LE PARTICELLE ELEMENTARI – Michel Houellebecq

# 141 – Michel Houellebecq – LE PARTICELLE ELEMENTARI (Bompiani, 2008, ediz. orig. 1998, pagg. 316)

Le parabole per certi versi opposte di due fratellastri, Michel e Bruno, figli di una ex-sessantottina tanto libertaria quanto scriteriata, sembrano convergere per qualche breve e strano momento: entrambi fondamentalmente anaffettivi, vuoi per temperamento (Michel), vuoi per traumi infantili (Bruno), ma opposti quanto a caratteri e reazioni (Michel è un biologo chiuso in sé stesso e impermeabile ai sentimenti, Bruno è un insegnante erotomane che sperpera lo stipendio tra prostitute e club per naturisti), questi antieroi di un Occidente sulla via del tramonto imboccheranno entrambi, ciascuno a suo modo, la via di un inevitabile cupio dissolvi

Se ci si trova tra amici appassionati di letteratura e si ha voglia di intavolare una disputa oziosa, ci si può porre la domanda: qual è il capolavoro di Michel Houellebecq, tra “Piattaforma e “Le particelle elementari”? Perché non c’è dubbio che si tratti dei due libri di gran lunga più importanti, e più riusciti, del grande scrittore francese. Io stesso, lo ammetto, non so dare una risposta alla domanda posta poco sopra, o meglio: oscillo tra un titolo e l’altro, come un pendolo, e preferisco parlare – per entrambi – di capolavoro. Accomunati da un pessimismo più che cosmico e dalla tematica esplicitamente sessuale, si tratta infatti dei due libri nei quali il pensiero lucido e dirompente di Houellebecq, una condanna senza appello dell’Occidente, schiacciato sotto il peso delle sue contraddizioni e della sua sfrenata passione per il ‘politicamente corretto’, emerge con la massima nitidezza.

Il conflitto tra desiderio e rispettabilità sociale, tra sbandierate libertà individuali e impossibilità di realizzazione personale esplode, in particolare, ne “Le particelle elementari” attraverso due parabole di impressionante precisione, e di terribile freddezza: se Michel Djerzinski è uno scienziato che – privo di pulsioni propriamente dette – si interroga sulla drammatica imperfezione della natura umana, e su quanto in essa siano proprio i sensi e le pulsioni a creare danni, il suo fratellastro Bruno Clement è un erotomane frustrato, un uomo tragico nel quale le pulsioni sono completamente fuori controllo, e arrivano a occupare tutto lo spazio della vita. Entrambi, ciascuno a suo modo, in cerca di un impossibile equilibrio, Michel e Bruno sembrano rappresentare le istanze parimenti contraddittorie della società occidentale contemporanea, contro la quale Houellebecq si scaglia, senza per questo diventare un novello, inutile Savonarola: lo scrittore, infatti, si guarda bene dal condannare le pulsioni in quanto tali, concentrando il suo “j’accuse”, piuttosto, sulle contraddizioni che le democrazie occidentali producono a getto continuo.

Basando le loro società sul consumismo più sfrenato e sulla creazione di sempre nuovi desideri (non esclusivamente, ma per la maggior parte sessuali), e negandone poi il soddisfacimento (legato alla disponibilità economica) ad ampie fasce di popolazione, le democrazie liberali sono – a detta di Houellebecq – delle sette fallite, che lanciano la corsa a obiettivi sempre più ambiziosi ma non offrono, se non a pochissimi, gli strumenti per raggiungerli, generando così un clima di sordo conflitto, di strisciante insoddisfazione, che non può che sfociare in frustrazione, dolore e violenza. Piegato da un senso di impotenza che egli stesso genera, come una malattia auto-immune, il mondo occidentale è, secondo Houellebecq, destinato a diventare la preda di mondi ben più primitivi e feroci, mondi nei quali la componente fondamentalmente animale e belluina dell’Uomo non solo non viene rimossa, ma viene anzi difesa ed esaltata.

Pubblicato nel 1998, “Le particelle elementari” è un capolavoro assoluto, in grado di dare corpo e struttura narrativa (con un finale pazzesco, tra l’altro!) a quella riflessione, già poderosa ma ancora incompleta, che aveva fatto capolino nel folgorante esordio houellebecqiano, “Estensione del dominio della lotta”. Anaffettivi e disillusi, o forse fin troppo illusi, Michel e Bruno sono due uomini allo sbando, due personaggi indimenticabili nella loro miseria spirituale, raccontati da Houellebecq senza partecipazione emotiva, con fredda oggettività ma con uno stile talmente perfetto da somigliare a una sonata di Bach – o a un’opera di Schönberg: nemmeno una nota può essere spostata, pena il crollo di una struttura tanto distaccata quanto perfetta, tanto venata di disperazione da apparire gelida e levigata, tanto “volgare” nel contenuto da riuscire ad essere, alla fine, pura e assoluta come un teorema matematico.                    

(Recensione scritta ascoltando gli Other Lives, “Black Tables”)

PREGI:
probabilmente, a conti fatti, “Le particelle elementari” è veramente il miglior libro di un Autore che di grandi libri ne ha scritti diversi. Nessuno, però, ha il nitore abbagliante di questo, nessuno riesce ad andare tanto a fondo nell’autopsia della società occidentale di fine XX secolo, con vista sul XXI (e previsioni più che azzeccate). A tutto questo, si aggiungano personaggi perfettamente delineati e un finale-bomba

DIFETTI:
trovare delle vere e proprie pecche in un libro tanto levigato è praticamente impossibile. Diciamo che il tono di fondo, cupo e disperante, non è per tutti i palati, e l’abbondanza di scene a sfondo sessuale può disturbare i lettori meno avvezzi a questo tipo di letteratura. L’esperienza, però, è di quelle che restano!

CITAZIONE:
“Di per sé il desiderio – contrariamente al piacere – è fonte di sofferenza, di odio e di infelicità. […] La soluzione degli utopisti […] consiste nell’annientare il desiderio, e le sofferenze connesse, organizzandone l’immediata soddisfazione. All’opposto, la società erotico-pubblicitaria in cui viviamo si accanisce a organizzare il desiderio, a svilupparlo fino a dimensioni inaudite, al tempo stesso controllandone la soddisfazione nel campo della sfera privata. Affinché la suddetta società funzioni, affinché la competizione continui, occorre che il desiderio cresca, si allarghi e divori la vita degli uomini.” (pagg. 161-162)

GIUDIZIO SINTETICO: ****

LEGENDA RECENSIONI
Sia per i libri che per i film, adotto nel giudizio sintetico il “sistema Mereghetti”, che va da 0 a 4 “stelline”: a 0, ovviamente, i giudizi più negativi, a 4 quelli più positivi, con tutti i possibili gradi intermedi…

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NON GIUDICABILE con i sistemi “classici” di voto
PESSIMO
QUASI PESSIMO
BRUTTO
BRUTTINO
 
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**1/2
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***1/2
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ACCETTABILE
DISCRETO
BUONO
MOLTO BUONO
CAPOLAVORO