# 343 – Carlos Fuentes – AURA (Il Saggiatore, 2011, ediz. orig. 1962, pagg. 82)
Il giovane storico messicano Felipe Montero non crede ai suoi occhi quando, su un quotidiano, legge un annuncio che promette vitto, alloggio e tremila pesos mensili proprio a uno storico che conosca il francese (egli ha studiato a Parigi) e che sia disposto a lavorare per un’anziana signora, presso la sua casa. Recatosi, senza molte speranze, all’indirizzo indicato sull’annuncio, Felipe scopre non solo che è tutto vero, e il posto di lavoro è suo, ma anche che presso l’abitazione, assieme alla ultracentenaria Consuelo, vive una sua giovane nipote, Aura, ragazza bellissima dagli occhi verdi e dalla carnagione brunita. Installatosi presso le due donne, Felipe si mette al lavoro per scrivere, sulla base dei documenti che lei stessa gli fa leggere, le memorie del generale Llorente, il marito di Consuelo, morto in esilio sessant’anni prima, dopo aver partecipato, nel 1867, alla tragica avventura messicana di Massimiliano d’Asburgo. Redatto in francese, il diario del generale sembra contenere strani riferimenti alla sua allora giovane moglie: ma è Consuelo o Aura la donna descritta nel diario? Come può essere Aura, troppo giovane anche solo per aver conosciuto il generale? E perché Aura e Consuelo sembrano legate da un rapporto simbiotico? I misteri si sveleranno, tutti assieme, nel finale.
Romanzo breve piuttosto conosciuto di un Autore messicano (1928-2012) ben noto in Patria, e tradotto in molte lingue, questo “Aura” è un libriccino attraente che, quando ammicca dallo scaffale di una libreria, non può non essere preso: che ci vuole a leggere ottantadue paginette suddivise in cinque capitoli, che raccontano una storia apparentemente semplicissima, eppure venata di tensioni e inquietudini che Fuentes è bravo a suggerire e instillare, senza mai esagerare e senza gettare il racconto nel grottesco o nell’assurdo? Nulla di nuovo nella vicenda del giovane di belle speranze attratto in una spirale di mistero e di dubbio: è l’avvio di una quantità di opere, tra narrativa e cinema, accomunate dal progressivo precipitare di una situazione inizialmente fin troppo favorevole al protagonista, cui vengono offerti ospitalità, denaro e financo – nel caso di “Aura” – una bella ragazza tutta da sedurre, in un vortice di dubbi e domande senza risposta, di enigmi e sospetti. Chi è in realtà la bella Aura? E perché l’anziana Consuelo – che dovrebbe avere addirittura centonove anni, secondo il diario del generale Llorente – insiste che un giovane storico si occupi di leggere le carte del marito per ricavarne una biografia da dare alle stampe? Perché un’offerta economica tanto allettante per un lavoro che appare fin da subito futile e pretestuoso?
Nel breve volgere di ottantadue pagine, Fuentes è bravo a tratteggiare il terzetto di personaggi che gli occorre per tenere in piedi una vicenda molto esile, caratterizzata essenzialmente da unità di tempo, luogo e azione, nonché a colorare progressivamente il lavoro di ricerca svolto da Felipe e lo stile stesso della novella con i toni del mistero gotico, dell’horror psicologico (non scorre neanche una goccia di sangue né fanno la loro comparsa mostri o creature fantastiche nel racconto).

Con una brillante economia di mezzi, dunque, l’Autore messicano costruisce un piccolo romanzo che fa del suo stesso breve respiro un punto di pregio, comprimendo nel minore spazio possibile una vicenda che, proprio in quanto non nuovissima, avrebbe probabilmente stancato in una forma narrativa più distesa, oppure avrebbe dovuto reggersi su colpi di scena artificiosi e disonesti. Nulla di tutto ciò: Fuentes sceglie la via della semplicità, e la scelta è azzeccata, perché se è vero che il libro si legge in un’oretta e non verrà mai annoverato, ovviamente, tra i capolavori che cambiano la vita del lettore, è altresì vero che se ne ricava un certo divertimento e si legge con curiosità.
Quando poi si scopre che anche il finale è, tutto sommato, all’altezza della situazione, e non delude con qualche trovata improbabile che tenti di salvare l’aspetto razionale del racconto né, di contro, con qualcosa di troppo arduo da credere anche da parte del lettore meglio disposto, beh, si può tirare il proverbiale sospiro di sollievo e ammettere che era giusto prenderlo quel libriccino che ammiccava dallo scaffale, che era giusto dedicargliela quell’oretta di tempo, che è stato piacevole scoprire un Autore nuovo (per quanto un po’ datato) e che l’oggetto della narrazione, seppur non innovativo e sorprendente, è stato ben maneggiato da uno scrittore consapevole tanto dei propri mezzi quanto delle regole del genere. C’è di che accontentarsi!

(Recensione scritta ascoltando Ogryzek, “Aura”)
PREGI:
romanzo breve, anzi brevissimo con pochi grilli per la testa e costruito per arrivare al dunque senza tanti complimenti: missione compiuta
DIFETTI:
lo stile, qui e là, sembra chiedere un po’ troppo a sé stesso, in particolare con l’uso insistito del tempo futuro per descrivere le azioni che Felipe compie. L’idea era, forse, quella di sospendere la narrazione in una sorta di limbo: sta accadendo davvero o è tutta una sorta di prefigurazione, di sogno ad occhi aperti? In questo caso, il trucchetto riesce solo in parte
CITAZIONE:
«Il cielo non è né alto né basso. Sta sopra e sotto di noi allo stesso tempo.» (pag. 61)
GIUDIZIO SINTETICO: **½
LEGENDA RECENSIONI
Sia per i libri che per i film, adotto nel giudizio sintetico il sistema Mereghetti, che va da 0 a 4 stelline: a 0, ovviamente, i giudizi più negativi, a 4 quelli più positivi, con tutti i possibili gradi intermedi…

Recensioni di Libri e Film, Racconti e Saggi... a cura di Matteo Fontana