IL MANUFATTO – Gregory Benford

# 48 – Gregory Benford – IL MANUFATTO (Editrice Nord, 1989, pag. 436)

In un futuro prossimo che potrebbe benissimo essere il nostro presente (il libro, in fondo, è del 1985…), l’archeologa americana Claire Anderson si unisce al fisico John Bishop per risolvere l’enigma di un misterioso manufatto da lei rinvenuto in una tomba micenea, risalente a circa millecinquecento anni prima di Cristo. A complicare le cose, il precipitare della Grecia in una oscura dittatura militare, e le trame avverse di un archeologo di Atene, Alexandros Kontos, deciso a rientrare in possesso del manufatto…

Editrice Nord è sinonimo, per i più, di fantascienza. E infatti anche questo “Il manufatto” del professore di fisica Gregory Benford uscì nella mitica “Collana di fantascienza” dalle copertine rigorosamente grigie, che ha reso nota in tutta Italia una casa editrice specializzata nello scovare e pubblicare i testi – perlopiù anglosassoni, ma non solo – più interessanti del genere fantascientifico. Insomma, per intenderci, Editrice Nord è stata per molto tempo l’unico contraltare possibile dell’altrettanto mitica Urania, la collana di testi fantascientifici di Mondadori, diretta per diversi anni da Carlo Fruttero.

Non entrerò nel merito di questo derby tutto letterario, interessante da raccontare, ma in un’altra sede, un’altra volta; oggi, ho voglia di scrivere qualche riga a proposito di questo curioso romanzo di Gregory Benford, trovato – manco a dirlo – su una bancarella, scartabellando tra decine e decine di testi simili, tutti grigi, alcuni umidi di cantina, altri ingialliti dal tempo. Perché ho acchiappato proprio “Il manufatto”? Presto detto: ho trovato interessante il connubio tra archeologia e fantascienza. Questa vicenda, iniziata millecinquecento anni prima della nascita di Cristo e terminata in un futuro prossimo (rispetto al tempo in cui scriveva l’Autore), connotato dagli inediti sconvolgimenti socio-politici che riguardano la Grecia, mi è parsa un tentativo molto stimolante di raccordare discipline scientifiche e umanistiche. In fondo, l’archeologia si serve della scienza ogni volta che ne ha bisogno: ad esempio, con la datazione al Carbonio-14, ma anche con le analisi di laboratorio su sostanze e leghe metalliche rinvenute negli scavi. Insomma, usare la fisica per gettare luce sui misteri del passato è un’idea tutt’altro che anodina.

In più, ad attirare, c’è il “MacGuffin” rappresentato dal misterioso oggetto cubico – forse un esempio di tecnologia aliena? O un enigma gravitazionale legato a particelle subatomiche sconosciute? – rinvenuto da Claire in una tomba micenea rimasta sigillata dal 1450 a.C. Insomma, ce nera più che abbastanza perché la mia curiosità di lettore onnivoro si destasse. Ebbene, bisogna essere sinceri: per quanto lo spunto sia interessante, e sia apprezzabile il tentativo – generosamente perseguito – di scrivere un libro scientificamente rigoroso ma anche avventuroso, insomma, un libro che non transiga sulla veridicità delle descrizioni scientifiche senza rinunciare alla costruzione di una trama complessa e, nelle intenzioni, ricca di colpi di scena, ecco, nonostante tutto questo, la scrittura di Gregory Benford non riesce a reggere le quattrocento e più pagine di racconto, e si arena spesso in sviluppi di trama più che superflui, soprattutto a fronte del motivo di interesse rappresentato dal manufatto! Insomma, quando vorremmo spasmodicamente sapere quali sono i risultati di laboratorio delle analisi effettuate sull’oggetto, l’Autore ci allieta con una lunga cena a casa della mamma della protagonista!

Senza contare che, prima che il manufatto arrivi in un laboratorio a Boston e possa essere studiato, inaugurando la parte indubbiamente più interessante del libro, passano ben 160 pagine. Ora, chiunque mi conosca anche solo un pochino sa che non mi spaventano certo le lunghe letture. In fondo, ho letto Proust quattro volte! Però, in un libro di genere, l’indugiare troppo a lungo su quello che dovrebbe essere il contorno, senza mai permettere al lettore di affondare la forchetta – e i denti – nella pietanza vera e propria, è secondo me un errore, tipico peraltro di chi – più che scrivere – fa un altro mestiere; e Gregory Benford, ricordiamolo, era professore di fisica, mestiere da lui svolto sicuramente molto bene. Non che sia un pessimo scrittore: si nota però la scarsa capacità di sintetizzare la materia, che non può essere del tutto riscattata dalla sincera volontà di offrire al lettore personaggi non stereotipati (Claire è una donna spigliata e interessante, Bishop un fisico piuttosto credibile, di contro però Kontos è un “cattivo” dai tratti sin troppo marcati…). Insomma, niente di infame, ma certo per chi ama il genere, un “Andromeda” di Crichton (che peraltro non considero un grande scrittore!) è tutt’altra cosa.

(Recensione scritta ascoltando Stellardrone, “Gravitation”)

PREGI:
l’idea di base non è male, e la trattazione scientifica dei buchi neri, della gravità, delle forze nucleari ed elettromagnetiche è indubbiamente fededegna

DIFETTI:
il racconto è prolisso e a tratti francamente irritante per come tenta, senza peraltro uno stile sufficientemente sviluppato, di sviare l’attenzione del lettore dal manufatto per cercare, invano, di farlo appassionare a una storia d’amore di cui oggettivamente non si sente la necessità e a una “lotta” tra università e istituti di ricerca stucchevole come poche

CITAZIONE:
“Era stato questo ad attirarlo verso la matematica: non la sua astrazione, ma il fatto che serviva a sondare quella realtà invisibile e più profonda. La gente continuava a sostenere che i matematici erano impacciati nella vita di tutti i giorni, che Einstein non era neppure capace di dare un resto esatto, ma queste erano stupidaggini: a Einstein non importava semplicemente un bel niente del resto. Ciò che lo affascinava erano le cose splendide e impalpabili.” (pag. 82)

GIUDIZIO SINTETICO:

LEGENDA RECENSIONI
Sia per i libri che per i film, adotto nel giudizio sintetico il “sistema Mereghetti”, che va da 0 a 4 “stelline”: a 0, ovviamente, i giudizi più negativi, a 4 quelli più positivi, con tutti i possibili gradi intermedi…

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NON GIUDICABILE con i sistemi “classici” di voto
PESSIMO
QUASI PESSIMO
BRUTTO
BRUTTINO
 
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***1/2
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ACCETTABILE
DISCRETO
BUONO
MOLTO BUONO
CAPOLAVORO