# 103 – Alexis Schaitkin – SAINT X (Bompiani, 2020, pagg. 382)
La morte misteriosa, su un’isola caraibica durante una vacanza con la famiglia, della bellissima diciottenne newyorchese Alison Thomas finisce nella statistica dei tanti “cold case” mai risolti. Diciassette anni dopo, la sorella di Alison, Claire, che all’epoca del fattaccio era appena una bambina, crede di riconoscere alla guida di un taxi uno dei principali sospettati – mai incriminati – per l’omicidio della sorella, e inizia con lui un gioco del gatto col topo, che porterà a galla segreti inconfessabili e inimmaginabili fragilità.
Romanzo d’esordio di una giovane e promettente scrittrice americana, pubblicato a tempo record da Bompiani, trama accattivante e copertina che fa “ciao ciao” dallo scaffale, questo libro si sceglie con una certa facilità e si legge con un certo piacere, tutti elementi positivi (se si può ancora usare il termine “positivo” ai tempi del Covid-19!). Scopriamo subito le carte (senza ovviamente rivelare nulla della trama): “Saint X” è sicuramente interessante tanto nell’idea quanto nell’impianto. Giallo raggelato fatto più di indagine psicologica che di veri e propri accadimenti, il libro “vive” dei tanti “Io” che lo popolano, non solo quello principale di Claire, la sorellina della vittima che, ormai cresciuta, riapre a suo modo il caso, ma anche quelli dei tantissimi personaggi di contorno che intervengono, a mo’ di “schegge”, tra un capitolo e l’altro, con dichiarazioni spontanee che contribuiscono (e fin qui siamo sempre nell’ambito degli elementi positivi) a sfaccettare e complicare la vicenda.
E poi c’è il sospettato numero uno (o numero due…), questo tassista caraibico nel quale Claire crede di riconoscere uno dei possibili carnefici della sorella maggiore… E ci sono tutte le altre “voci” che popolano questo complesso romanzo che sembra non accontentarsi affatto della trama gialla, per farla invece esplodere in una polifonia di personaggi e di racconti, di ambienti e di emozioni, un “tourbillon” che, nelle intenzioni dell’Autrice, dovrebbe convergere nella figura di Alison, la bellissima, enigmatica vittima, morta per mano di chi? Maniaci sessuali? Un’avventura finita male? Un azzardo vacanziero? Una tragica fatalità? Sarei veramente un cattivo recensore se svelassi troppo di un libro come questo, che regge trecento e più pagine su un esile mistero portato avanti con una certa abilità da parte di un’Autrice indubbiamente brava nel tessere certe psicologie (anche se non tutte) e nel tratteggiare certe ambientazioni (sia caraibiche che cittadine). Appare evidente, infatti, che il fulcro del libro non risiede tanto nella trama gialla, quanto piuttosto nella disamina del modo che ha la società occidentale contemporanea di affrontare una certa categoria di eventi, i “misteri irrisolti”, i lutti improvvisi, le sciagure senza apparente causa, e senza colpevoli.
Noi non possiamo resistere senza un finale degno di questo nome, senza qualcuno a cui dare inesorabilmente la colpa di ciò che è accaduto, non possiamo vivere senza poter dire “è stato lui” o “sono stati loro”, e per rendersene conto è sufficiente guardare un episodio dell’immarcescibile quanto esecrabile “Chi l’ha visto?” oppure dell’altrettanto, se non più esecrabile “Quarto grado”. Oppure, meglio ancora, basta leggere qualche articolo di cronaca giudiziaria, o sintonizzarsi per pochi minuti su un TG qualunque (magari non in questi tempi di Covid-19): potete star certi che spunterà l’immancabile mamma cui hanno ammazzato il figlio o la figlia che, di fronte all’assoluzione dei presunti colpevoli, griderà che “Non c’è stata giustizia”; come se non potesse essere giusto anche riconoscere un’innocenza! “Giusta” è forse solo la colpevolezza? Sono queste le interessanti domande da cui prende le mosse Alexis Schaitkin, nome indubbiamente da seguire, in attesa di altre prove narrative; ma, al dunque, “Saint X” è un bel libro? Per dare una risposta secca: è un libro piuttosto ben scritto e un po’ furbetto, con momenti molto riusciti e tocchi di una certa profondità, privo però di un finale propriamente detto (soprattutto per un giallo!) e a tratti un po’ innamorato di sé stesso. L’idea era quella di usare una trama gialla per raccontare un complesso intreccio di personaggi e storie, di vicende irrisolte e umane fragilità; e se il rapporto tra la protagonista Claire e il presunto assassino Clive è efficace e venato di suspense, non lo stesso si può dire di altre parti, ripiegate su concetti psicologici (e caratteri) francamente un po’ risaputi.
Ciò detto, “Saint X” è un buon esordio, tutto sommato, soprattutto – mi perdoneranno gli appassionati di narrativa al femminile! – se si guarda al panorama un po’ sconfortante delle scrittrici contemporanee, che sono troppe e troppo simili tra di loro, pur credendosi ciascuna una voce originalissima e indispensabile. Ecco, Alexis Schaitkin non mi dà quest’impressione di supponenza, per fortuna. la sua scrittura cede un po’ da una parte sulla trama gialla, tirata troppo per le lunghe, e dall’altra sull’incapacità (ma forse questa non è una colpa, dopotutto) di arrivare a un vero e proprio finale, a un punto che – nel bene come nel male – si possa considerare culminante della riflessione e del pensiero dell’Autrice.
(Recensione scritta ascoltando Enya, “Caribbean Blue”)
PREGI:
la scrittura per lunghi tratti non è banale e approfondisce caratteri e sottotrame, dando praticamente eguale spazio alla protagonista Claire, alla ricerca della verità su sua sorella Alison, e ai possibili carnefici di Alison stessa, messi in scena in una chiave umana e sfaccettata, complessa e non stereotipata. Ogni personaggio sembra avere un peso, ogni gesto sembra finire sotto la lente d’ingrandimento, e il panorama complessivo, tra i Caraibi e New York, è ben riuscito a interessante
DIFETTI:
il libro parte come un thriller (narrazione al presente), diventa una rievocazione vagamente trasognata, poi un dramma sororale, poi una storia d’amore impossibile, poi torna brevemente ad essere un giallo, per trasformarsi infine in una sorta di soap opera caraibica con tocchi omosessuali: un po’ troppi ingredienti per una zuppa! E il sapore un po’ ne risente, non neghiamolo
CITAZIONE:
“In un’altra versione di questa storia, due anime, le cui esistenze sono stare irrimediabilmente compromesse dalla stessa notte di tanti anni prima, si ritrovano a New York e costruiscono una nuova vita insieme, per uno di quegli assurdi scherzi del destino di cui sentiamo parlare molto più spesso di quanto ci aspetteremmo. […] Perché, consapevoli o meno, tutti noi continuiamo a vivere nella scia di qualcosa che ci è capitato.” (pag. 357)
GIUDIZIO SINTETICO: **½
LEGENDA RECENSIONI
Sia per i libri che per i film, adotto nel giudizio sintetico il “sistema Mereghetti”, che va da 0 a 4 “stelline”: a 0, ovviamente, i giudizi più negativi, a 4 quelli più positivi, con tutti i possibili gradi intermedi…

Recensioni di Libri e Film, Racconti e Saggi... a cura di Matteo Fontana