IL QUADERNO CANCELLATO – Nicolás Giacobone

# 191 – Nicolás Giacobone – IL QUADERNO CANCELLATO (Bompiani, 2019, pagg. 269)

Lo sceneggiatore argentino Pablo Betances, autodidatta formatosi come scrittore a prezzo di inenarrabili fatiche, maniacale e molto esigente verso sé stesso, vive da due anni recluso in uno scantinato a casa di Santiago Salvatierra, in uno sperduto villaggio andino. Salvatierra, “il più grande regista sudamericano di tutti i tempi”, autore di alcuni film pluripremiati e segretamente scritti proprio da Pablo, non accreditato nei titoli, esige dallo sceneggiatore, che ha sequestrato e che fa sorvegliare dalla sua domestica messicana, un ultimo copione, il più geniale, quello destinato “a cambiare la storia del cinema mondiale”. Che ne sarà di Pablo una volta che avrà scritto la sceneggiatura, in collaborazione col sempre più delirante ed esigente Santiago? Il regista, considerandolo ormai inutile, lo eliminerà per godersi il trionfo solitario, oppure questa “prigionia creativa” in qualche modo continuerà, perché la coppia regista-sceneggiatore è inscindibile, anche se segreta e inconfessabile?   

Esordio nella narrativa di uno degli sceneggiatori di “Birdman”, film di Alejandro Gonzalez Iñarritu vincitore, nel 2015, di diversi premi Oscar (tra cui quello per la migliore sceneggiatura originale), “Il quaderno cancellato” è un libro interessante, fin dalle premesse: raccontare il complesso rapporto tra cinema e scrittura, tra sceneggiatore e regista, due figure egualmente fondamentali e creative, eppure anche così difficili, spesso, da mettere d’accordo.

Amo molto citare la risposta che il grande Paul Schrader, sceneggiatore di “Toro scatenato”, diede a Martin Scorsese e Robert De Niro, rispettivamente regista e principale interprete del film, che criticavano certe sue scelte di sceneggiatura (considerate che il copione era tratto dall’autobiografia del pugile Jake LaMotta, di cui il film racconta genialmente la carriera): “Jake ha fatto a modo suo” – disse Schrader – “io ho fatto a modo mio, voi fate a modo vostro.” Perfetta sintesi dell’unico modo per mettere assieme tante “teste” tutte diverse, ciascuna con un proprio stile e una propria idea della scrittura e del cinema: ciascuno faccia a modo suo e tutti amici come prima! Purtroppo nella produzione di un film spesso le cose non vanno così lisce, e allora abbiamo sceneggiatori che, offesi, chiedono di ritirare la firma dal copione, oppure altri sceneggiatori che, sentendosi plagiati, chiedono risarcimenti milionari ed esigono scuse formali da parte della produzione.

Trattati a pesci in faccia dal regista e dagli attori, alla fine si accorgono che buona parte del loro lavoro è servito per strutturare e girare un film multimilionario! Insomma, fare lo sceneggiatore non è per tutti, e il libro di Giacobone ne è l’ennesima conferma: facendosi carico di un mestiere snervante e complesso, nonostante la scrittura di un copione – come ammette lo stesso Pablo Betances nel libro – non sia altrettanto complessa di quella di un romanzo, lo sceneggiatore vive perennemente tra l’incudine e il martello. L’incudine è la produzione, con le sue scadenze e le sue necessità; il martello è il regista, con la sua insindacabile “visione” del film e dei temi da trattare. Giacobone si inventa una vicenda ai limiti della realtà (anzi, si spinge anche oltre) immaginando il passo successivo: un regista che “si appropria” di uno sceneggiatore e lo usa come un semplice strumento, prigioniero in una cantina e costretto a vomitar parole, scene, linee di dialogo, transizioni…

Vero e proprio uomo nell’ombra, il povero Pablo si vede scippare tutto, a partire dalla libertà, tanto fisica quanto creativa, fino a soldi e riconoscimenti, perché il folle Salvatierra gli sottrae i compensi e gli onori, incassandoli lui in prima persona. Allora, l’aspetto più interessante – e, al contempo, il più deludente – del libro è proprio la rappresentazione dello sceneggiatore come prigioniero del meccanismo stesso del cinema, quella macchina stritolatrice che usa la scrittura solo come mezzo per arrivare all’opera vera e propria, fatta di immagini, musica e parole. Affidandosi all’Io narrante dello stesso Pablo, un Io narrante “contrabbandato” su un quaderno che Pablo cancella dopo averci scritto, o in un file criptato del Mac Book sul quale sta scrivendo la sceneggiatura del film, insomma, filtrando tutto attraverso lo sguardo a tratti allucinato dello sceneggiatore prigioniero, Giacobone riesce indubbiamente a mantenere la sua scrittura sul filo dell’ironia senza mai scadere nell’assurdo, ma si ha la sensazione che il gioco non possa durare molto a lungo, e soprattutto che non approdi a niente di realmente sconvolgente. Impressione più che confermata da una chiusa tronca e da una passione a tratti malsana per la ripetizione e la litania, nonché da qualche vezzo come le parole (misteriosamente) sottolineate, nella prima parte. Il che non toglie che “Il quaderno cancellato” sia un esordio interessante, che si fa leggere con una certa facilità, anche grazie ai rimandi al mondo del cinema e della letteratura, da Fellini a Beckett, da Miloš Forman a Michael Haneke, da Borges a David Lynch, e lascia presagire da parte del suo Autore future prove più compiute e complete.      

(Recensione scritta ascoltando Lorde, “Writer in the Dark”)

PREGI:
originale soprattutto nella struttura, è un libro che, nonostante una trama “estrema”, riesce miracolosamente a mantenersi in equilibrio e non esce, per un soffio, dall’alveo del credibile, il che depone a favore della tecnica dell’Autore, indubbiamente bravo nel padroneggiare lingua e svolte di trama. Ammirevoli anche l’economia di personaggi (efficaci) e gli aneddoti sul cinema (gustosi)       

DIFETTI:
fatalmente un po’ programmatico, è un libro “a tesi” che sfrutta l’idea della prigionia per cercare di dire qualcosa di non banale sul rapporto spesso complicato tra regista e sceneggiatore ma non solo, anche su quello tra la scrittura e le altre arti, principalmente il cinema. Purtroppo a tratti il racconto si fa un po’ cerebrale e il giocattolo, pur ben costruito, qui e là cigola un po’

CITAZIONE:
“Il copione è un po’ quello che noi vorremmo che fosse, e un po’ quello che lui vuole essere.” (pag. 73)

GIUDIZIO SINTETICO: **½

LEGENDA RECENSIONI
Sia per i libri che per i film, adotto nel giudizio sintetico il sistema Mereghetti, che va da 0 a 4 stelline: a 0, ovviamente, i giudizi più negativi, a 4 quelli più positivi, con tutti i possibili gradi intermedi…

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NON GIUDICABILE con i sistemi ìclassiciî di voto
PESSIMO
QUASI PESSIMO
BRUTTO
BRUTTINO
 
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**1/2
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***1/2
****
ACCETTABILE
DISCRETO
BUONO
MOLTO BUONO
CAPOLAVORO