# 127 – Charles Bukowski – DONNE (TEA, 2008, ediz. orig. 1978, pagg. 303)
Henry Chinaski, l’alter ego di Bukowski, scrittore ubriacone e di successo, racconta senza filtri le sue avventure (e disavventure) con le donne, da quando – Autore esordiente – teneva le prime letture pubbliche nelle librerie a quando – scrittore famoso – ha cominciato a ricevere profferte di tutti i tipi da donne di tutti i tipi: dolci, sboccate, timide, aggressive, materne e puttane, le donne di Chinaski (e di Bukowski) attraversano la sua parabola di scrittore “autodidatta” come altrettanti punti esclamativi (o interrogativi) capaci di dare nerbo e sapore alle frasi, e sostanza alla scrittura stessa.
Non ha una “trama” propriamente detta, questo celebre romanzo di Bukowski. In esso, l’Autore rievoca la sua stessa, incredibile carriera, che l’ha portato da un lavoro come portalettere durato dodici anni a vendere milioni di copie dei suoi libri in tutto il mondo, e ad essere considerato, a scapito della sua conclamata scarsa avvenenza e delle sue altrettanto conclamate poco salutari abitudini di vita, un vero e proprio Autore di culto, cercato dagli editori e desiderato dalle donne. Ed ecco il colpo di genio di questo libro, peraltro piuttosto ripetitivo: raccontarsi attraverso le donne, perché nella vita di Bukowski, come nella sua scrittura, le donne sono sempre state una delle grandi molle di propulsione, assieme all’alcool e alle corse dei cavalli.
Ci sono donne di tutti i tipi nella letteratura bukowskiana: dolci e angelicate, ingenue e graziose, scafate e violente, disperate e aggressive, mostruose e surreali. Fellinianamente, Bukowski sembra perennemente alle prese, in questo romanzo come anche nei suoi tantissimi racconti, con donne-mostro che lo seducono e tentano di divorarlo, che lo attirano – come ragni – nella loro tela e lo imprigionano oppure, al contrario, che lo salvano dai suoi stessi fantasmi, mitigandone l’innata disperazione, lenendone i tormenti senza nome, accompagnandone, comprensive, le ossessioni (dal bere allo scommettere sui cavalli) con garbo e squisita femminilità. Un po’ orco e un po’ bambino, Chinaski-Bukowski è un personaggio per il quale non si può non sentire, al di là della inevitabile riprovazione per le abitudini autodistruttive, anche una sorta di tenerezza, di affetto sincero per la spontaneità, la brutale e spigliata immediatezza con cui tanto l’Autore quanto il suo personaggio si pongono, disarmati e nudi, nei confronti del mondo e della società umana.
Le donne, allora, sono i puntini da unire perché di Chinaski possa emergere un ritratto veramente completo, che si stenterebbe a trovare considerandolo “soltanto” l’alter ego di uno scrittore smodato ed eccessivo: senza mai diventare autocelebrativo (non sarebbe da Bukowski!) nonostante i tanti racconti di seduzione, di conquista e di exploit sessuali, “Donne” resta un libro sottilmente malinconico, attraversato da una disperazione (quella di esistere) che nessuna blandizia femminile potrà mai eliminare, ma che – dopotutto – le donne forse possono perlomeno mitigare, con la loro alterità, con la loro follia, e con il loro essere sempre e comunque, siano belle o brutte, ingenue o esperte, delicate o aggressive, delle “finestre” su un altro mondo, degli assaggi di vita pura, succhiata vissuta bevuta.
(Recensione scritta ascoltando i Deer Tick, “Twenty Miles”)
PREGI:
scrittura asciutta e diretta, puro stile Bukowski, e una capacità di snocciolare episodi e aneddoti veramente ammirevole. A nobilitare il libro, infine, un tono malinconico di fondo che stempera la sarabanda di mignotte e scostumate che sembra susseguirsi, pagina dopo pagina
DIFETTI:
l’eccessiva episodicità fa del romanzo quasi una raccolta di racconti dissimulata. Non è necessariamente un difetto, ma certo chi in un’opera cerca organicità e coerenza strutturale non troverà in “Donne” il suo romanzo ideale
CITAZIONE:
“Lydia saltò sul tavolino. Aveva un paio di bluejeans più attillati che mai. Buttava i lunghi capelli scuri da una parte e dall’altra. Era pazza; era un miracolo. Per la prima volta presi veramente in considerazione la possibilità di far l’amore con lei. Cominciò a recitare poesie. Sue. Erano pessime. Peter cercò di farla smettere: «No! No! Niente poesie con la rima a casa di Henry Chinaski!» «Lasciala fare, Peter!» Volevo guardarle il culo. Camminava avanti e indietro su quel vecchio tavolino. Poi si mise a ballare. Agitava le braccia. Le poesie erano terribili, il corpo e la follia no.” (pag. 11)
GIUDIZIO SINTETICO: ***
LEGENDA RECENSIONI
Sia per i libri che per i film, adotto nel giudizio sintetico il “sistema Mereghetti”, che va da 0 a 4 “stelline”: a 0, ovviamente, i giudizi più negativi, a 4 quelli più positivi, con tutti i possibili gradi intermedi…

Recensioni di Libri e Film, Racconti e Saggi... a cura di Matteo Fontana