# 21 – Guido Morselli – DIVERTIMENTO 1889 (Bompiani, 1982 – su concessione di Adelphi, 1975 – pag. 193)
Estate 1889: Umberto I di Savoia, Re d’Italia, stressato e annoiato dalla vita di corte, decide di cogliere la palla al balzo: approfittando di un affare immobiliare privato da concludere con una facoltosa e piacente vedova tedesca, organizza una breve vacanza “in incognito” in Svizzera, a Göschenen, nel Canton Uri. Ad accompagnarlo, pochi e sceltissimi collaboratori. Ma durerà l’incognito di un così illustre e noto personaggio?
Variazione su tema storico: Umberto I, che si sappia, non si è mai preso una vacanza in incognito in Svizzera, eppure Morselli entra così bene, così delicatamente nel personaggio e nell’epoca, da convincerci del contrario! Questo il principale pregio di un libriccino solo apparentemente leggero e scanzonato, e in realtà attraversato da una sottile vena di malinconia. Malinconia per un’Italia lontanissima, perduta nelle nebbie di ricordi sbiaditi, di vecchie fotografie, di baffoni a manubrio, di tramontate galanterie e di teste coronate destinate ad essere travolte dall’uragano della Grande Guerra. Che però – suvvia! – nel 1889 è ancora piuttosto lontana, e lascia spazio alla frivolezza di quella che è stata chiamata “Belle Époque”, e che Morselli ci fa gustare da par suo, con una scrittura ricercata, a tratti vezzosa, indubbiamente ironica e divertita, sempre ficcante, mai banale. E neanche tanto facile, a ben vedere!
Sì, perché questo libretto di neanche duecento pagine impegna nella lettura più di quanto si potrebbe immaginare. Si indugia sulle frasi e sui costrutti per assaporarne meglio le finezze linguistiche e descrittive, si percepisce chiaramente la gran mole di studi dell’Autore, non a caso reduce dalla stesura di quel libro monumentale (che potrei consigliare, senza indugio, a tutti i “lettori di buona volontà!”) che è “Contro-passato prossimo”, ambientato proprio durante la Prima Guerra Mondiale, quindi un po’ più avanti negli anni, e però figlio della stessa temperie, degli stessi forsennati studi volti a capire il tramonto di un’Europa così dolce, così apparentemente migliore di quelle che sono seguite (a partire da quella, terribile, delle dittature di metà Novecento). Ecco, “Divertimento 1889”, per parlare in termini contemporanei, pare proprio una sorta di piccolo “spin off” di “Contro-passato prossimo”, un divertito colpo d’occhio su una vicenda del tutto laterale, trascurabile, innocua e frivola, leggera come una barzelletta, lieta come una vacanza inattesa, priva di significato come una elegante “boutade”. Un racconto d’epoca perfettamente svolto… che non conduce assolutamente da nessuna parte! Le scappatelle di Re Umberto (che di lì una decina d’anni verrà ucciso da Gaetano Bresci in quel di Monza, ma che già riflette, in Morselli, sul tramonto della Monarchia) sono vanesie e innocue, figlie di un tempo in cui (ma sarà poi vero?) tutto sembrava poter essere preso con maggiore leggerezza, forse perché eravamo così lontani dalla velocità forsennata del mondo d’oggi, dal dominio assoluto della tecnologia, dal regno della fretta, dell’orologio e delle comunicazioni in “tempo reale”.
Il Re è nudo, in Morselli, nel vero senso della parola! Evocato ma mai giudicato, ironicamente tratteggiato ma mai offeso (né difeso, se è per questo), Umberto domina il libretto con regale noncuranza, stufo di doveri di corte e passacarte, di documenti da controfirmare e onorificenze da elargire, discorsi da tenere e politici da ammansire (ah, quel Crispi! Ah, quel Giolitti!). E accanto a lui, i cortigiani: uomini (buffi) e donne (scaltre) che gli reggono il sacco, ciascuno con un occhio al proprio interesse, brontolando ma obbedendo, tutti dolcemente prigionieri di quello stesso “tableau vivant” che Morselli va componendo con la consueta maestria, pennellata dopo pennellata, aggettivo dopo aggettivo, arguzia dopo arguzia. Divertiamoci!, sembra dirci l’Autore con il titolo stesso; non prendiamoci troppo sul serio, Re e Regine, vedove vogliose e contessine maliziose, ufficiali di belle speranze e diplomatici di vecchio pelo, teste coronate e semplici albergatori, dame di compagnia e medici di corte… tutti a girare sulla ruota della Storia che poi è la somma di tante, tantissime micro-storie una delle quali, toh!, ci racconta Guido Morselli, inventandosela di sana pianta e forse, proprio per questo, rendendola così reale, così plausibile, così verosimile. Perché in fondo “può darsi” – scriveva lo stesso Morselli in “Contro-passato prossimo” – “può darsi anche questo”.
(Recensione scritta ascoltando Nino Rota, “Il Gattopardo – Valzer”)
PREGI:
Morselli è, a mio avviso, uno dei più grandi e misconosciuti scrittori italiani del Novecento. La sua scrittura vale sempre la pena, è ricca, poliedrica, densa, affascinante e inquieta. Questo libriccino, oltretutto, ha il pregio di una certa “brevitas”…
DIFETTI:
una trama che non fa mistero di avviticchiarsi un po’ su sé stessa, senza voler approdare a nessun vero finale (perché non c’è, un vero finale!), e una scrittura certo non per tutti, a tratti fin troppo consapevole della sua ricercatezza e della sua perfezione (leggere la citazione per credere!)
CITAZIONE:
“Fremente, impaziente, provvisto (riteneva) a sufficienza di doni amorosi, imprudente sino a avere rimpiazzato, all’ultimo, giacca e panciotto con una vestaglia (di seta, a grandi fiori), saliva le scale e camminava i corridoi (deserte, deserti) verso il convegno. E alle diciassette (meno un paio di minuti) bussava all’uscio di quella camera.” (pag.174)
GIUDIZIO SINTETICO: **½
LEGENDA RECENSIONI
Sia per i libri che per i film, adotto nel giudizio sintetico il “sistema Mereghetti”, che va da 0 a 4 “stelline”: a 0, ovviamente, i giudizi più negativi, a 4 quelli più positivi, con tutti i possibili gradi intermedi…

Recensioni di Libri e Film, Racconti e Saggi... a cura di Matteo Fontana