LA RIVOLUZIONE DELLA LUNA – Andrea Camilleri

# 63 – Andrea Camilleri – LA RIVOLUZIONE DELLA LUNA (Sellerio, 2013, pag. 276)

Nel 1677, sotto la dominazione spagnola, la Sicilia visse ventotto giorni (un ciclo lunare) destinati a restare unici: Eleonora di Mora, moglie del defunto Viceré don Angel de Guzmán, governò sull’isola. Per la prima e l’unica volta nella sua storia, la Sicilia fu governata da una donna che, a quanto pare, pur in un periodo così breve, riuscì a lasciare il segno…

Partendo da basi storiche (Eleonora di Mora è realmente esistita e ha governato a Palermo, in modo a quanto pare illuminato, per la durata di una rivoluzione lunare), Camilleri ci ricama un po’ sopra e costruisce un piccolo “dramma sentimental-politico” nella Palermo corrotta e violenta del tardo Seicento, in cui i potenti locali – appartenenti al Regio Consiglio, dunque a tutti gli effetti Ministri del Viceré di turno – facevano il bello e il cattivo tempo, arricchendosi e facendo passare leggi ad personam una dopo l’altra.

Al solito, Camilleri è bravo a mescolare la storia dei potenti con quella della povera gente (i “povirazzi”, come scrive spesso…), impastando l’amalgama con la sua inconfondibile lingua siculo-italiana, che nel caso di questo libro si stratifica ulteriormente con la parlata spagnola di donna Eleonora, dando origine a un tessuto linguistico fin troppo denso, che non deve spaventare ma che certo impone uno sforzo in più alla lettura. Sospeso fra gli scandalosi imbrogli del Consiglio Regio (composto da nobili siciliani) e gli slanci di altruismo, onestà e (anacronistico) femminismo di donna Eleonora, strana Viceré “fimmina”, il romanzo ha una trama un po’ informe che, se da una parte ha l’indubbio merito di raccontare una Sicilia antica che – misteriosamente – finisce per somigliare a quella attuale, e ne spiega tante cose, dall’altra parte vive di opposizioni, dell’accostamento tra pagine che strappano risate sincere e improvvisi scoppi di violenza e di indignazione contro ricchi, ecclesiastici e politicanti.

Insomma, se la figura di donna Eleonora è indubbiamente bella e originale, e se alcune figure di contorno, come il protomedico don Serafino Gustaloca, sono ben riuscite ed esprimono tutto l’umanitarismo di stampo camilleriano, altre figure – a partire dal grande “cattivo”, il vescovo Turro Mendoza – appaiono francamente un po’ programmatiche, costruite giusto per poter difendere una tesi che – a livello storico – meriterebbe più approfondimenti. Camilleri quasi santifica questa donna regnante sulla Sicilia, fino a mostrarcela ostracizzata e calunniata, e accolla tutta la cattiveria e la mentalità mafiosa a vescovi, preti e politici, salvando – come fa spesso, nei suoi romanzi – capra e cavoli grazie a figure intermedie, quasi “demiurgiche”, che dimostrano come in Sicilia non ci sia solo il male, ma anzi, ci sia tanta brava gente che però, da sola, non può fare la differenza. Avrebbe forse potuto farla una donna investita di poteri reali nientemeno che dall’autorità del Re di Spagna, se l’avessero lasciata governare più a lungo? Chi può dirlo! Di certo questo piccolo libro un po’ irrisolto ci regala una piacevole lettura (seppure in Camilleri ci sia di meglio) e, prima ancora, uno sguardo storico-linguistico indubbiamente interessante sul Seicento siciliano. A patto che non venga preso tutto per oro colato, e che si accetti quella faciloneria di fondo, quell’indulgenza verso la superstizione e la fiaba (vedi le scene col presunto fantasma di don Angel) che da sempre caratterizzano la produzione di Camilleri.

Una nota finale, doverosa: com’è noto, Andrea Camilleri è ricoverato in condizioni, pare, molto gravi. Non ho mai risparmiato, quando sentivo di dovergliene rivolgere, le critiche al suo lavoro; mai, però, alla persona. Ho amato molto certi suoi romanzi (più di tutti “La concessione del telefono”) e non ne ho mai fatto mistero. Altri li ho amati meno, o punto. Insomma, credo di essermi sempre comportato con correttezza. Per questo non posso che deplorare le pietose esternazioni di coloro che in questi giorni hanno augurato a Camilleri di crepare: a voi “odiatori di professione” dedico un bel camilleriano “càvucio nei cabasisi”! Mi ha deluso anche l’uscita a sproposito di Vittorio Feltri, che ha chiuso il suo fondo su “Libero” (critico, ma non offensivo nei confronti del vecchio scrittore!) con una evidente caduta di stile. La riporto per intero: “Oggi, di fronte alla probabilmente prossima fine, riconosciamo allo scrittore ogni merito tecnico e a lui ci inchiniamo” – scrive Feltri. “L’unica consolazione per la sua eventuale dipartita è che finalmente non vedremo più in televisione Montalbano, un terrone che ci ha rotto i coglioni almeno quanto suo fratello Zingaretti, segretario del Partito democratico, il peggiore del mondo.” Lascio a ciascuno l’onere di giudicare, ovviamente non entro in questioni politiche, dico solo che un buon articolo si è chiuso veramente male, in modo peraltro gratuito. E sbagliato: quando Camilleri morirà, in televisione avremo repliche di Montalbano ad libitum! Cosa che peraltro a me non dispiace…                  

(Recensione scritta ascoltando Pierangelo Bertoli e i Tazenda, “Spunta la luna dal monte”)

PREGI:
il garbo di certe pagine (soprattutto nel descrivere l’amore inconfessabile tra il timido, mite e onesto don Serafino e donna Eleonora) e la briosa inventiva linguistica, arricchita in questo caso dall’uso dello spagnolo    

DIFETTI:
diversi personaggi sono piuttosto programmatici, e anche alcuni sviluppi di trama sono un po’ tagliati con l’accetta, e sembrano celare intenti ideologici, del resto mai del tutto estranei allo scrittore di Porto Empedocle…

CITAZIONE:
“Don Serafino Gustaloca […] non avenno mai avuto scascione prima di vidiri a donna Eleonora, quanno che se l’attrovò davanti non sulo ebbi macari lui un liggero mancamento, ma accapì puro ‘stantanio d’esserisi pirdutamenti ‘nnamurato di quella fìmmina.” (pagg. 50-51) Un grazie a Cesare Tammeo non solo per avermi consigliato il libro ma anche per l’assistenza sui dilemmi linguistici!

GIUDIZIO SINTETICO: **

LEGENDA RECENSIONI
Sia per i libri che per i film, adotto nel giudizio sintetico il “sistema Mereghetti”, che va da 0 a 4 “stelline”: a 0, ovviamente, i giudizi più negativi, a 4 quelli più positivi, con tutti i possibili gradi intermedi…

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NON GIUDICABILE con i sistemi “classici” di voto
PESSIMO
QUASI PESSIMO
BRUTTO
BRUTTINO
 
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**1/2
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***1/2
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ACCETTABILE
DISCRETO
BUONO
MOLTO BUONO
CAPOLAVORO