# 205 – Roberto Torre – L’UOMO DAL CAPPELLO DI PAGLIA (Piemonte in Bancarella, 1996, pagg. 160)
Un consulente editoriale scopre di possedere la riproduzione di un quadro del pittore di una certa fama Antonio Renier: ma se la scena ritratta non è nulla di trascendentale, “una tipica scena di mercatino rionale”, il mistero si cela nella data del dipinto, il 1971, quando Antonio Renier è passato a miglior vita nel 1969. Un errore? Sarebbe strano… Un falso? Ma quale falsario sbaglia la data di un quadro?! Oppure l’enigma è più complesso e riguarda un’antica famiglia torinese con strani interessi legati al mondo dell’occulto? Il protagonista cercherà di scoprirlo, ed entrerà in contatto con ambienti misteriosi ed evanescenti, con una Torino allo stesso tempo oscura e leggera, plumbea ed ectoplasmatica. Ma non temete: il finale è decisamente deludente.
Trovato (a 1 €) al Salone del Libro di Torino nel 2015, questo libriccino – oltre che per il prezzo direi modico – mi ha conquistato perché io amo profondamente Torino, da sempre, e quasi ogni anno ci vado almeno un paio di volte, in modo quasi rituale. Anzitutto per il Salone del Libro, appuntamento che (prima del covid) non mi sarei perso per niente al mondo; e poi per vedere qualche mostra o qualche museo, entrambe cose di cui la capitale sabauda abbonda. Lungi dall’essere solamente una città industriale e lavorativa, Torino è anzi – a mio avviso – una grande città d’arte (e di storia), tra le principali d’Italia, una città attraversata da un soffio particolare, che mi avvolge ogni volta che scendo dal treno a Porta Nuova, ogni volta che mi ritrovo in piazza San Carlo, o in via Po, ogni volta che mi infilo in qualche libreria di quelle che piacciono a me, tipo la mitica “Bussola”.

Certo non intendo abbandonarmi all’evocazione dei più vieti luoghi comuni, tipo “Torino magica” o “Torino capitale della Magia Nera” e via almanaccando. Ma tra un Gustavo Rol e un Museo Lombroso, tra i segreti della Mole e l’atmosfera trattenuta dell’antica capitale che ha visto le gesta dei veri artefici dell’Italia unita, Cavour in testa, è innegabile che Torino abbia un fascino tutto suo, segreto e molto sottile, assai meno evidente di quello di città come Roma, Napoli, Firenze, Venezia ma anche Bologna, Ferrara, la stessa Milano… Un po’ altezzosa (noblesseoblige!) e molto riservata, Torino si ama per i suoi silenzi e i suoi vuoti, per i lunghi corsi che desolavano Pavese, per il cielo metallico e per lo scarto a volte incommensurabile tra i palazzi signorili e le case popolari, tra le vie eleganti lungo le quali ti aspetti ad ogni istante di veder comparire una carrozza (con a bordo Carlo Alberto di Savoia-Carignano?) e i lunghi vialoni pieni di automobili (rigorosamente FIAT) che sfrecciano incuranti della tua meraviglia…
Non so cosa sia, ma c’è “qualcosa” a Torino, nell’aria, nelle case, nei negozi, nelle antiche farmacie con la facciata in legno, nelle pasticcerie dove ancora si possono incontrare le golose di gozzaniana memoria, nelle librerie zeppe di titoli curiosi e perlopiù introvabili altrove, insomma, c’è “qualcosa” nell’atmosfera di questa città che mi conquista, al di là della Juventus, che mi ha conquistato a cinque anni e che, secondo i più, è meno rappresentativa della città rispetto alla sua rivale in maglia granata (ma chissenefrega, in fondo: la Juventus non è mica una squadra di calcio, è uno stato d’animo, un sentimento!).
Insomma, non so se si è capito, ma amo Torino nell’unico modo in cui si possa amare (una donna come una città): senza logica, di puro istinto. In quella città io sto bene, e mi capitano sempre cose entusiasmanti. Potrei raccontarvi una miriade di aneddoti, ma sarà per un’altra volta: adesso mi par di ricordare che avrei dovuto parlarvi di qualcosa, ma sfortunatamente non ricordo di cosa… Ah già! Il libro! La recensione! Accidenti, ho già consumato quasi tutto lo spazio a disposizione! Che peccato! E dire che ce ne sarebbero state di riflessioni da fare sul libro d’esordio di Roberto Torre che, leggo in quarta di copertina, “vive e lavora a Torino” ed è “laureato in scienze politiche e collabora con diversi periodici.” Sarei curioso di sapere quali: visto come scrive, almeno evito di leggerli! Non perdiamo tempo: il libro è brutto, sciatto, scritto male e ridicolo dal punto di vista della trama. Vorrebbe essere un giallo venato di arte e occultismo, ma riesce solo a menare il can per l’aia per un centinaio di pagine, tra improbabili sedute spiritiche e una ancor più improbabile (e noiosa) detection, prima di arrendersi all’inevitabile finale insulso. Si salva solo una cosa. Indovinate un po’? Torino! Lei si salva sempre, e se dai romanzi di Fruttero & Lucentini (a proposito, Roberto Torre li avrà letti? Se sì, è un’aggravante! Ma non sapendolo, sospendo il giudizio…) esce superba e trionfale, dall’ “Uomo dal cappello di paglia” esce perlomeno integra – ed è già tanto!

(Recensione scritta ascoltando Antonello Venditti, “Torino”)
PREGI:
giusto qualche ambientazione riuscita e qualche tocco di “torinesità” che peraltro ci si aspetta, da un libro simile
DIFETTI:
nessun personaggio che si scolpisca nella memoria, nessuno sviluppo di trama che faccia decollare la narrazione, nessun finale degno di questo nome. In compenso, diversi strafalcioni linguistici la maggior parte dei quali – voglio sperare – dovuta a una scarsa cura editoriale… Certo però che in una pubblicazione non si possono vedere i “qual’è” (con l’apostrofo!) e i “pò” (con l’accento!)
CITAZIONE:
“Ero riuscito a sbrigarmi con largo anticipo sul previsto e, vicino com’ero a via Principe Amedeo, non seppi resistere alla tentazione di andare a curiosare al numero civico 37. […] Era una modesta cartoleria che non mancava di colpire per via del singolare contrasto con i negozi circostanti. […] Era come se, per decenni, nessuna mano avesse sentito il bisogno di aggiungervi un tocco di modernità.” (pagg. 62-63)
GIUDIZIO SINTETICO: *
LEGENDA RECENSIONI
Sia per i libri che per i film, adotto nel giudizio sintetico il sistema Mereghetti, che va da 0 a 4 stelline: a 0, ovviamente, i giudizi più negativi, a 4 quelli più positivi, con tutti i possibili gradi intermedi…

Recensioni di Libri e Film, Racconti e Saggi... a cura di Matteo Fontana