LA VITA SESSUALE DELLE GEMELLE SIAMESI – Irvine Welsh

# 67 – Irvine Welsh – LA VITA SESSUALE DELLE GEMELLE SIAMESI (TEA, 2016, pag. 426)

Premessa: questa recensione è un po’ diversa dalle altre. Chiedo venia a chi si è affezionato al consueto modello che propongo, con riassuntino in testa, commento e poi conclusioni, con pregi e difetti. Però leggete ugualmente: credo ne valga la pena.

Ieri, primo agosto, sulla metro. Salgo (un po’ più tardi rispetto al solito). Mi siedo. Mi metto a leggere. Passa qualche fermata. A un certo punto sale una ragazza non vedente, occhiali scuri e bastone.
“Qui c’è un posto libero?” chiede. Effettivamente ce n’è uno accanto a me, ma per agevolarla mi faccio da parte io e le cedo il posto d’angolo della fila da quattro.
“Sì, ecco, proprio qui”, le dico. E mi accorgo che non so spiegarle esattamente dove! Farfuglio. “Alla sua sinistra, subito dopo la sbarra…” Sorride.
“Quello da cui si è appena spostato per farmi posto?” chiede.
“Esatto…” Resto basito. Lei mi ringrazia si siede, accorcia il bastone. Io riprendo a leggere. Dopo un po’, mi chiede:
“Posso sapere che libro sta leggendo? Ho sentito il fruscio delle pagine…” “Un romanzo di Irvine Welsh.”
“Ah, quello di ‘Trainspotting’? Bello! Come si intitola…?”
“Ehm… Beh… La vita sessuale delle gemelle siamesi!” rispondo, vagamente imbarazzato.
“Non lo conosco! Com’è?”
“Niente male! Non sono ancora neanche a metà, ma è interessante. Ovviamente deve piacere lo stile di Welsh… Però questo è un po’ particolare, perché non è ambientato a Edimburgo e non ha per protagonisti dei tossici. È ambientato a Miami, che per Welsh è un bel cambiamento dalle atmosfere scozzesi o al massimo londinesi dei libri più famosi…”
“Anche Amsterdam!” interviene lei, con entusiasmo. “E in ‘Colla’ ci sono delle scene a Monaco, all’Oktoberfest!”
“Giusto!”, e sono entusiasta anch’io! Una fan non vedente di Welsh che ama parlare di libri: stamattina la metro – ricordo di aver pensato – mi ha regalato proprio una bella compagnia.

Allora mi sento incoraggiato e proseguo:
“Per la verità, però, i tossici ci sono anche qui, perché in fondo questo libro parla di ossessione per il corpo e dipendenza da cibi… In pratica è la storia di una personal trainer e di una ragazza obesa che allacciano uno strano rapporto di amore-odio, il tutto in salsa Welsh, ovvero linguaggio sboccato, personaggi di contorno piuttosto macchiettistici ma sempre divertenti, e in più che strano vederlo (mi sono subito pentito della scelta verbale, ma ormai era andata!) alle prese con un’ambientazione che non gli appartiene! La solare Miami!”
“Dev’essere molto divertente!” commenta lei. “Senti… scusa, posso darti del tu?”
“Certo.”
“Non è che me ne leggeresti un pezzettino?”
“Ma… qui?”
“Sì… Sono curiosa! Giusto qualche riga!”
“Okay… Solo che… Da che punto?”
“Fa lo stesso, tanto non l’ho letto… Giusto un passaggio, scegli tu…”

Inizio a sfogliare il libro, in cerca di una pagina… non troppo sboccata! Ma con Welsh è una missione impossibile, ogni due righe, tra imprecazioni e definizioni fulminanti (e irrispettose…) il turpiloquio abbonda. Alla fine scelgo questo (è la battuta in discorso diretto di un personaggio, una producer televisiva):
“Alcuni dicono che la TV ha parecchie colpe, soprattutto per i reality. Ti dirò la verità… Io sono entrata nel gioco con l’intenzione di fare roba di qualità, ma è che manca proprio la richiesta. La gente è talmente impaurita, rincoglionita e influenzabile che se si sente stimolata cambia canale, passando a un mondo di inutili parassite come Paris o le Kardashian, perché quelle hanno i soldi. Vogliono o immaginarsi in quella cerchia, o semplicemente guardarle mentre si fanno scopare.” (pag. 54)

“Wow!” fa la ragazza. “Sai, io ascolto tantissimi audiolibri, e posso dirti una cosa? Dovresti registrarne qualcuno anche tu, hai una voce perfetta!”
A questo punto non so più davvero cosa dire, ringrazio balbettando, mi schermisco.
“Comunque scusa se ti ho interrotto” fa lei. “Non è bello interrompere chi legge, ma è anche raro incontrare lettori. Ormai sono tutti attaccati al telefonino…”
Non posso che essere d’accordo, e finiamo per spendere due parole anche sul fatto che non sarebbe giusto neppure demonizzare chi utilizza tanto lo smartphone, è un fatto tecnologico, oltre che di costume. Lei stessa ammette che spesso lo usa proprio per ascoltare i libri, e io riesco a fermarmi proprio poco prima di dire: “Anni fa non avresti VISTO nessuno col cellulare perennemente in mano!” ma, proprio mentre cerco una frase sostitutiva, la voce automatica del treno annuncia la fermata Palestro. La ragazza deve scendere, riallunga il bastone, sorride, mi ringrazia ancora per la lettura, dice che si procurerà l’audiolibro, io le auguro buona giornata e lei buone letture. E niente, ho deciso in quel momento che questa sarebbe stata la recensione di questa settimana, fatevela bastare. E dire che il libro non sono neanche vicino a finirlo! Fidatevi, comunque: non è male!  

(Recensione scritta ascoltando Manzanita, “Arranca”)

GIUDIZIO SINTETICO: ***

LEGENDA RECENSIONI
Sia per i libri che per i film, adotto nel giudizio sintetico il “sistema Mereghetti”, che va da 0 a 4 “stelline”: a 0, ovviamente, i giudizi più negativi, a 4 quelli più positivi, con tutti i possibili gradi intermedi…

?
0
1/2
*
*1/2
NON GIUDICABILE con i sistemi “classici” di voto
PESSIMO
QUASI PESSIMO
BRUTTO
BRUTTINO
 
**
**1/2
***
***1/2
****
ACCETTABILE
DISCRETO
BUONO
MOLTO BUONO
CAPOLAVORO