# 345 – Adam Braver – DALLAS, 22 NOVEMBRE 1963 (Einaudi, 2008, pagg. 177)
Attraverso i ricordi e le impressioni di chi è stato toccato, il 22 novembre 1963, dal soffio della Storia – vuoi perché impugnava una cinepresa, come Abraham Zapruder, autore del celeberrimo film dell’assassino, vuoi perché seguiva l’auto presidenziale sulla sua motocicletta, come l’agente Bobby Hargis, vuoi perché si è trovato in una stanza con Jacqueline Kennedy mentre oltre una porta chiusa i medici dichiaravano il decesso di suo marito, come è capitato al guidatore di ambulanze Al Rike – Adam Braver ricostruisce da un punto di vista diverso gli eventi di quella drammatica giornata che cambiò il corso della Storia. Al centro della trattazione c’è lei, Jackie Kennedy, first lady elegantissima e un po’ riluttante che si ritrovò, all’improvviso, vedova del più chiacchierato e affascinante dei Presidenti. Lei, cui lo staff presidenziale chiese di presenziare, neanche due ore dopo l’assassinio del marito, al giuramento del nuovo Presidente Lyndon Johnson; lei, che dovette decidere che tipo di funerale organizzare per suo marito, e scelse di emulare quello di Lincoln, accorgendosi così che, dopotutto, un secolo di Storia è nulla, e i Tempi a volte si toccano, questione di tre o quattro generazioni, non di più… Lei che, alla fine, uscì di scena in punta di piedi, dopo essere stata la testimone più vicina e impressionante di uno degli attentati più feroci e oscuri della Storia.
Come forse avrete notato, ho scritto più volte, nel breve riassunto di questo libro di Adam Braver, la parola “storia”, e l’ho corredata con una vistosa S maiuscola. Perché è proprio lei, la Storia, la convitata di pietra di questo interessante “romanzo” (virgolette d’obbligo, vista la materia) che si muove tra testimonianze e dialoghi ipotetici (ma verosimili), tra aneddoti e supposizioni, tra approfondimenti psicologici e dettagli rivelatori.
L’Autore si sforza di afferrarne il passaggio, della Storia, di vederlo e di farlo vedere al lettore al di là dell’evento in sé, che storico lo fu di sicuro. Non interessa a Braver l’identità dell’assassino, se fu Lee Harvey Oswald a sparare o qualcun altro. Il libro si concentra invece su Jacqueline, sul suo terribile 22 novembre 1963, perché se per Kennedy quel giorno fu, inaspettatamente, l’ultimo, per lei fu la svolta drammatica e atroce dell’intera vita, e si trovò nel volgere di poche ore a prendere decisioni e a provvedere a necessità cui non aveva mai neanche lontanamente pensato. E, ancora, il libro dà spazio a figure solo apparentemente di secondo piano, come Abraham Zapruder, immigrato ucraino che fece una discreta fortuna in America e che, quel giorno, decise di documentare il corteo presidenziale con la sua cinepresa amatoriale.
Zapruder non poteva saperlo, ma i suoi sarebbero diventati alcuni dei fotogrammi più famosi della Storia. Ecco, ancora questa parola! Ma cos’è, vivaddio, questa Storia con la S maiuscola? Come accorgersi del suo “passaggio”, nel momento esatto in cui esso avviene? Come prevederlo? Braver riesce forse a spiegarcelo? Riuscirono a spiegarselo i testimoni “privilegiatI” di quel giorno, come l’agente di polizia Bobby Hargis, che si ritrovò il casco imbrattato di sangue – sangue del Presidente? Riuscì a spiegarselo Al Rike, che fino al mattino del 22 novembre 1963 era un semplice ambulanziere di Dallas e che si ritrovò a offrire una sigaretta a Jackie Kennedy mentre aspettava che i medici le dicessero se suo marito era vivo o morto? Come avrebbe mai potuto Al Rike immaginare, quel mattino quando si alzò dal letto, che si sarebbe trovato così vicino alla Storia – qualunque cosa essa sia?
Su questi interrogativi, Adam Braver riesce a costruire una narrazione interessante e snella, che si legge con ardore, attirati dagli aneddoti, è vero, che di solito non saziano realmente la curiosità, limitandosi piuttosto a stimolarla, un po’ come le tartine, in un pranzo, vanno bene come entrée, non certo come piatto forte; ma l’Autore riesce a usare l’aneddotica (vastissima) sul delitto Kennedy e sui protagonisti – da Jacqueline a Lyndon Johnson allo stesso JFK – solo come “invito”, come antipasto, laddove la pietanza più gustosa è proprio la narrazione, dall’interno, di quella convulsa giornata, completata da sapienti sguardi all’indietro e in avanti, al passato e al destino dei personaggi, perché in fondo l’unico vantaggio di essere arrivati dopo è proprio quello di poter dare una parvenza di senso a quella Storia che, il 22 novembre 1963, era ancora – di fatto – tutta da scrivere, da afferrare e da capire.
Romanzo tra virgolette, che si serve, è vero, di dialoghi e situazioni puramente ipotetici (per quanto basati su letture e testimonianze di prima mano), ma che rivela anche una natura “giornalistica” e cronachistica, “Dallas, 22 novembre 1963” è una lettura consigliata per quanto sa far sentire – pur senza spiegarne l’esatta natura – il “soffio della Storia” e il suo gelido, terrificante tocco. Senza sciogliere enigmi e, anzi, se possibile intensificandoli, Braver offre uno sguardo emotivo e razionale al tempo stesso su uno snodo d’importanza cruciale anche, ovviamente, per chi è nato ben dopo quel fatidico giorno; un libro-testimonianza, più che un libro-inchiesta, che si legge d’un fiato e si desidererebbe persino fosse più approfondito e dettagliato.

(Recensione scritta ascoltando Felix Mendelssohn, “Trio n. 1 in Re Minore per violino, violoncello e pianoforte – Op. 49”)
PREGI:
scrittura professionale e molto “americana” per come sa badare al sodo senza perdersi in troppe elucubrazioni, con un tocco squisitamente ballardiano (soprattutto nella considerazione dell’importanza dei media) e una ricca aneddotica su uno dei giorni più importanti del martoriato XX secolo
DIFETTI:
fondamentalmente irrisolto, è un libro che non s’interroga sull’assassinio (non nel senso in cui vi si interroga, per esempio, il celebre film di Oliver Stone!) bensì su alcuni suoi testimoni, i quali – fatalmente – non possono che offrire un angolo di visione molto parziale, anche se non per questo meno importante. Curiosamente (e fastidiosamente) piena di refusi l’edizione italiana di Einaudi (non certo un piccolo editore!)
CITAZIONE:
“Un fatto: nel giro di due ore, il 90 per cento degli americani aveva appreso della morte di Kennedy. Era la realtà che usciva dai televisori, che […] permetteva a una comunità di testimoni di piangere e riflettere insieme. […] Creando una coscienza collettiva, i servizi televisivi crearono in maniera tangenziale e in tempo reale una nostalgia, una memoria senza futuro, né passato.” (pag. 145)
GIUDIZIO SINTETICO: ***
LEGENDA RECENSIONI
Sia per i libri che per i film, adotto nel giudizio sintetico il sistema Mereghetti, che va da 0 a 4 stelline: a 0, ovviamente, i giudizi più negativi, a 4 quelli più positivi, con tutti i possibili gradi intermedi…





Recensioni di Libri e Film, Racconti e Saggi... a cura di Matteo Fontana