PIATTAFORMA – Michel Houellebecq

# 24Michel Houellebecq – PIATTAFORMA. NEL CENTRO DEL MONDO (Bompiani, 2001, pag. 295)

La vita grigia e monotona di Michel, dipendente della pubblica amministrazione francese, si colora improvvisamente per l’incontro, durante un viaggio organizzato in Thailandia, con Valérie, affascinante professionista del turismo su scala mondiale, bisex e ambiziosa, intelligente e disillusa. Due personaggi così diversi, così antitetici, possono vivere una grande storia d’amore? Forse sì, fino ad un finale tragico e lacerante.

Un libro assoluto: ecco cos’è “Piattaforma”. Assoluto nel vero senso del termine, cioè “che non ammette limitazioni, restrizioni o condizioni relativamente a sé stesso, alla propria volontà o alle proprie attribuzioni.” “Piattaforma” – ma a ben vedere tutto Houellebecq – può solo essere subito, tanta è la fascinazione che il libro, e la scrittura, finiscono per esercitare sul lettore. Testo violento, pessimista, dolente, tragico, disilluso, osceno, “Piattaforma” è il racconto di una presa di coscienza che – fondamentalmente – non porta a nulla, perché nulla può portare a nulla, nel mondo di Houellebecq, non vi sono scopi o fini, solo casualità e tragicità, tentativi destinati a fallire e certezza di un dissolvimento finale contro il quale tutti i divertimenti e gli svaghi di questo mondo non possono nulla.

La scrittura di Houellebecq può solo essere amata follemente o odiata con tutto il cuore, perché non lascia scampo, inchioda il lettore alle sue responsabilità e spalanca baratri di consapevolezza che forse avremmo preferito tenere ben chiusi, e ignorare a tempo indefinito. Troppo tardi. Quando si legge Houellebecq si dà la stura a un modo di sentire che ci appartiene profondamente, a un “cupio dissolvi” che non si ferma di fronte a niente, a un punto di vista – sulla Storia, sugli Uomini – che non si trova da nessun’altra parte. Provare per credere, ma senza compromessi, a patto di abbandonarsi completamente alla narrazione, di accettarne le oscurità e il pessimismo cosmico, nonché il tono abissale e apocalittico. Perché “Piattaforma” è il racconto di una Apocalissi, quella dell’innata ipocrisia del mondo occidentale, che rimuove ciò che non può spiegare o accettare, ciò che dà fastidio. Rimuove la sessualità e la violenza, la sensualità e la fierezza. Rimuove tutto ciò che non è “politicamente corretto”, salvo andarlo poi a cercare sui mercati lontani, estremo-orientali o africani: prostitute bambine, travestiti, transessuali, c’è di tutto e di più nei viaggi dei singles che puntano alla Thailandia (dei primi anni Duemila) o ai Paesi sottosviluppati, nei quali con un millesimo di uno stipendio occidentale è possibile ottenere favori sessuali inimmaginabili, soddisfazioni che nella cara, vecchia Europa ti puoi soltanto sognare (o pagare fior di quattrini).

Houellebecq narra senza fronzoli un “tramonto dell’Occidente” triste quanto inevitabile, perché ad Occidente – pare – ogni “vitalismo” è scambiato per “fascismo”, ed è dunque da rimuovere accuratamente, e tutto è preda di un’ossessione per il “rispetto dell’altro” che sconfina troppo spesso in odio di sé. Fa discutere, “Piattaforma”, certo. Sia stilisticamente che contenutisticamente, è uno di quei libri che non si dimenticano né si rimuovono facilmente, è uno di quei libri che restano dentro, vuoi con orrore, vuoi con fascinazione. Però restano. Non se ne vanno. Non svaniscono come i romanzetti da due soldi che tutto rispettano e nulla contrastano, che non prendono minimamente posizione, perché tutto è giusto e sacrosanto a questo mondo, e non esistono aberrazioni, né politiche né – tantomeno – religiose. Nulla si può più dire, in Occidente, senza incorrere in strali e condanne (perlopiù morali). La lettura di Houellebecq è una sorta di “primo atto” verso una ribellione necessaria nei confronti di un “pensar comune” standardizzato e banale, mortifero e omogeneizzante. Al di là di queste considerazioni vagamente polemiche, “Piattaforma” è veramente un grande libro, lucido, coerente, compatto, capace di raccontare un’idea turistico-commerciale come se fosse una grande avventura dello Spirito, capace (e sarebbe piaciuto di certo a uno come Robert Musil!) di far coesistere anima ed economia, freddo ragionamento e rovente passione, triste disillusione e appassionata speranza. Un romanzo assoluto, violento e contraddittorio, scostante e accattivante, tenero e terribile. Una lettura che (a patto che vi armiate di coraggio!) vi consiglio senza dubbio.                         

(Recensione scritta ascoltando Jóhann Jóhannsson, “The Beast”, dalla colonna sonora di “Sicario” di Denis Villeneuve)

PREGI:
Scrittura di un nitore impressionante, che lascia intuire una grande e lunga preparazione filosofica e morale, e qualche frecciata allo scrivere “un tanto al chilo” che non guasta!

DIFETTI:
Un pessimismo di fondo che quello leopardiano, in confronto, è robetta. Insomma: non per tutti gli stomaci!

CITAZIONE:
“Appena hanno un minimo di età e di esperienza, gli uomini preferiscono evitare l’amore; trovano molto più semplice andare a puttane.” (pag. 123)

GIUDIZIO SINTETICO: ****

LEGENDA RECENSIONI
Sia per i libri che per i film, adotto nel giudizio sintetico il “sistema Mereghetti”, che va da 0 a 4 “stelline”: a 0, ovviamente, i giudizi più negativi, a 4 quelli più positivi, con tutti i possibili gradi intermedi…

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NON GIUDICABILE con i sistemi “classici” di voto
PESSIMO
QUASI PESSIMO
BRUTTO
BRUTTINO
 
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**1/2
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***1/2
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ACCETTABILE
DISCRETO
BUONO
MOLTO BUONO
CAPOLAVORO