LECTIO BREVIS / 192

Testi, pre-testi, divagazioni e spunti minimi intorno a libri letti, riletti, sfogliati

A cura di Roberto Mandile

PUNTATA 192
PARTE 2 – BUONA LA SECONDA?
Alla ricerca di indizi per capire se il seguito è all’altezza del libro precedente

Patricia Highsmith – IL SEPOLTO VIVO (1970)

Di cosa parla: Sono passati sei anni dai fatti che lo hanno visto implicato nella scomparsa di Dickie Greenleaf e Tom Ripley, che nel frattempo si è sposato, abita in Francia, in una bellissima villa. Qui vive di rendita e dei torbidi affari che lo legano a una casa d’arte inglese, la “Derwatt Ltd” che da anni vende come autentici i quadri di un pittore scomparso, Philip Derwatt. I dipinti sono realizzati, in realtà, da Bernard Tufts. Quando un collezionista americano, Thomas Murchison, arriva a Londra intenzionato a dimostrare, sulla base di suoi sospetti, che un quadro di cui è in possesso è falso, Ripley decide di impersonare Derwatt, per salvare la casa d’arte di cui è socio. Ma Murchison si dimostrerà particolarmente ostinato e a Tom toccherà studiare un piano ben diverso…

Commento: Ci vollero quindici anni a Patricia Highsmith per tornare sul luogo del delitto. Il talento di Mr. Ripley, con il quale aveva fatto la sua comparsa il suo più noto personaggio, era uscito nel 1955. E il truffatore cinico e disinvolto, amante della bella vita e disposto a tutto pur di realizzare i suoi piani, rappresentò una piccola rivoluzione nella letteratura poliziesca: nel gioco tra guardie e ladri, cui Tom si sottrae con fredda astuzia (e anche una certa dose di dabbenaggine altrui), Hisghsmith mette in scena non la consueta vittoria del bene sul male, secondo lo schema più tipico, bensì il trionfo del cinismo. Con buona pace del lettore, che viene costretto dalle spire in cui lo avvolge la scrittrice a parteggiare per il criminale incallito che si fa beffe della giustizia e della morale. Lo schema si ripete anche in questo seguito: la scrittura senza fronzoli dell’autrice è, al solito, trascinante e, per tre quarti del libro, si viene trasportati, senza farsi troppe domande, in un tour de force interamente basato sulle trovate di Tom Ripley. Certo, il gioco è più facile da scoprire e, soprattutto nel finale, il libro mostra un po’ la corda (lasciando, però, intravedere un ulteriore seguito, che arriverà con il terzo episodio della serie, L’amico americano). Anche perché, a differenza che nel primo romanzo, qui Tom è spalleggiato da troppi complici per apparirci ancora nella sinistra luce dell’eroe maledetto. La polizia inglese e quella francese non fanno comunque una figura migliore di quella italiana, che aveva indagato, sei anni prima, sul caso di Dickie Greenleaf.   

GIUDIZIO: **½

Pippo Russo – NEDO LUDI. IL RITORNO (2017)

Di cosa parla: Estate 2006. Sono passati sedici anni da quando Nedo Ludi, stopper dell’Empoli, ha dato l’addio al calcio. L’ex calciatore, nel frattempo, si è sposato con Eleonora, sua compagna di classe alle medie, e ha avuto un figlio, Antonio. Di fronte alle immagini del trionfo della Nazionale italiana che ha appena vinto i Campionati del mondo in Germania, Nedo non riesce a trattenere la rabbia che cova dentro di lui. E così scaglia una bottiglia di birra contro il televisore. Il gesto sarà il capolinea del suo matrimonio, da qualche tempo in crisi. Ma i fili da riannodare per Nedo sono tanti, a partire da quella sera di maggio del 1990. Nel frattempo, il destino gli offre l’opportunità di ricominciare una nuova vita calcistica, questa volta da allenatore degli Allievi, ancora una volta a Empoli…

Commento: Il secondo – e ultimo (parola dell’autore) – capitolo della saga di Nedo Ludi, immaginario stopper dell’Empoli sulla fine degli anni Ottanta, presuppone la lettura del primo capitolo, pubblicato più di dieci anni prima. Pippo Russo, nel ridare vita al suo personaggio, riprende in mano le fila del discorso interrotto, in modo sconvolgente, nel finale del romanzo precedente. E, di nuovo, gioca a intrecciare le vicende personali di Nedo con quelle calcistiche, qui presenti su un doppio livello: quello della squadra Allievi, allenata da Ludi, e la squadra maggiore, seguita attraverso il campionato 2006-2007, il migliore della storia dell’Empoli in Serie A, chiusosi con la qualificazione in Coppa Uefa, e il successivo, conclusosi con la retrocessione all’ultima giornata. Rispetto al primo romanzo, si fanno preponderanti le vicende sentimentali di Nedo, anche se non mancano belle pagine di racconto del calcio. Se è vero che il 2006 è un altro anno cruciale per l’Italia, tra lo scandalo di Calciopoli e la vittoria dei Mondiali, è soprattutto nel racconto del campionato dei ragazzi allenati dal protagonista che l’autore trova la vena migliore, riuscendo a restituire con partecipazione il senso del gioco come occasione di felicità e anche di riscatto personale (si veda la vicenda del difensore Cardinali). Russo sa scrivere e, anche se manca un’idea forte come quella del primo romanzo, la lettura è coinvolgente soprattutto grazie alla capacità dello scrittore di tratteggiare i caratteri dei personaggi. Finale ad effetto, ancora una volta, anche se ampiamente prevedibile.

GUDIZIO: **

PRE-TESTI, DIVAGAZIONI
E SPUNTI MINIMI

Continuare o non continuare? Ci sono libri che nascono già con il seguito, altri che proseguono a furor di popolo, altri ancora che vanno avanti per inerzia. In ogni caso, se talora l’autore si fa pregare per andare avanti (è il caso, ad esempio, de I testamenti, sequel del fortunatissimo Racconto dell’ancella di Margaret Atwood: tra i due libri corrono trentaquattro anni), spesso è il mero successo a convincere gli scrittori a proseguire sulla strada già battuta. Nell’ambito della cosiddetta letteratura di genere, poi, le saghe – modello di riferimento anche per il cinema, ma pure per le fiction e le serie tv – vanno ben oltre il semplice sequel: i tanti libri, correlati tra loro o indipendenti, sono come tanti capitoli dello stesso libro.

E dire che la seconda parte a volte è quasi una necessità. Lo prova il celebre caso niente meno che di Miguel de Cervantes: in un’epoca in cui i diritti d’autore semplicemente non esistevano, lo scrittore spagnolo dovette, nel 1615, pubblicare un seguito (che oggi in genere viene presentato come una “seconda parte”, ma che è a tutti gli effetti un “secondo libro”) delle avventure del suo eroe Don Chisciotte in polemica con un autore tuttora ignoto (ma con uno degli pseudonimi più verosimili della letteratura, Alonso Fernández de Avellaneda) che, un anno prima, aveva dato alle stampe un seguito apocrifo dal titolo Segundo tomo del ingenioso hidalgo Don Chisciotte de la Mancha. Così Cervantes, nel prologo alla sua seconda parte, sente il dovere di rivendicare la continuazione delle vicende del suo cavaliere, lasciando intendere che un ulteriore seguito non sarà in nessun modo possibile:

“Questa seconda parte del Don Chisciotte ch’io ti offro è tagliata dal medesimo artefice e dallo stesso panno della prima e che in essa ti presento don Chisciotte continuato e, alla fine, morto e seppellito, sì che nessuno mai osi produrgli nuovi testimoni, bastando i passati; come pure basta che un uomo dabbene abbia fatto conoscere queste sue sagaci pazzie, senza volercisi rimettere di nuovo, perché l’abbondanza delle cose, anche se buone, fa che non siano pregiate, mentre la scarsezza, magari delle cattive, conferisce loro certo valore”.

Se non saremo mai troppo grati a Cervantes della seconda parte del suo romanzo, nella quale peraltro gioca proprio a destituire di fondamento le vicende raccontate nel volume apocrifo (è lo stesso Don Chisciotte a fare allusioni alla storia “recentemente stampata dall’aragonese” per smentirla!), due secoli e mezzo più tardi i riferimenti metaletterari fanno capolino anche in un altro grande romanzo riconducibile, pur con notevoli differenze, all’ambito picaresco. Le avventure di Huckleberry Finn di Mark Twain è, per certi versi, il seguito del precedente Le avventure di Tom Sawyer. Il cambiamento più rilevante, ossia il passaggio dalla narrazione in terza persona a quella in prima, conduce l’autore a una sorta di sdoppiamento, con il paradossale risultato che nell’incipit Huck, cominciando a riferire la sua storia, sente il bisogno di evocare il romanzo precedente non senza precisare, però, che quella volta a raccontare il tutto era stato il signor Mark Twain, cui si può riconoscere una sostanziale sincerità, pur in presenza di qualche esagerazione:

“Voi non sapete nulla di me, a meno che non abbiate letto un libro chiamato Le avventure di Tom Sawyer; ma non importa. Quel libro fu scritto dal signor Mark Twain, che per lo più disse la verità. C’erano delle esagerazioni, ma per lo più egli disse la verità. Questo non dimostra nulla. Non ho mai conosciuto nessuno che una volta o l’altra non dicesse bugie, eccetto zia Polly, o la vedova, o forse Mary. Zia Polly – la zia di Tom, cioè – e Mary, e la vedova Douglas: in quel libro ci sono tutte, ed è un libro per lo più sincero; con qualche esagerazione, come ho già detto”.

Testi citati
Miguel de Cervantes – DON CHISCIOTTE DELLA MANCIA, seconda parte, prologo – traduzione di Alfredo Giannini (1615)
Mark Twain – LE AVVENTURE DI HUCKLEBERRY FINN, capitolo I – traduzione di Gabriele Musumarra (1884)

LEGENDA RECENSIONI
Sia per i libri che per i film, adotto nel giudizio sintetico il sistema Mereghetti, che va da 0 a 4 stelline: a 0, ovviamente, i giudizi più negativi, a 4 quelli più positivi, con tutti i possibili gradi intermedi…

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NON GIUDICABILE con i sistemi ìclassiciî di voto
PESSIMO
QUASI PESSIMO
BRUTTO
BRUTTINO
 
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**1/2
***
***1/2
****
ACCETTABILE
DISCRETO
BUONO
MOLTO BUONO
CAPOLAVORO