LA CONCESSIONE DEL TELEFONO – Andrea Camilleri

# 13Andrea Camilleri – LA CONCESSIONE DEL TELEFONO (Sellerio, 1998, pag. 269)

Il tentativo del commerciante di legnami di Vigàta Filippo Genuardi di ottenere, nel 1891, la concessione di una linea telefonica ad uso privato si mescola con gli intrighi mafioso-politici di tutta una serie di irresistibili personaggi che vanno dal Capo di Gabinetto della Questura di Montelusa al suocero dello stesso Genuardi, dal geometra dell’Ufficio Poste e Telegrafi Agostino Pulitanò ai vari avvocati, parroci e proprietari terrieri che perseguono – ciascuno – il proprio interesse…

Incredibilmente basato – come dichiara lo stesso Autore – su un reale incartamento datato 1892 relativo ad una richiesta di concessione telefonica privata in Sicilia, questo libro è forse il capolavoro di Andrea Camilleri, scrittore che, personalmente, non disprezzo ma nemmeno idolatro. Buon narratore di gusto regionale, capace architetto di trame gialle (si veda l’intera serie dei romanzi sul commissario Montalbano), Camilleri non va preso però necessariamente per un grande scrittore. Al contrario, trovo che i suoi lavori più riusciti siano proprio quelli più “leggeri”, quelli nei quali l’Autore si prende meno sul serio e sembra diventare l’attonito osservatore di tutta una serie di assurdità umane e burocratiche, caratteriali e “di popolo”.

Perché non c’è dubbio che Camilleri sappia descrivere la sua terra, la Sicilia, forse non con la lancinante profondità di uno Sciascia, né con la fluente poesia di un Pirandello, ma con l’arma dell’ironia e del sogghigno. Il microcosmo dell’immaginaria Vigàta, così come di Montelusa, esplorato attraverso il tempo (ai giorni nostri con le vicende del commissario Montalbano e nel corso dell’Ottocento con romanzi come “Il birraio di Preston” e, appunto, “La concessione del telefono”) è una sorta di condensato di Sicilia e sicilianità, sorretto dal consueto linguaggio semi-dialettale nel quale Camilleri sguazza come un pesce nell’acqua e da una galleria di personaggi effettivamente irresistibili per caratterizzazione e divertimento. L’idea-chiave della “Concessione del telefono” è l’alternanza, capitolo dopo capitolo, di “cose scritte” e “cose dette”, ovvero la narrazione svolta non già attraverso un comune meccanismo di terza persona, con un narratore più o meno onnisciente che domina (e ordina) l’intera materia, bensì attraverso la documentazione burocratica e le lettere, formali e non, scritte dai personaggi durante la vicenda (“cose scritte”) e attraverso i frizzanti, divertiti, ironici e ficcanti dialoghi cui, volta a volta, i personaggi hanno dato vita (“cose dette”).

Ne risulta un puzzle scatenato e tragicomico, nel quale le battute di mogli vogliose e mariti fedifraghi si alternano a seriose lettere di Prefetti o di Capi di Gabinetto, e in cui personaggi semi-analfabeti, altezzosi politicanti di lungo corso, legulei più o meno ammanicati con la Mafia, intermediari più o meno puliti, preti, commercianti e poliziotti sono le pedine di un unico gioco ben più grande di loro, la cui partita si disputa su una scacchiera che nessuno (o quasi…) padroneggia per intero. Le vicende individuali finiscono per collidere tra loro, e comporre un panorama più vasto di “rapporti umani” dominati – in Sicilia ma non solo! – da ipocrisia e menzogna. Camilleri riesce dunque a raccontare una Sicilia non banale con un romanzo solo all’apparenza “leggero”, che conquista con trascinante ironia e che riesce, più di altri, a dire qualcosa di interessante su quella varia e variegata “umanità” che da sempre è al centro degli interessi dell’Autore.                   

(Recensione scritta ascoltando Franco Battiato, “Centro di gravità permanente”)

PREGI:
l’alternanza di “cose scritte” e “cose dette” funziona benissimo e dà al romanzo un aspetto un po’ “esotico” che, lungi dal complicarla, facilita la lettura e la rende ancor più interessante

DIFETTI:
ovviamente non è il libro più adatto per chi ama leggere in un italiano pulito e corretto! Camilleri costruisce i suoi intrecci a partire da formulazioni linguistiche ibride che possono anche stancare

CITAZIONE:
“Ah dio ah dio dio dio dio che bello che bello ah dio dio ancora ancora ancora ah dio accussì accussì accussì sì sì sì sììì moro moro morta sugnu morta continua Pippù continua Pippù oh dio oh dio che fai che fai pirchì ti fermi?”
“Mi stuffai, mi stancai”
“Che fai tinni nesci? Tinni nesci? No no no pi carità trasi trasi Pippù accussì accussì ah dio ah dio accussì tutta tutta ancora ah dio dio…”
“Ci parli a to’ patre, troia?”
“Sì sì sì ci parlo ci parlo dimmi ancora troia!”
(pagg. 49-50)

GIUDIZIO SINTETICO: ***

LEGENDA RECENSIONI
Sia per i libri che per i film, adotto nel giudizio sintetico il “sistema Mereghetti”, che va da 0 a 4 “stelline”: a 0, ovviamente, i giudizi più negativi, a 4 quelli più positivi, con tutti i possibili gradi intermedi…

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NON GIUDICABILE con i sistemi “classici” di voto
PESSIMO
QUASI PESSIMO
BRUTTO
BRUTTINO
 
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**1/2
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***1/2
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ACCETTABILE
DISCRETO
BUONO
MOLTO BUONO
CAPOLAVORO