IL SIGNOR MOZART SI È SVEGLIATO / Eva Baronsky

# 216 – Eva Baronsky – IL SIGNOR MOZART SI È SVEGLIATO (Elliott Edizioni, 2010, pagg. 254)

Vienna, 5 dicembre 1791: il geniale compositore Wolfgang Mozart, a soli trentasei anni, è in agonia nel suo letto di morte, assistito dalla moglie Constanze, detta “Stanzi”. Allora perché lo stesso Mozart si risveglia nel letto della biologa Anju Sonnleitner, nel 2006? Dopo un iniziale, inevitabile spaesamento, il redivivo Mozart conosce il violinista di strada Piotr, di origine polacca, che, scoperto il suo talento per il pianoforte, lo ospita a casa sua in cambio di alcune serate di musica in due presso ristoranti o night club. Assunta l’identità fittizia di Wolfgang Mustermann, Mozart (ri)comincia faticosamente a farsi notare sulla scena musicale viennese, impressionando prima un anziano venditore di pianoforti, il signor Liebermann, che gli procura degli ingaggi, e poi il professor Robert Michaelis che, trovati per vie traverse gli spartiti cui Mustermann sta lavorando (un tentativo di completare il celeberrimo Requiem che Mozart lasciò, appunto, incompiuto), ne capisce il genio e vorrebbe provare ad assecondarlo. Ma proprio quando per Mustermann-Mozart (che nel frattempo è stato ricoverato in manicomio e ha avuto una serie di vicissitudini col gentil sesso) le cose sembrano mettersi al meglio, esattamente un anno dopo il suo miracoloso arrivo nel XXI secolo, il 5 dicembre 2007, la vita – o meglio, la morte – presenta il conto…

I libri sulla musica mi attraggono, perché la musica e il genio musicale sono per me degli autentici enigmi, e Mozart è una delle figure al contempo più solari e misteriose della musica classica. Genio precocissimo (è noto che a pochi anni già componeva, oltre a suonare pianoforte e violino), Mozart è conosciuto al grande pubblico soprattutto per la superba interpretazione che ne ha dato Tom Hulce nel celebre “Amadeus” di Miloš Forman (otto premi Oscar, tra cui miglior film, miglior regia e miglior sceneggiatura non originale nel 1985).

Amadeus
Amadeus – Tom Hulce interpreta Mozart

Eva Baronsky imbastisce un divertente romanzo a partire da un’idea carina, per quanto non nuova: il viaggio nel tempo (in questo caso nel futuro) dell’uomo in punto di morte. A parte le ovvie gag del redivivo Mozart alle prese con CD player, luce elettrica e telefoni cellulari (ma, chissà perché, non con computer e televisori! Svista o precisa scelta narrativa, francamente poco comprensibile, visto che si tratta di apparecchi che si trovano praticamente ovunque? Possibile che in tutto il libro, Mustermann-Mozart non si imbatta mai in una TV o in un PC portatile?!), il libro si fregia anche di un protagonista tutto sommato abbastanza convincente e di una trama che, seppur priva di grandi colpi di scena e di scossoni, fila via liscia e godibile, tra comprimari più o meno interessanti e tocchi ironici sul paragone tra il mondo d’oggi e il XVIII secolo. Insomma, nulla di particolarmente nuovo, ma la scrittura non è pretenziosa e qui e là riesce a condensare in poche frasi anche stati d’animo complessi, tenendo in piedi una vicenda che – oggettivamente – avrebbe vita breve nel mondo contemporaneo (dove vai oggidì senza un documento d’identità, una carta di credito, un codice fiscale?).

Se però la figura di questo Mozart contemporaneo funziona sul piano caratteriale (bello in particolare il lavoro dell’Autrice sulle lettere che, inviate da Mustermann alla sua amata Anju, ricalcano in effetti il modo ironico e a volte anche volgare che aveva Mozart di scrivere), non lo stesso si può dire del piano tematico: la musica è più sbandierata a mo’ di vessillo che trasmessa al lettore nel suo senso profondo, tanto che il Mozart redivivo non fa altro che eseguire, per tutto il libro, variazioni sui suoi stessi temi. Non sarebbe stato più interessante mettere Mozart – un musicista decisamente geniale nella sua epoca – a contatto con la musica contemporanea, in particolare con la musica pop? Cosa avrebbe potuto fare Mozart con gli strumenti d’oggi e gli stili contemporanei? Non sarebbe diventato un artista a tutto tondo, un geniale musicista pop capace di trovare nuove, inedite e sorprendenti strade per la musica leggera? Invece Eva Baronsky si limita a trastullarsi con le bizzarrie e le stranezze del suo protagonista, con i suoi amori e le sue dimenticanze, le sue figuracce in pubblico e le umiliazioni che – pur essendo nientemeno che Mozart! – gli tocca subire da impresari e gestori di piano bar. Insomma, al libro manca quella profondità che ci si sarebbe aspettati da un soggetto simile, trattato peraltro con una certa sensibilità, ma sviluppato in modo più furbo che accurato, più portato alla soluzione facile che all’interrogativo complesso.

Alla fine ci si diverte, per carità, ma tra gag un po’ telefonate (non tutte, è vero, ma quasi) e sviluppi di trama un po’ prevedibili (Mozart si scontrerà con la burocrazia che gli chiede un documento d’identità per mandarlo in tournée all’estero), il libro approda a un finale dolceamaro, anch’esso, dopotutto, abbastanza prevedibile, ma perlomeno garbato e non sopra le righe – per quanto oggettivamente un po’ deludente, almeno sul piano della spettacolarità. E l’impressione è che forse un genio come Mozart avrebbe meritato qualcosa di più.

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(Recensione scritta ascoltando Wolfgang Amadeus Mozart, “Eine Kleine Nachtmusik”)

PREGI:
dopo un “allegro” iniziale e un “adagio” centrale, il libro finisce con un “pianissimo”: ma non c’è mai, da parte dell’Autrice, la pretesa di ricostruire con la scrittura le sonorità e l’andamento di una sonata per pianoforte o di un concerto. Eva Baronsky, con tutta evidenza, non ne sarebbe in grado: sapendolo, il libro evita le trappole peggiori, quelle della pretenziosità e della supponenza, e si fa leggere a tratti con piacere, a tratti col sorriso

DIFETTI:
alcune cose senza senso (TV e computer completamente assenti da una storia ambientata nel 2006?!) e un finale, tutto sommato, poco coraggioso (per quanto perfettamente logico) tolgono al libro una buona mezza stella. Peccato: l’impressione è che si potesse fare di più!   

CITAZIONE:
“Gli occhi gli si posarono fuori dalla finestra, vagarono sui tetti e per un attimo lo sfiorò il ricordo di quel periodo lontano ancora così vivo in lui, un tempo che non avrebbe rivissuto mai più. […] Wolfgang emise un sospirone. Non aveva bisogno di auscultarsi. Nel suo cuore, dentro di lui, c’era musica, nient’altro che musica, e sarebbe sempre stato così.” (pag. 148)

GIUDIZIO SINTETICO: **

LEGENDA RECENSIONI
Sia per i libri che per i film, adotto nel giudizio sintetico il sistema Mereghetti, che va da 0 a 4 stelline: a 0, ovviamente, i giudizi più negativi, a 4 quelli più positivi, con tutti i possibili gradi intermedi…

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NON GIUDICABILE con i sistemi ìclassiciî di voto
PESSIMO
QUASI PESSIMO
BRUTTO
BRUTTINO
 
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**1/2
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***1/2
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ACCETTABILE
DISCRETO
BUONO
MOLTO BUONO
CAPOLAVORO