vite dei suoi parenti e dei suoi amici, nonchè delle sue amanti e delle loro famiglie…
Non ci sono più aggettivi per descrivere uno scrittore come Philip Roth. Anche quando di suo si è letto tanto come ho fatto io, ci si può sempre imbattere nel capolavoro nascosto, ed è proprio il caso di questa “Controvita”, romanzo bellissimo e atipico (a tratti può somigliare a una raccolta di racconti o di variazioni su un tema), libro di un’intelligenza narrativa addirittura diabolica per come sa strutturare, de-strutturare e infine ri-strutturare la sua stessa materia. Sfruttando pochi, efficaci personaggi e facendoli interagire in storie che si smentiscono l’un l’altra e si ricombinano come le diverse stesure di un’unica opera da parte di uno scrittore (e varrà la pena di ricordare che Nathan Zuckerman, alter ego di Roth, fa proprio lo scrittore), l’Autore costruisce un meccanismo narrativo che alterna la farsa alla tragedia, la riflessione storico-filosofica al delirio religioso, la narrazione pura (e squisita) di avvenimenti e sentimenti all’apertura meta-letteraria (a tratti geniale) che costringe a ripensare la natura stessa del romanzo, e mette il lettore dinanzi al vero tema di questo complesso e affascinante libro: l’estrema “variabilità” del reale, la consapevolezza che la realtà che esperiamo come una e unica avrebbe benissimo potuto essere un’altra, persino molto diversa, e sarebbe bastato così poco…! Ad esempio, che l’afflizione cardiaca si manifestasse a un fratello anziché all’altro, o che durante il viaggio rituale in Israele Henry non incontrasse Mordecai Lippmann, o ancora, che Nathan non si innamorasse della vicina di casa inglese, infelicemente sposata.
Ogni capitolo di questo geniale “romanzo scomposto” è a sua volta un romanzo, con una perfetta coerenza interna e con una gradazione di tono che va dall’ironia macabra e dalla comicità sporca e graffiante di “Basilea” allo spaccato sociale (e umano) di “Giudea”, dalla grottesca inversione di senso di “In volo”, in cui l’aspirante dirottatore è un fanatico ebreo e non arabo, alla garbata mestizia di “Glouchestershire”, fino alla violenta contrapposizione verbale di “Cristianità”, attraversando tutte le tonalità di quel conflitto (religioso ma anche squisitamente umano) che Roth ha messo al centro di tanti dei suoi libri, il conflitto tra la propria storia e la propria persona, e l’immenso discrimine che separa questi due estremi, tanto grande una quanto piccola l’altra, tanto carica di (possibili) significati la prima quanto (spesso) insignificante la seconda. In questo senso, il capitolo forse più vibrante è il bellissimo “Giudea”, che sembra anticipare un altro libro geniale, “Operazione Schylock” (1993), mettendo a confronto l’estremismo ebraico e quello arabo, e facendoli collidere sul piano della dialettica pura, con straordinarie punte di comicità e un profondo lascito per il lettore: si afferrano più facilmente le ragioni di una guerra che dura da decenni leggendo questo capitolo che non un’intera biblioteca di tediosi saggi geo-politici scritti da sedicenti esperti!
E se è vero che negli ultimi due capitoli, “Glouchestershire” e, soprattutto, “Cristianità”, la scrittura si fa più densa e arzigogolata, è però altrettanto vero che Roth è capace di stupire il lettore quasi ad ogni pagina, e che si legge tutto il libro sospinti dalla curiosità di scoprire cosa si sarà inventato questo geniaccio della letteratura contemporanea per cambiare ancora una volta le carte in tavola, e per offrirci non una, ma due, tre, quattro, dieci “realtà” diverse, e non una sola vita – che, diciamolo, non basta a nessuno – bensì anche una “controvita”, appunto, ovvero la nostra vita osservata dall’esterno, da un altro punto di vista, raccontata ma anche ironicamente messa alla berlina, travolta da quell’umorismo squisitamente ebraico che, in Roth, non ha mai mancato di far incazzare per primi proprio gli ebrei. E Nathan Zuckerman, ancora una volta, è il catartico personaggio per il cui tramite è lo stesso Roth a mettersi sulla graticola e ad accendere il fuoco per rosolarsi lentamente, con appena un filo di autocompiacimento (ma vogliamo non concederlo, a uno che sa scrivere così bene?) controbilanciato da una precisione chirurgica nel descrivere intenzioni e motivazioni, pregi e difetti, in una parola, le umane, troppo umane contraddizioni di cui non solo i suoi personaggi, ma tutti siamo fatti.

(Recensione scritta ascoltando Giora Feidman, “The magic of the Klezmer”)
PREGI:
non solo “Operazione Schylock” ma, a ben vedere, anche “Pastorale americana” e “Il teatro di Sabbath” sono anticipati da “La controvita”, ulteriore segnale dell’importanza, oltre che della bellezza, di questo strano romanzo che fa a pezzi e ricostruisce continuamente la sua stessa materia, in un gioco intellettuale tanto raffinato quanto godibile, a patto che si ami davvero la lettura e si nutra un certo interesse per i temi “classici” di Roth, in particolare il conflitto tra ebraismo della diaspora ed ebraismo militante
DIFETTI:
innegabilmente gli ultimi due capitoli – “Glouchestershire” e “Cristianità” – sono un po’ meno efficaci, soprattutto a livello di ritmo, rispetto ai primi tre, indiavolati e bellissimi. D’altronde, l’ambientazione inglese contribuisce a una certa britannica rilassatezza da “ora del tè”, ma la profondità del libro non ne esce minimamente intaccata
CITAZIONE:
“Ritti davanti al Muro, ognuno isolato dagli altri […] c’erano diciassette fra i dodici milioni di ebrei di questo mondo che comunicavano col Re dell’Universo. A me pareva che comunicassero soltanto con le pietre nei cui anfratti si appollaiavano i piccioni cinque o sei metri sopra le loro teste.” (pag. 103)
GIUDIZIO SINTETICO: ****
LEGENDA RECENSIONI
Sia per i libri che per i film, adotto nel giudizio sintetico il sistema Mereghetti, che va da 0 a 4 stelline: a 0, ovviamente, i giudizi più negativi, a 4 quelli più positivi, con tutti i possibili gradi intermedi…

Recensioni di Libri e Film, Racconti e Saggi... a cura di Matteo Fontana