# 346 – John Irving – LA CURA DELL’ACQUA PURA (Bompiani, 1991, ediz. orig. 1972, pagg. 395)
Fred Trumper, detto “Bogus”, nomignolo non tanto edificante, all’apparenza, visto che significa “falso”, galleggia sulla vita e non riesce a portare mai niente a termine: ha abbandonato la sua tesi di laurea all’Università dell’Iowa, su un orrendo poemetto basso scandinavo, “Akhtelt e Gunnel”, e si è ritrovato padre-studente dopo aver messo incinta la colossale sciatrice americana Susan Kunft, detta “Biggie”, conosciuta in Austria durante una vacanza a casa dell’amico fricchettone Merrill Overturf e sposata in quattro e quattr’otto. Non contento, Bogus riesce anche a guastarsi il rapporto col padre, uno stimato urologo, e a mandare a carte quarantotto il matrimonio, avviando al contempo una burrascosa relazione con la bella tedesca Tulpen, che lavora come montatrice dei film indipendenti del visionario e scombiccherato regista Ralph Packer. Ritrovatosi a sua volta coinvolto nelle produzioni filmiche di Ralph, con il ruolo di fonico, Bogus è altresì alle prese con una fastidiosissima afflizione uro-genitale che gli procura terribili dolori sia nell’atto di mingere che di fare l’amore. Come risolvere questa congerie di problemi ma, soprattutto, come riannodare tutti i fili pendenti di una vita irresoluta e priva di obiettivi? Ma ovvio: mollando tutto e andando in Austria a cercare il vecchio amico Merrill, il compagno di tante scorribande di gioventù! E facendosi operare dal dottor Vigneron, luminare francese dell’urologia, per avere “un cazzo tutto nuovo” col quale affrontare il mondo. Ce la farà Bogus Trumper a uscire dalla sua eterna adolescenza e a diventare grande?
Romanzo d’esordio di John Irving, che sarebbe diventato uno dei più importanti narratori del secondo Novecento americano, “La cura dell’acqua pura” contiene già, in nuce, tutti i temi-chiave di questo grande scrittore: il rapporto con l’Europa e, in particolare, con la città di Vienna, che tornerà prepotente in “Hotel New Hampshire”; l’irresolutezza e il fatalismo come tratti caratterizzanti del protagonista, che sarà centrale ne “Il mondo secondo Garp”; le situazioni stralunate e grottesche che, però, non si spingono mai fino a estreme conseguenze, e vengono sempre tenute a bada e sapientemente contestualizzate dall’Autore; le figure femminili sagge e scriteriate, folli e salvifiche; il cinema (o il teatro) come mise en abyme della vita; le trame incastrate una nell’altra, che si echeggiano e sembrano rispecchiarsi, come il poemetto “Akhtelt e Gunnel”, che fa da fil rouge nelle vicissitudini del protagonista; l’irrompere improvviso della tragedia che confina sempre con la comicità, tanto da sembrarne, semplicemente, l’altro volto, inscindibile e immancabile.
Perché la vita è questo: il peggio a cui non c’è mai fine, il fondo del baratro che coincide con la vetta dell’esistenza, lo spaesamento assoluto di chi, come tutti noi, si è ritrovato, un bel giorno, a condividere, senza averlo chiesto, questa follia collettiva con milioni, miliardi di altri individui. Insomma, c’è già tutto Irving nella “Cura dell’acqua pura”, come appare evidente quando lo si legge dopo aver letto i suoi testi più famosi.
Ma, al di là della coerenza tematica, a stupire in un romanzo d’esordio datato 1972 (l’Autore aveva trent’anni) sono la freschezza dello stile e la libertà nella costruzione delle trame, tante, che caratterizzano l’opera. Se è vero, infatti, che il personaggio di Bogus Trumper è un protagonista “classico”, che attraversa tutto il romanzo e lo sorregge con la sua oscillante parabola esistenziale, è altresì vero che il racconto non è lineare a livello di tempi – mescolando episodi dell’adolescenza del protagonista con altri dell’età adulta, invertendo l’ordine dei suoi rapporti con le donne, raccontandoci il primo matrimonio con Biggie dopo aver descritto il rapporto con Tulpen e i problemi sessual-urinari del protagonista stesso – e, soprattutto, mescola con estrema efficacia stili diversi, dalla prima persona di Trumper alla terza di un narratore esterno, fino a offrire capitoli epistolari di rara pregnanza e di sottile comicità e passaggi in stile di sceneggiatura cinematografica a loro volta riusciti ed esilaranti.
Neanche trentenne, Irving sembra già domare perfettamente l’espressività della sua esuberante scrittura, nella quale trovano spazio un po’ tutte le sue ossessioni senza mai apparire forzate, né programmatiche. E se il giochino meta-letterario basato sul poema basso scandinavo, alla fine, risulta un po’ stucchevole, c’è da dire, di contro, che il romanzo è di una godibilità rara e i personaggi sono tutti riusciti, non solo i protagonisti ma anche i comprimari, come Couth, l’amico d’infanzia di Bogus, o Merrill Overturf, hippie viennese, diabetico e dalla comicità travolgente, per non parlare del dottor Vigneron!
Condotto per tre quarti come una commedia scatenata e non priva di qualche momento drammatico, solo nell’ultimo quarto il romanzo lascia spazio a un certo trattenuto sentimentalismo, che conduce il lettore a una chiusa vagamente malinconica, accento finale perfetto per un libro che fa rimpiangere tempi più liberi, tempi nei quali tutto era ancora possibile. Anche scrivere un romanzo come questo, vien da dire!

(Recensione scritta ascoltando Zeeba, “Hear Me Now”)
PREGI:
una capacità già pienamente sviluppata di gestire i vari registri, soprattutto quello commediale, e un’innata abilità nell’intrecciare i tempi narrativi, più che le trame: il libro, in fondo, di trama ne ha una sola, piuttosto compatta, ma l’Autore è molto bravo a raccontarla in modo non lineare. Assolutamente esilaranti alcune situazioni!
DIFETTI:
a tratti il racconto va un po’ sopra le righe, con personaggi che possono apparire leggermente improbabili, ma che restano talmente divertenti da far passare la considerazione in secondo piano!
CITAZIONE:
“Il solo pensiero del doversi guadagnare da vivere… la frase in sé stessa – «guadagnarsi da vivere» – era oscena, come certe proposte che si leggono sulle pareti dei cessi pubblici.” (pag. 177)
GIUDIZIO SINTETICO: ***
LEGENDA RECENSIONI
Sia per i libri che per i film, adotto nel giudizio sintetico il sistema Mereghetti, che va da 0 a 4 stelline: a 0, ovviamente, i giudizi più negativi, a 4 quelli più positivi, con tutti i possibili gradi intermedi…

Recensioni di Libri e Film, Racconti e Saggi... a cura di Matteo Fontana