# 86 – Antonio Pennacchi – LE IENE DEL CIRCEO (Laterza, 2010, pag. 211)
“Questo non è un libro vero” – scrive Pennacchi nell’introduzione – “è solo un divertissement o – meglio ancora – è un’incazzatura che m’era cominciata nel 1989 a Sabaudia assistendo da neofita dilettante a un convegno di scienziati veri.” Perché Pennacchi s’è incazzato? Semplice: le più moderne teorie di archeologia preistorica non lo convincono, soprattutto quando negano la presenza di una vera e propria cultura di Neandertal, con tanto di riti religiosi e (forse) linguaggio strutturato, in quello che oggi è il litorale laziale in concomitanza del monte Circeo. E attribuiscono a una semplice iena quello che a Pennacchi piacerebbe avesse fatto un uomo, seppur primitivo…
Va bene, lo confesso: ho girato attorno a questo libretto a lungo, e alla fine mi sono deciso a leggerlo. Un po’ perché non mi fido fino in fondo di Pennacchi, furbo affabulatore che – con l’irresistibile veracità del suo linguaggio veneto-romanesco – sarebbe capace di convincere chiunque che l’acqua non è bagnata; e un po’ perché il tema del libretto è francamente bizzarro: il ritrovamento di un cranio neandertaliano (senza “h”, mi raccomando, altrimenti Pennacchi s’incazza!) nella Grotta Guattari sul Circeo ad opera del grande archeologo Alberto Carlo Blanc, nel 1939.
Ritrovamento del quale ancora si discuteva, accesamente, nel 1989, durante il convegno a Sabaudia che fece sbroccare il povero Pennacchi. Infatti, mentre Blanc – forte del fatto che il cranio fosse stato ritrovato perfettamente al centro di un cerchio di pietre – aveva ipotizzato un qualche tipo di rito di inumazione, i moderni archeologi e paleoantropologi derubricano tutto al… banchetto di una iena o di un gruppo di iene! Iene preistoriche, ma pur sempre iene. Niente riti, niente civiltà strutturata, niente cultura. Voi direte: va beh, ma che gliene può fregare a Pennacchi di chi abbia piazzato il cranio del lontano antenato neandertaliano nel bel mezzo di Grotta Guattari, sul monte diventato famoso per altre iene (Guido, Ghira, Izzo – i veri mostri del Circeo)?

Alberto Carlo Blanc (1906-1960) 
Antonio Pennacchi (1950-2021)
Ebbene, a Pennacchi gliene frega, perché è un polemista nato, e poi perché – in effetti – le teorie iper-moderne non convincono del tutto. Intendiamoci: non è mia intenzione difendere a spada tratta il pamphlet di Pennacchi, un po’ confuso e certamente inappropriato nel linguaggio. Però la trattazione – esposta in chiave più romanzesca che saggistica, anche perché l’Autore non è un paleoantropologo – ha indubbiamente un che di affascinante, di persuasivo, e vive più di curiose divagazioni (come quella su Ajmone Finestra, protagonista di un altro libro di Pennacchi, “Palude”) che di considerazioni scientifiche o pseudo-scientifiche.
Insomma, Pennacchi ci racconta a modo suo questa storia che si dipana su più di 50.000 anni, e che ha il pregio di raccordare il mondo dei Neandertal con le micragnosità accademico-politiche dell’oggi (e dell’Italia…). Il racconto è apparso inizialmente a puntate sulla rivista “Limes”, ed è stato raccolto in volume solo in un secondo tempo.
Con onestà, Pennacchi pubblica – in nota – anche la piccata lettera con cui il “capo delle iene”, il professor Giacomo Giacobini, Segretario Generale dell’International Association for the Study of Human Paleontology, risposte alle sue veementi critiche. Il libretto, alla fine, non si può definire disonesto, né sgradevole.
È, anzi, un curioso esempio di saggio romanzato, o di romanzo saggistico, che fa vivere e accosta, per le sue poco più di duecento paginette, le storie più bizzarre e diverse, dalla Preistoria al Ventennio, dall’immediato anteguerra agli anni ’80, mescolando paleoarcheologia, politica, società, storie di famiglia e ricordi personali, in un “pot-pourri” che – se fosse lungo 400 pagine – sarebbe indubbiamente indigesto (anche perché Pennacchi tutto ha tranne che il linguaggio dello studioso!), ma che – attestandosi sulle 200 – risulta alla fine abbastanza gradevole, e tutto sommato (pregio non da poco) un po’ fuori dagli schemi.

(Recensione scritta ascoltando Rino Gaetano, “Ma il cielo è sempre più blu”)
PREGI:
snello eppure denso di informazioni e dettagli, bizzarro per come espone con parole semplici, persino volgari!, teorie anche complesse di paleoantropologia, “Le iene del Circeo” è una vera e propria “pennacchiata”, che non può – almeno in parte – non divertire
DIFETTI:
anche se alcune idee espresse nel libro appaiono convincenti, non bisogna dimenticare che non si tratta di un saggio scientifico: la veemenza dell’Autore nel difendere le proprie idee non è garanzia di veridicità, e il tono – a tratti – si fa davvero un po’ greve
CITAZIONE:
“Secondo gli studiosi il Neandertal era bianco e noi neri, perché eravamo rimasti tutte quelle migliaia d’anni al sole dell’Africa. Lui invece, essendosene venuto in Europa, al freddo per giunta delle epoche glaciali – oltre che bianco di pelle s’era fatto forse pure biondo e con gli occhi azzurri.” (pag. 98)
GIUDIZIO SINTETICO: **
LEGENDA RECENSIONI
Sia per i libri che per i film, adotto nel giudizio sintetico il sistema Mereghetti, che va da 0 a 4 stelline: a 0, ovviamente, i giudizi più negativi, a 4 quelli più positivi, con tutti i possibili gradi intermedi…

Recensioni di Libri e Film, Racconti e Saggi... a cura di Matteo Fontana