IL PARADISO DEGLI ORCHI – Daniel Pennac

# 110 – Daniel Pennac – IL PARADISO DEGLI ORCHI (Feltrinelli, 2011, ediz. orig. 1985, pagg. 202)

Benjamin Malaussène mantiene sé stesso e la numerosa nidiata di fratellastri e sorellastre (la madre ha l’abitudine di farsi mettere incinta da uomini diversi che poi si danno alla macchia) facendo il Capro Espiatorio in un centro commerciale di Parigi: sotto la fasulla dicitura di “Controllo Tecnico”, Malaussène viene chiamato quando si tratta di intenerire con lacrime e sceneggiate un cliente che ha esposto un reclamo, in modo che lo ritiri. Pur schifato dal suo lavoro, Benjamin se lo tiene stretto per garantire il mantenimento alla numerosa quanto insolita famiglia. Fino a quando qualcuno comincia a uccidere vecchietti seminando bombe in tutto il centro commerciale, e Malaussène finisce sotto la lente d’ingrandimento della polizia e, forse, dell’assassino stesso…

Falso giallo (in realtà è una commedia nera), il primo libro della “saga Malaussène”, uscito nel 1985, fu indubbiamente – all’epoca – una ventata d’aria fresca, sia contenutisticamente che stilisticamente. La critica al consumismo (che negli anni ’80 era al suo apice) è briosa e mai eccessivamente sbandierata; lo stile è originale, frizzante, pieno di calembours verbali e di trovate narrative che, anche se non sempre immediatamente comprensibili, finiscono comunque per divertire e attrarre il lettore nel viluppo di una scrittura pastosa e saporita, ironica e beffarda.

Ma la vera ricchezza di questo libro, e degli altri che in seguito avrebbero composto la saga dedicata al Capro Espiatorio di professione Benjamin Malaussène, è nella galleria di personaggi, tanti e tutti irresistibili. La “famiglia Malaussène” va dalla sorella grande Louna (incinta a sua volta di due gemelli) al fratellino Piccolo, che disegna “Orchi Natale” anziché i più tradizionali Babbi, passando per il dodicenne combinaguai Jérémy, e per le sorelle Thérèse (fissata con l’astrologia) e Clara (che, lungi dal prepararsi alla Maturità, gira sempre con la sua Leica e fotografa ogni cosa), per finire con l’incredibile cane epilettico Julius. Insomma, sotto un tendone da circo si troverebbero meno attrazioni! A completare il quadro, la bella e spigliata Julia, giornalista di Actuel, e una serie di dipendenti del centro commerciale e di poliziotti (a partire dal commissario Rabdomant) uno più bislacco e divertente dell’altro. Attenzione, però, perché nella costante ricerca dell’originalità e in questa galleria di simpatici freaks si nasconde anche il limite non solo di questo libro, ma di tutta l’opera di Pennac, Autore interessante e brioso, ma anche un po’ stancante e, oggettivamente, sopravvalutato.

I suoi libri (e “Il paradiso degli orchi” non fa eccezione) appaiono spesso fin troppo “densi” di battute, punti di vista, bizzarrie e curiosità, e sono avvolti in una confezione di surrealismo a tratti un po’ sbandierato, e utilizzato un po’ come un passepartout: se tutto è concesso, non c’è limite alla debordante fantasia che a volte (spesso) parte per la tangente e sacrifica la trama sull’altare della bizzarria. Già, la trama: sotto questo aspetto, “Il paradiso degli orchi” lascia onestamente un po’ a desiderare. Partito quasi come un giallo, il romanzo approda, attraverso le peripezie più astruse, a un finale da black comedy che farà da preludio al secondo e, a mio avviso, leggermente più riuscito libro della serie, “La fata carabina”. Ma è inutile nascondere che la trama propriamente detta è piuttosto pretestuale: l’intenzione di Pennac è esibire il “circo Malaussène” in tutto il suo tragicomico splendore. E, in questo, il libro indubbiamente funziona.

(Recensione scritta ascoltando Claudio Capéo, “Un homme debout”)

PREGI:
una scrittura originale, per quanto non facile, e una irresistibile galleria di personaggi, che fanno esplodere il concetto di “famiglia tradizionale” e spingono avanti la vicenda con tocchi di una comicità a tratti molto efficace. Ma su tutto, la capacità di non prendersi mai troppo sul serio!    

DIFETTI:
una trama balbettante, che sembra fare il verso a Leo Malet ma che non sa decidersi tra il giallo (seppur commediale) e la commedia nera (seppur gialla), e finisce per incappare in giustificazioni non richieste e annunciati colpi di scena    

CITAZIONE:
“E così, mentre una Parigi invernale e notturna scorre ai lati della nostra piroga, zia Julia espone il corpo sontuoso della sua teoria. Secondo lei, solo i rivoluzionari all’indomani della vittoria e i grandi primitivi sanno scopare come si deve. Gli uni e gli altri hanno l’eternità in testa, scopano al presente dell’indicativo, come se dovesse durare per sempre.” (pag. 48)

GIUDIZIO SINTETICO: **

LEGENDA RECENSIONI
Sia per i libri che per i film, adotto nel giudizio sintetico il “sistema Mereghetti”, che va da 0 a 4 “stelline”: a 0, ovviamente, i giudizi più negativi, a 4 quelli più positivi, con tutti i possibili gradi intermedi…

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NON GIUDICABILE con i sistemi “classici” di voto
PESSIMO
QUASI PESSIMO
BRUTTO
BRUTTINO
 
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**1/2
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***1/2
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ACCETTABILE
DISCRETO
BUONO
MOLTO BUONO
CAPOLAVORO