LE TETTINE DELLA DICIOTTENNE – Etgar Keret

# 47 – Etgar Keret – LE TETTINE DELLA DICIOTTENNE (Feltrinelli, 2017, pag. 158)

Trentaquattro brevi e spesso surreali racconti, trentaquattro micro-storie israeliane, rapidi colpi d’occhio su una realtà che non è mai quella che sembra, perché c’è sempre un sostrato assurdo a sorreggerla o sminuirla, a rafforzarla o a smontarla: dall’uomo che convive con una donna che di notte si trasforma in uomo al tassista – buon padre di famiglia – che pure non può esimersi dall’adocchiare le minorenni per la strada, fino al cane che resiste a ogni tentativo di abbandonarlo o di sopprimerlo e alla coppia di amanti la cui notte d’amore è raccontata… dagli elettrodomestici e dal gatto di casa!

La letteratura ebraica, contemporanea come anche datata, ha una caratteristica particolare: la capacità di non prendersi troppo sul serio, altrimenti detta autoironia. Il celebre umorismo ebraico può essere più o meno sperticato, più o meno volgare (chi non ricorda “Lamento di Portnoy” di Philip Roth?), più o meno amaro, ma è una presenza costante nelle opere della letteratura israeliana. Etgar Keret, classe 1967, non solo non sfugge a questa illustre tradizione, ma la rilancia innestandovi una vena squisitamente surreale. Il risultato è – giocoforza – un po’ altalenante, come capita quasi sempre con le raccolte di racconti, per quanto possano essere brevi e compatte.

Nel caso delle “Tettine della diciottenne” (titolo piuttosto furbo dovuto, presumo, al marketing editoriale…), si va dall’ottimo livello di racconti come “Il tarchiato” e “Hanno sparato a Tuvia” ai risultati piuttosto dubbi di altri come “Ripa-parazione”, “Cavallino” o “Shriky”. In mezzo, diversi buoni racconti, accomunati proprio dalla vena surreale di un Autore capace di spiazzare a volte con la risata, altre volte con la lacrima (ma, tutto sommato, più spesso con la risata). La raccolta che ne esce è un po’ eterogenea, ma di semplice lettura, capace – nei suoi punti migliori – di far sollevare al lettore gli occhi dalla pagina, col pensiero (divertito): “Non può aver scritto questa cosa!”, e – nei suoi punti più deboli, quelli nei quali l’assurdo appare francamente un po’ fuori controllo – di far pensare: “Questo racconto semplicemente non ha senso!” E il punto è che è proprio così: alcuni racconti un senso propriamente detto non ce l’hanno e non lo cercano, e Keret sembra perfettamente consapevole che il mondo sia fatto anche dal girare a vuoto di personaggi e idee, anche dagli intrecci più assurdi o dalle relazioni più improbabili, o dai casi più misteriosi.

Non diceva forse Wittgenstein: “Il mondo è la totalità dei fatti”? Ebbene, pur senza avere l’ambizione di cogliere la wittgensteiniana totalità dei fatti, “Le tettine della diciottenne” (che, per inciso, è il titolo del racconto sul tassista sporcaccione, elevato dall’edizione italiana a titolo dell’intera raccolta) riesce a proporci un piccolo, forse innocuo ma non sgradevole caleidoscopio di storie e volti, un incrocio di (dis)avventure dal tenero all’osceno, dal comico al tragico, dal quotidiano all’incomprensibile che – volenti o nolenti – ci restituiscono l’immagine di un mondo indecifrabile, che ha forse proprio nell’indecifrabilità la sua caratteristica migliore. E cosa, meglio dell’ironia ebraica, è in grado di fare i conti – a livello letterario, perlomeno! – con l’indecifrabilità del mondo, e dell’esistenza?

(Recensione scritta ascoltando Wolfgang Amadeus Mozart, “Piano Concerto No. 21, K.467”)

PREGI:
Una mirabile “brevitas”, che rende la lettura molto agevole, anche a chi non ama la forma del racconto, e trasmette fin da subito l’impressione – corretta – che l’Autore sappia evitare di prendersi troppo sul serio

DIFETTI:
Come spesso accade, i racconti sono ineguali quanto a efficacia e impatto: alcuni sono splendidi, altri francamente dicono poco. Il mio preferito? Sono indeciso tra “Hanno sparato a Tuvia”, “Il tarchiato” e “Ancora una storia, e poi basta”! Chi vorrà, mi scriva pure i suoi racconti preferiti…

CITAZIONE:
“Sivan, così si chiama lei, dorme avvolta nella coperta con la bocca socchiusa. Sembra una bambina. È talmente bella ora, così tranquilla, come può esserlo solo chi dorme, anche se non tutti. Per un istante lo studente vorrebbe prenderla, infilarla in una bottiglia e mettersela vicino al letto, come una di quelle boccette piene di sabbia colorata che un tempo si portavano dal Sinai come souvenir. Come quelle lucine che i bambini tengono accese la notte quando hanno paura del buio.” (pag. 89 – dal racconto “Bottiglia”)

GIUDIZIO SINTETICO: **

LEGENDA RECENSIONI
Sia per i libri che per i film, adotto nel giudizio sintetico il “sistema Mereghetti”, che va da 0 a 4 “stelline”: a 0, ovviamente, i giudizi più negativi, a 4 quelli più positivi, con tutti i possibili gradi intermedi…

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NON GIUDICABILE con i sistemi “classici” di voto
PESSIMO
QUASI PESSIMO
BRUTTO
BRUTTINO
 
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**1/2
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***1/2
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ACCETTABILE
DISCRETO
BUONO
MOLTO BUONO
CAPOLAVORO