LECTIO BREVIS / 27

Appunti e spunti minimi su libri letti, riletti, sfogliati

A cura di Roberto Mandile

PUNTATA 27
STORIA E STORIE DI SICILIA


UN CLASSICO: “I Viceré” di Federico De Roberto
UN GIALLO: “La stagione della caccia” di Andrea Camilleri
DALLO SCAFFALE: “Diceria dell’untore” di Gesualdo Bufalino
LECTIO BREVISSIMA: “Porte aperte” di Leonardo Sciascia

UN CLASSICO
“D’un classico ogni prima lettura è in realtà una rilettura” (Italo Calvino)

Federico De Roberto – I VICERÉ(ediz. orig. 1894)

Di che cosa parla: 1855. La morte improvvisa della dispotica principessa Teresa mette scompiglio nella nobile famiglia catanese degli Uzeda di Francalanza, che vanta tra i suoi illustri antenati viceré spagnoli. La decisione della defunta di spartire l’eredità tra il primogenito Giacomo e il suo prediletto, il terzogenito Raimondo, innesca reazioni diverse tra gli altri membri della famiglia: gli altri cinque figli, i loro zii, ossia i fratelli e la sorella del padre, don Consalvo, morto prematuramente. Ma la Storia incalza e, quando di lì a pochi anni, Garibaldi sbarcherà sull’isola, le sorti degli Uzeda cambieranno inesorabilmente…

Commento: Diviso in tre parti (l’arco temporale coperto va dal 1855 al 1882), il romanzo che segna la via al verismo dell’autore, napoletano di nascita ma catanese d’adozione, amico di Verga e Capuana, dispiacque a Benedetto Croce ma fu riabilitato definitivamente, e con piena ragione, da Leonardo Sciascia: “Dopo I promessi sposi il più grande romanzo che conti la letteratura italiana”. Insieme a Pinocchio almeno. Con i quali condivide soprattutto l’ironia che sa convertire il pessimismo in cifra stilistica.

GIUDIZIO: ****

UN GIALLO
“Il romanzo poliziesco è un gioco intellettuale; anzi uno sport addirittura” (S.S. Van Dine)

Andrea Camilleri – LA STAGIONE DELLA CACCIA (ediz. orig. 1992)

Di cosa parla: 1880. L’arrivo a Vigàta di Alfonso, detto Fofò, La Matina, proveniente da Palermo e intenzionato a trasferirsi in paese per aprire una farmacia, dà inizio a una sequenza di morti. Il primo a trapassare è l’anziano e rimbambito padre del marchese Peluso, alle dipendenze del quale lavorava una volta il padre di Fofò, prima di essere brutalmente ucciso. Sarà poi la volta di Rico, il figlio del marchese, e della marchesa Matilde, sua madre, finché toccherà a lui stesso. E dopo di lui…

Commento: Il libro che fu il primo successo di Camilleri e che ne segnò l’ascesa letteraria (il primo Montalbano sarebbe arrivato due anni dopo) è un giallo a levare: quel che interessa all’autore, che dichiara come sua fonte di ispirazione l’Inchiesta sulle condizioni sociali ed economiche della Sicilia del 1875-76, sono i personaggi e il tono della storia, che sa mescolare, rovesciandoli in farsa, Pirandello, Sciascia e Brancati. Ci si può chiedere, pensando alla saga di Montalbano, se i misteri in Sicilia non siano tutti, in fondo, un’opera letteraria.

GIUDIZIO: ***

DALLO SCAFFALE
“La Biblioteca è così enorme che ogni riduzione d’origine umana risulta infinitesima” (Jorge Luis Borges)

Gesualdo Bufalino – DICERIA DELL’UNTORE (ediz. orig. 1981)

Di cosa parla: Agosto 1946. Nella Sicilia del secondo dopoguerra, il protagonista, un giovane reduce si innamora di Marta, una ragazza ebrea che ha ballato alla Scala ed è stata l’amante di un ufficiale tedesco. Lei è malata terminale di tisi e il loro incontro avviene nel sanatorio della Rocca, vicino a Palermo, dove è rinchiuso anche lui, a sua volta in cura per la TBC. La relazione è resa difficoltosa dal clima generale in cui trascorrono i giorni i ricoverati e dalle rigide prescrizioni del Gran Magro, il medico del sanatorio…

Commento: Raffinatissimo romanzo che segnò l’esordio letterario dell’autore, allora sessantunenne (il merito fu di Enzo Siciliano, Leonardo Sciascia e Elvira Sellerio). Non è la versione siciliana de La montagna magica di Thomas Mann, semmai è la conferma di un’eleganza stilistica che forse appartiene solo agli scrittori siciliani; senz’altro sono gli unici a sapere trarre dai presagi di morte che sembrano aleggiare nella storia, nella cronaca, nella tradizione e nel clima stesso dell’isola i segni di una potentissima e disperata vitalità. 

GIUDIZIO: ****

LECTIO BREVISSIMA

Leonardo Sciascia – PORTE APERTE (1987)

Palermo, 1937. Un uomo uccide tre persone: la moglie, l’uomo che ne aveva preso il posto nell’ufficio in cui lavorava e l’uomo che lo aveva licenziato, un gerarca fascista. In un clima di forti pressioni, con il recente ripristino della pena capitale da parte del regime, il giudice a latere del processo, contrario alla condanna a morte, si oppone alla sua applicazione. Ne pagherà le conseguenze. Ancora e sempre Leonardo Sciascia: da poco ne abbiamo ricordato il centenario della nascita; sarà il caso di ricordare che nello stesso anno nascerà anche il Partito Nazionale Fascista. In questo romanzo breve, piccolo, lucido capolavoro sul tema del rapporto tra morale e politica (e non solo), uno degli ultimi pubblicati dall’autore, il fascismo svolge la funzione che in molte sue opere precedenti era riservata alla mafia: svelare in una storia siciliana il volto pienamente italiano dell’ingiustizia e della sopraffazione.