MUSICOFILIA – Oliver Sacks

# 181 – Oliver Sacks – MUSICOFILIA (Adelphi, 2010, pag. 483)

Cos’hanno in comune un uomo la cui memoria dura pochi istanti, ma che purtuttavia è in grado di suonare e comporre musica, una donna quasi analfabeta eppure capace di ricordare migliaia di melodie, alcune persone incapaci di parlare e di capire le parole altrui, a meno che non vengano cantate, e ancora: un medico che, improvvisamente, non può fare a meno di studiare musica e suonare i motivi che ha in testa, un gruppo di pazienti catatonici che si rianimano solo quando sentono particolari colonne sonore, un anziano che sta perdendo la memoria e rammenta solo canzoni…? La musica, ovviamente! È la musica, con la sua natura enigmatica e affascinante, a fare da minimo comun denominatore in questa raccolta di casi clinici curata dal sempre arguto Oliver Sacks, neurologo di fama e scrittore di successo.

Chi non ricorda “Risvegli”, se non per aver letto il libro, almeno per aver visto il film con Robin Williams e Robert De Niro? Ebbene, il medico di “Risvegli”, appassionante storia di un gruppo di pazienti catatonici da decenni in seguito a un’epidemia, è proprio lui, Oliver Sacks, autoironico neurologo con la passione per la scrittura, che purtroppo ci ha salutati qualche anno fa, nel 2015, dopo aver prodotto una quindicina di libri divulgativi, ispirati al suo lavoro, e animati dal sincero intento di raccontare la patologia in termini chiari ma non vittimistici, ironici ma non parodistici, nella consapevolezza che dinanzi a certe tragedie, a certe malattie, a certe terribili casualità, anche il medico non può che allargare le braccia, ammettere di non capirci un’acca, e donare al suo povero paziente perlomeno comprensione, empatia e affetto.

Sacks ha questo, di bello: nella sua scrittura traspare sempre l’amore per i pazienti, per le persone di cui ha incrociato la strada, in un momento spesso drammatico o comunque difficile della loro vita, in seguito a incidenti, traumi o malattie. Lungi dall’essere un libro mortifero, però, “Musicofilia” è anzi sorretto dalla sua stessa curiosità. Racconto dopo racconto, caso clinico dopo caso clinico, l’influsso della musica sui pazienti afflitti da gravi menomazioni psichiche è raccontato e sviscerato, commentato e discusso, sottoposto al dubbio ed esaltato nei suoi successi. Perché il grande mistero che sta dietro a questa variegata raccolta di casi è proprio la musica, quest’entità spesso inafferrabile (per i profani) eppure caratterizzata da un’esattezza addirittura matematica. La musica, a ben vedere, è matematica purissima, resa però talmente godibile, talmente universale da risultare del tutto enigmatica (nel mio caso, proprio come la matematica!). Perché siamo così sensibili ai ritmi o alle melodie? E perché, invece, esistono anche persone che non distinguono una nota da un’altra? Qual è il motivo di questa incredibile varietà, nell’ambito di una stessa specie, quella umana?

Scordatevi di trovare la risposta definitiva in “Musicofilia”: Sacks è molto più bravo a porre domande che a dare risposte! Ma è proprio questo il bello dei suoi libri: quando li si finisce, ci si sente al contempo più ricchi e più dubbiosi!  Perché il libro, immancabilmente, ha generato altre curiosità, ci ha portati – nel caso di “Musicofilia” – ad ascoltare determinati brani, anche solo per cercare di calarci meglio negli stati d’animo dei pazienti di cui ci viene raccontata la storia, oppure per curiosità, perché quel titolo ci dice qualcosa, e allora magari riscopriamo una canzone, o un brano di musica classica, dimenticati da tempo immemorabile che, proustianamente, ci riaprono interi mondi. Insomma, pur senza essere un capolavoro e senza discostarsi molto dal consueto stile “alla Sacks”, semplice e partecipativo, non privo di sapienti tocchi scientifici, “Musicofilia” è una lettura gradevole e stimolante, che sarebbe sbagliato considerare interamente saggistica, perché in fondo Sacks aveva il tocco del narratore, e lo dimostra una volta di più. Per questo, dopo un po’ di ritrosia, ho deciso di recensirlo: per smettere di considerarlo un medico, un tecnico, ma uno scrittore, suvvia! E come scrittore, credetemi, non se la cava male: pochi grilli per la testa (che, detto di un neurologo…) e uno stile concreto e venato di autobiografismo che avvicina fatalmente il lettore a mondi che nemmeno immaginava esistessero. Ripeto: non un capolavoro, non un libro epocale, ma se volete fare un tuffo nei misteri psichici della musica, è il testo che fa per voi.                  

(Recensione scritta ascoltando Wolfgang Amadeus Mozart, “Sinfonia n. 40 in Sol minore”)

PREGI:
variegato e sapientemente suddiviso in sezioni a seconda delle tipologie di disturbo che vengono volta a volta analizzate, il libro è ovviamente molto aneddotico ma anche ricchissimo di spunti e curiosità, sulla musica e non solo 

DIFETTI:
le molte note a pie’ di pagina, a volte, finiscono per allungare fin troppo la lettura, e far virare nettamente il libro verso il suo innegabile aspetto saggistico, non certo deplorabile in sé, ma un po’ meno digeribile delle parti squisitamente narrative

CITAZIONE:
“Davvero fu il canto a precedere la parola (come pensava Darwin)? Oppure fu la parola a precedere la musica (come credeva il suo contemporaneo Herbert Spencer)? O ancora musica e parola si svilupparono simultaneamente (come propone Mithen)? […] Di certo esiste una propensione universale e inconscia a imporre un ritmo a ciò che si ascolta, e questo perfino quando si tratta di una serie di suoni identici prodotti a intervalli di tempo regolari.” (pag. 309)

GIUDIZIO SINTETICO: **½

LEGENDA RECENSIONI
Sia per i libri che per i film, adotto nel giudizio sintetico il sistema Mereghetti, che va da 0 a 4 stelline: a 0, ovviamente, i giudizi più negativi, a 4 quelli più positivi, con tutti i possibili gradi intermedi…

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NON GIUDICABILE con i sistemi ìclassiciî di voto
PESSIMO
QUASI PESSIMO
BRUTTO
BRUTTINO
 
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**1/2
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***1/2
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ACCETTABILE
DISCRETO
BUONO
MOLTO BUONO
CAPOLAVORO