LEZIONI – Ian McEwan

# 298 – Ian McEwan – LEZIONI (Einaudi, 2023, pagg. 561)

Sedotto all’età di quattordici anni dalla sua (venticinquenne) maestra di pianoforte, l’affascinante e autoritaria Miriam Cornell, Roland Baines – figlio di un rude ufficiale dell’esercito britannico e di una remissiva donna inglese – cresce traumatizzato e infila una scelta sbagliata dopo l’altra, a partire dalla decisione di abbandonare gli studi pur essendo una promessa della musica classica. Per tutta la vita, i rapporti di Roland con le donne saranno segnati dal fantasma di Miriam Cornell, e quando si ritroverà padre single perché la moglie tedesca, Alissa Eberhardt, l’ha lasciato per dedicarsi alla carriera di scrittrice, Roland dovrà reinventarsi dal nulla. Perennemente indeciso e privo di una solida base culturale, quest’uomo della middle class britannica si impegna allo spasimo per essere un buon padre e per le giuste battaglie politiche e sociali, ma il vero successo gli è perennemente precluso (deve accontentarsi di suonare il pianoforte nella hall di un albergo) e la vita privata è segnata da ossessioni sessuali e rapporti brevi e burrascosi. Risposatosi con la vecchia amica Daphne, ormai nonno di nipoti veri e acquisiti, visto che anche Daphne è reduce da un matrimonio fallito con l’arrogante Peter Mount, Roland sembra giungere a una vecchiaia serena cui manca solo il confronto risolutivo con colei che è alla radice di tutte le scelte – giuste o sbagliate – della sua vita: Miriam Cornell, l’insegnante di pianoforte. Ritrovata grazie a internet, e passibile – pur a tanti anni di distanza – di denuncia per molestie sessuali, come reagirà l’ormai anziana professoressa alla visita di Roland? E sarà davvero risolutivo questo incontro?

Sinceramente, non sapevo come riassumere la trama dell’ultimo romanzo di Ian McEwan. Da una parte, infatti, il protagonista è il più classico degli uomini ordinari: Roland Baines è un pianista fallito che suona per i disinteressati ospiti di un albergo londinese, un uomo segnato ben al di là di quanto egli stesso percepisca dal rapporto malsano con un’insegnante, che cercò di forzarlo al matrimonio quando aveva appena sedici anni, e abbandonato, da adulto, da una moglie tedesca che diventa scrittrice di fama mondiale, lasciandolo con un figlio di sette mesi da crescere. Dall’altra parte, però, la vita di quest’uomo attraversa tutta la seconda metà del Novecento e il primo quarto del XXI secolo, e dà all’Autore la possibilità di raccontare, per sommi capi ma con profondità di sguardo, tutti i fatti principali della storia mondiale, dalla caduta del Muro di Berlino all’11 settembre, dalla crisi dei missili a Cuba nel 1962 alla pandemia di Covid-19.

Il tutto, con una ricchezza di personaggi e di sguardi che lascia il lettore decisamente ammirato e anche, se possibile un po’ frastornato. La storia familiare di Roland, infatti, è intricatissima e impossibile da riassumere con precisione, ma McEwan sfoggia una maestria incredibile nel raccontarla con dovizia di particolari nel corso dell’intero libro, che sotto una forma apparentemente molto classica e distesa è in realtà spumeggiante di eventi e di svolte narrative, dosate e distribuite con una tale precisione da indurmi ad affermare che Ian McEwan è probabilmente il più grande narratore vivente, laddove con questo termine si voglia indicare non tanto lo scrittore in senso lato, quanto piuttosto la persona in grado di raccontare delle storie.

Sì, perché in “Lezioni” le storie sono molte, come avrete capito, e anche se a tenerle insieme tutte c’è la figura centrale di Roland Baines, quest’uomo qualunque privo di reali talenti, o incapace di svilupparli adeguatamente, vero e proprio “uomo senza qualità” (ma non nell’accezione musiliana del termine), anche se, dicevo, Roland è un protagonista assoluto e classico, il libro è in realtà corale e riesce a spaziare dalla Londra degli anni Sessanta alla Berlino Est dei Settanta, dalla atmosfera gravida di promesse ma anche opprimente del college negli anni Cinquanta al periodo del thatcherismo, e ancora, dal racconto di un rapporto padre-figlio tanto difficoltoso quanto tenero alla descrizione di un amore malato e impossibile, quello tra un quattordicenne spaventato e una venticinquenne autoritaria.

Queste e altre cinque, dieci, venti storie McEwan riesce a raccontare con una maestria impareggiabile, tenendo il lettore avvinto alla figura di un uomo che vorrebbe tanto vivere delle avventure, estreme e sopra le righe, ma che deve accontentarsi di avere delle vicissitudini, ordinarie pur se abbondanti, perché la sua esistenza scorre passiva nell’intercapedine tra il rimpianto del passato e la paura del futuro. Ogni personaggio, però, anche quelli che occupano poche pagine, è sviluppato in maniera semplicemente perfetta, e il tono complessivo della narrazione non conosce cedimenti, tanto nei vibranti incontri tra Roland e Miriam quanto nel racconto delle relazioni assai più normali – e apparentemente prive di appeal – tra Roland adulto e le altre donne della sua vita.

Costruito con sapienti salti in avanti e indietro nel tempo, il libro trova il suo baricentro negli anni ’80 e nell’abbandono da parte di Alissa Eberhardt del tetto coniugale, ma riesce a raccontare con incredibile precisione anche il lontano passato (fino all’infanzia di Roland, cresciuto in Libia quando suo padre era di stanza in una base militare di Tripoli) e il presente (con la pandemia, i lockdown, la crisi climatica, la Brexit…). Impossibile non amare un libro così, che regala lacrime e sorrisi, che induce al pensiero senza mai darsi arie di saggismo, insomma: “Lezioni” è l’ennesimo gioiello di un grandissimo narratore, forse il più grande vivente, scavalcato solo (ma più come scrittore che come narratore, se sono riuscito a spiegare la sottile differenza) da un Michel Houellebecq.                      

(Recensione scritta ascoltando i Balmorhea, “Remembrance”)

PREGI:
lucidissimo e profondo, non perde neanche un personaggio per strada e riesce a raccontare ogni sviluppo di trama, ogni svolta, ogni colpo di scena con una leggerezza solo apparente, frutto in realtà di un lavoro certosino e straordinario non solo sullo stile, ma anche sulla struttura. Decisamente uno dei libri più belli degli ultimi anni, da leggere senza meno

DIFETTI:
a livello di stile e di sapienza narrativa, nessuno. A voler essere pignoli, però, due cose disturbano leggermente: una è dovuta a McEwan ed è la volontà di mettere un po’ tutto, forse troppo, nel racconto, comprese alcune non tanto velate polemiche per la gestione della pandemia da parte del governo di Boris Johnson (e forse è una scelta un po’ greve fare di Peter Mount il “cattivo” di turno, guarda caso sottosegretario nel governo Johnson…). La seconda dipende dalla traduzione, che sdogana l’abolizione dell’articolo femminile davanti ai cognomi di donne. Così, la scrittrice Inge Scholl non è più “la Scholl”, bensì solo Scholl… Ora: se questa scelta porta a evitare asterischi e schwa, mi può anche stare bene, per quanto la trovi ridicola perché non c’è assolutamente nulla di offensivo nell’anteporre un articolo femminile onde comunicare al lettore il sesso del personaggio – peraltro famoso – che viene citato. Si tratta di una pura convenzione linguistica che manca di rispetto solo a chi la lingua non la conosce. Peccato, però: sarà un’abitudine da vecchio parruccone (cosa che sto diventando sempre più), ma io in certi passaggi di un bell’articolo femminile davanti al cognome ho proprio sentito la mancanza!   

CITAZIONE:
“Niente rossetto, quel sabato mattina. I capelli finissimi, che durante le lezioni portava raccolti, ora accompagnavano a ciocche i movimenti del capo. Lo guardava anche adesso in quel suo modo speciale, paziente e sardonico assieme. C’era qualcosa in lui che la divertiva. Si tolse la maglietta e la lasciò cadere sul pavimento. ‘È ora che impari come si slaccia un reggiseno.’” (pagg. 158-159)

GIUDIZIO SINTETICO: ***½

LEGENDA RECENSIONI
Sia per i libri che per i film, adotto nel giudizio sintetico il sistema Mereghetti, che va da 0 a 4 stelline: a 0, ovviamente, i giudizi più negativi, a 4 quelli più positivi, con tutti i possibili gradi intermedi…

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1/2
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*1/2
NON GIUDICABILE con i sistemi ìclassiciî di voto
PESSIMO
QUASI PESSIMO
BRUTTO
BRUTTINO
 
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**1/2
***
***1/2
****
ACCETTABILE
DISCRETO
BUONO
MOLTO BUONO
CAPOLAVORO