IL PESCE NELL’ACQUA – Mario Vargas Llosa

# 111 – Mario Vargas Llosa – IL PESCE NELL’ACQUA (Libri Scheiwiller, 2011, ediz. orig. 1993, pagg. 615)

Autobiografia di Mario Vargas Llosa, scritta nel 1993, dunque ben prima del premio Nobel per la Letteratura, che sarebbe arrivato per il grande scrittore peruviano solo nel 2010. I ricordi d’infanzia, il difficile rapporto col padre, gli avventurosi studi tra il collegio militare Leoncio Prado e l’Università San Marcos, gli amori giovanili, il matrimonio scandaloso con la zia Julia e l’ambizione di andare a vivere a Parigi e conoscere Sartre: a tutto questo si mescola il racconto dell’avventura (o disavventura) politica che lo scrittore intraprese tra il 1987 e il 1990, quando si candidò alla Presidenza del Perù ma perse drammaticamente le elezioni contro il futuro dittatore Alberto Fujimori.

Questa recensione, mi rendo conto, potrebbe risultare un po’ spiazzante. Anzitutto, non è dedicata a un libro di narrativa pura, bensì a un’autobiografia. Ma fin qui, poco male: in fondo un racconto autobiografico, specie quando si tratta della vita di un grande scrittore, non può non avere tratti smaccatamente narrativi. Il vero problema è che questo libro, perlomeno nell’edizione italiana, è ingiudicabile, perché gli editor di Libri Scheiwiller hanno fatto un lavoro pietoso: il volume è zeppo di refusi ed errori di stampa (diversi per ogni pagina!) e, come se non bastasse, è tradotto in modo dilettantesco da una coppia di traduttori dei quali posso soltanto pensare che siano madrelingua dalla parte sbagliata, spagnoli anziché italiani!

Altrimenti, come spiegare uno stile che non riconosco neanche per sbaglio come quello di Vargas Llosa, banale a tratti fino all’inverosimile, elencativo e noioso? E come giustificare una lunga serie di espressioni palesemente mal tradotte, come da qualcuno che conosca bene la lingua d’origine ma non altrettanto quella di approdo? Soprattutto nei primi capitoli, le asprezze e le durezze di stile si sprecano, e io, che ho letto tanto di Vargas Llosa, non posso pensare che il futuro premio Nobel si sia improvvisamente rincoglionito, nel 1993, e abbia scritto un libro così incostante e pizzoso! Intendiamoci: probabilmente non giudicherei “Il pesce nell’acqua” un grande libro neanche nella sua versione originale, perché i difetti di fondo – tanto di impianto quanto di scrittura – a mio avviso non mancano. Anzitutto, la scelta di alternare i capitoli (uno dedicato ai ricordi lontani e l’altro all’avventura politica, e via così per tutto il libro) non fa che sbilanciare il racconto a favore della parte politica che, onestamente, non è così interessante da giustificare l’occupazione di metà del libro; anzi, al contrario, ciò che sarebbe stato assai più interessante (la vita parigina, il rapporto con la zia Julia, la genesi dei più grandi romanzi dello scrittore di Arequipa) viene spesso relegato a pochi cenni e, anche se non mancano gli aneddoti tanto drammatici quanto spassosi, la lettura lascia in bocca il sapore amarognolo della mancanza: nonostante più di 600 pagine, neanche una parola sulla fine del matrimonio che tanto fece scandalo, quello con Julia Urquidi Illanes, e poco, troppo poco spazio dedicato alla genesi dei libri, in particolare a “La città e i cani”, capolavoro riconosciuto che a distanza di tanti anni non ha perso un briciolo della sua forza innovativa ed espressiva, né della sua importanza politica e sociale.

Insomma, diciamo che Vargas Llosa ha confezionato un libro furbetto che, sull’onda della sua massacrante campagna elettorale per le elezioni del 1990, mirava a rivalutare l’esperienza politica, raccontata – questa sì – in tutti i dettagli (anche se ovviamente, trattandosi di un libro “di parte”, non è lecito prendere tutto per oro colato); un libro, però, incompleto e fondamentalmente insoddisfacente, a tratti freddo (che noia tutti quei nomi di politicanti, simpatizzanti, avversari, studiosi o amici, snocciolati a mo’ di ringraziamento o di contentino) e che solo in pochi punti si accende e sembra raccontare qualcosa di realmente partecipativo, qualcosa di vibrante e appassionante: amori, fascinazioni culturali, squarci di vita peruviana di metà XX secolo, parenti strambi o amici bizzarri. Troppo poco per parlare di un libro riuscito; ma preferisco sospendere il giudizio, attribuendo la colpa principale a Libri Scheiwiller, editore per altri aspetti meritevole ma in questo caso pessimo, colpevole di aver “curato” un’edizione che non rende giustizia alla scrittura – sia pure forse qui non ispiratissima – di un grande Autore. ¡Vergüenza!    

(Recensione scritta ascoltando Roberto Vecchioni, “Velasquez”)

PREGI:
i tanti aneddoti relativi alla scrittura, al lavoro giovanile come giornalista, agli studi e alla bizzarra famiglia impreziosiscono un’autobiografia per il resto fin troppo posata e calcolata  

DIFETTI:
a parte gli orrori della pessima edizione italiana (ripeto: gli editor di Scheiwiller dovrebbero vergognarsi di aver mandato in stampa un libro così mal curato!), il principale difetto è lo squilibrio tra biografia pura e vicenda politica. A pensar male (ed è noto che il più delle volte ci si azzecca), non si può evitare di vedere nel libro nient’altro che un modo per “regolare” certi conti in sospeso, relativi principalmente alla sfortunata avventura politica del 1990.    

CITAZIONE:
“Lo zio Lucho era amante della lettura e da giovane aveva scritto versi. […] Nelle nostre conversazioni di quell’anno a Piura, quando io gli parlavo della mia vocazione, e gli dicevo che volevo diventare uno scrittore a costo di morire di fame, perché la letteratura è la cosa migliore del mondo, lui […] mi incoraggiava a seguire le mie inclinazioni letterarie senza pensare alle conseguenze, perché […] la peggiore disgrazia per un uomo è trascorrere la vita facendo cose che non gli piacciono invece di quelle che avrebbe voluto fare.” (pag. 213)

GIUDIZIO SINTETICO: ?

LEGENDA RECENSIONI
Sia per i libri che per i film, adotto nel giudizio sintetico il “sistema Mereghetti”, che va da 0 a 4 “stelline”: a 0, ovviamente, i giudizi più negativi, a 4 quelli più positivi, con tutti i possibili gradi intermedi…

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1/2
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*1/2
NON GIUDICABILE con i sistemi “classici” di voto
PESSIMO
QUASI PESSIMO
BRUTTO
BRUTTINO
 
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**1/2
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***1/2
****
ACCETTABILE
DISCRETO
BUONO
MOLTO BUONO
CAPOLAVORO