IL SOCCOMBENTE – Thomas Bernhard

# 104 – Thomas Bernhard – IL SOCCOMBENTE (Adelphi, 1985, pagg. 167)

Il suicidio del suo amico Wertheimer induce il Narratore della vicenda a tornare in Austria dopo molti anni: egli infatti ormai vive a Madrid e impiega i suoi giorni nel tentativo di scrivere un saggio sulla figura di Glenn Gould, il leggendario pianista morto improvvisamente nel 1982 e autore di alcune delle più celebri interpretazioni di tutti i tempi di opere di Bach come le “Variazioni Goldberg” e il “Clavicembalo ben temperato”. Trent’anni prima, da giovani, sia il Narratore che Wertheimer avevano studiato assieme allo stesso Glenn Gould, ed erano stati devastati dal confronto col Genio del pianista canadese. Possibile che Wertheimer (ribattezzato “soccombente” proprio da Gould) si sia suicidato, a trent’anni di distanza, per via di quello smacco?

La trama di questo esile romanzo di Thomas Bernhard può anche sembrare accattivante, e in un certo senso lo è: le storie incentrate sui grandi musicisti non possono non essere interessanti! Per quanto la vicenda sia assolutamente inventata (non mi risulta, ad esempio, che Gould abbia mai studiato in Austria con Horowitz), ad emergere con maggiore vividezza è proprio la figura del nevrotico e geniale pianista canadese, che si ritirò dalla scena dopo pochi anni di attività evitando come la peste i concerti pubblici e limitandosi a incidere dischi con interpretazioni ritenute monumentali delle opere di svariati celebri compositori, in particolare Bach.

Le note positive del libro, però, si fermano qui, perché l’Autore, preso dall’assurdo tentativo di “scrivere come Gould suonava il pianoforte”, ci propone uno stile ripetitivo e indigesto quant’altri mai. Non che Gould suonasse in modo indigesto, intendiamoci! L’errore sta proprio qui: nel voler raccontare una storia come se fosse una sonata per pianoforte o una serie di variazioni su un tema dato (il rapporto delle persone normali, ma dotate di ambizione, col Genio). L’intento si capisce fin troppo bene, ma il risultato è a tratti imbarazzante: noioso, ripetitivo (come se il libro fosse attraversato da tutta una serie di “ritornelli”, di temi in fa diesis maggiore o in do minore che ritornano, ritornano, ritornano inesorabilmente), e persino, a tratti, irritante, questo libretto rischia di essere elogiato da tutti solo perché pubblicato da Adelphi, l’intangibile Adelphi, la casa editrice che – si sa – trasforma in oro tutto quello che tocca. Ebbene, no, signori miei: stavolta non me la fate. Adelphi o non Adelphi, “Il soccombente” è letteratura pretenziosa e inutile, col suo vuoto discorso sull’impossibilità di salvarsi nel confronto col Genio, che ti abbatte e ti annienta, e ti lascia solo l’opzione del suicidio o della vergogna.

Al centro del libro, più di Glenn Gould, c’è la figura di Wertheimer, ex-pianista fallito, filosofo mancato, tiranno nei confronti della sorella, insomma, in poche parole: un personaggio insopportabile! E poi c’è il Narratore senza nome, l’Io narrante attorcigliato attorno alle stesse tre o quattro ideuzze che, come in un contrappunto, si inseguono e si riformulano, rispuntano fuori e variano quel tanto che basta a far credere che si tratti di pagine nuove, laddove in realtà l’Autore sta solo ripetendosi (non ci credete? Leggete il brano sulla vendita della casa natale, alle pagine 98-99!), proponendoci un esiguo romanzetto che si attorciglia attorno a personaggi insopportabili nella loro nevrotica idiozia. C’è la musica, certo, a fare da sfondo a questa storia, e quella si salva senza dubbio: ma non è – credetemi – la musica il vero protagonista di questo presuntuoso romanzo, bensì l’Ego di un Autore che ha cercato, in qualche modo, di “scrivere sul pentagramma”, e che è riuscito solo, a mio avviso, a deludere tanto gli appassionati di musica quanto, e soprattutto, quelli di letteratura. Narrativa sperimentale? Sicuramente, e non è mia intenzione svilire gli sforzi di nessuno, tantomeno di un Autore che viene definito “maestro della prosa tedesca” e del quale, oltretutto, non ho letto, per ora, nient’altro. Magari troverò, in futuro, eccellenti altre sue opere; ma, per quanto riguarda questo “Soccombente”, se vi fidate del mio giudizio, lasciate stare, a meno che non abbiate voglia di 167 pagine di delirio nevrotico da talento frustrato. Per come la vedo io, la letteratura è ben altra cosa. Con buona pace di Adelphi.                  

(Recensione scritta ascoltando Johann Sebastian Bach, “L’arte della fuga”)

PREGI:
l’idea di base non è malvagia: rievocare il grande Glenn Gould, vero virtuoso del pianoforte (cercate i video su YouTube, se non lo conoscete), attraverso le figure di due “soccombenti”, due ex-studenti di musica che hanno visto crollare le proprie ambizioni di primeggiare di fronte alla maestosa statura dell’amico     

DIFETTI:
il risultato finale, però, è francamente irritante: un continuo riproporre gli stessi temi in diverse “chiavi” e in tonalità e sfumature volta a volta differenti, col risultato di un libro che non è né vera narrazione né vero e proprio flusso di coscienza, bensì una via di mezzo che io, personalmente, ho trovato sgradevole. Letteratura buona solo per chi prende ogni Adelphi, fideisticamente, per un capolavoro (altrimenti – diamine! – non lo pubblicherebbe Adelphi!) 

CITAZIONE:
Il soccombente è già stato messo al mondo come soccombente, pensai, è stato da sempre il soccombente, e se osserviamo con puntigliosa attenzione il mondo che ci circonda, stabiliamo che questo mondo è composto quasi esclusivamente da uomini che soccombono come lui, mi dissi, da uomini da vicolo cieco come Wertheimer, che da Glenn Gould fin dal primo istante era stato visto in trasparenza come un tale soccombente e uomo da vicolo cieco, e infatti da Glenn Gould per primo è stato definito come soccombente in quel suo modo canadese-americano spietato ma anche assolutamente aperto.” (pag. 145)

GIUDIZIO SINTETICO: *

LEGENDA RECENSIONI
Sia per i libri che per i film, adotto nel giudizio sintetico il “sistema Mereghetti”, che va da 0 a 4 “stelline”: a 0, ovviamente, i giudizi più negativi, a 4 quelli più positivi, con tutti i possibili gradi intermedi…

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NON GIUDICABILE con i sistemi “classici” di voto
PESSIMO
QUASI PESSIMO
BRUTTO
BRUTTINO
 
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**1/2
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***1/2
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ACCETTABILE
DISCRETO
BUONO
MOLTO BUONO
CAPOLAVORO