LA PIOGGIA PRIMA CHE CADA – Jonathan Coe

# 25 – Jonathan Coe – LA PIOGGIA PRIMA CHE CADA (Feltrinelli, 2007, pag. 222)

L’improvvisa morte della zia Rosamond apre, per la famiglia, un vortice di ricordi e pensieri, supportati dall’ascolto di una serie di audiocassette registrate dalla stessa Rosamond, nelle quali l’anziana zia descrive e contestualizza venti fotografie, che raccontano tre generazioni di donne all’interno della stessa famiglia, tre generazioni che non sanno quasi nulla l’una dell’altra.

Il “tocco di Coe” colpisce (quasi) sempre nel segno. Che appeal può avere la storiella intimista e tutta declinata al femminile che si intuisce dal riassunto? Su, siate sinceri: quanti di voi si lancerebbero nella lettura di questo libro, giudicando solo dal mini-riassunto? Ci sono elementi interessanti, certo, come l’unione espressiva di voce e fotografie, cioè di racconto orale e racconto per immagini, ma diciamolo chiaramente: a rendere interessante, dolce e piacevole la lettura è il “tocco di Coe”, quello scrivere delicato e puntuale, avvolgente e sottile, come una fiaba raccontata sottovoce, come una storia di “ordinary people”, di gente comune, che però appassiona, perché ci ritroviamo per forza qualcosa – un dettaglio, un passaggio, un particolare – di noi stessi, della nostra storia, della nostra famiglia. Coe è da sempre molto bravo a “umanizzare” i suoi personaggi, a farli percepire come vivi e veri, autentici “compagni di viaggio” per tutti noi lettori, perché in fondo, quando si finisce un libro di Coe, si ha sempre l’impressione che… questa storia la si è letta, ma si sarebbe potuto benissimo viverla in prima persona!

Oppure si pensa che basterebbe fare un salto a Londra per conoscere personalmente alcuni dei personaggi, perché diamine, devono essere veri, devono aggirarsi veramente per le strade di Londra o di Birmingham o di Liverpool! Cosa c’è di più facile che credere alle storie di Coe, abbandonandosi ad esse come bambini che ascoltano una fiaba prima di addormentarsi? Ho sempre pensato che Jonathan Coe (un po’ come un Murakami!) dia il suo meglio su trame lunghe, articolate e piene di agnizioni e svelamenti, piuttosto che nel raccontare piccole storie compresse in appena 200 pagine. Beh, “La pioggia prima che cada” è, forse, l’eccezione che conferma la regola, nel senso che si può definirlo il “Coe breve” più riuscito in assoluto, un piccolo libretto nel quale l’intreccio di figure femminili, dall’anziana Rosamond – narratrice e affabulatrice! – alla madre di famiglia Gill, fino all’enigmatica Imogen e alla tormentata Beatrix, funziona benissimo e mantiene una dolce, malinconica tensione che sfocia nel colpo di scena finale, ben costruito da una scrittura perfettamente consapevole dei suoi mezzi e dei suoi strumenti espressivi.
Sì, forse qualcuno potrebbe eccepire che in fondo questa storiella non sposta nulla e non cambia nulla, è “innocua” (seppur non in senso negativo), un po’ esile e magari persino lievemente autocompiaciuta. Ma è una lettura gradevole e, alla fine, più profonda di quanto possa sembrare, più in grado di molte altre di far riflettere sulla affascinante fragilità dell’esistenza, che è un po’ come quel momento in cui la pioggia aspetta di cadere, ma ancora non cade: un attimo di passaggio, un presente inafferrabile, tranne che – forse – dalla penna di Jonathan Coe.         

(Recensione scritta ascoltando Bruce Springsteen, “Tougher Than the Rest”)

PREGI:
la lettura scivola via piana e lieve, nonostante salti temporali e intrecci di Io narrante e terza persona, e nonostante una congerie di personaggi femminili più o meno imparentati tra i quali il lettore è chiamato a districarsi

DIFETTI:
qualche passaggio è un po’ forzato e l’espediente della confessione mediante audiocassette è portato un po’ al limite, e inizia a mostrare la corda

CITAZIONE:
“La consapevolezza che a volte è possibile – se non necessario – coltivare idee contraddittorie; accettare la verità di due cose che si contraddicono a vicenda. […] Questa è una delle condizioni fondamentali della nostra esistenza.” (pag. 163)

GIUDIZIO SINTETICO: **½

LEGENDA RECENSIONI
Sia per i libri che per i film, adotto nel giudizio sintetico il “sistema Mereghetti”, che va da 0 a 4 “stelline”: a 0, ovviamente, i giudizi più negativi, a 4 quelli più positivi, con tutti i possibili gradi intermedi…

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*1/2
NON GIUDICABILE con i sistemi “classici” di voto
PESSIMO
QUASI PESSIMO
BRUTTO
BRUTTINO
 
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**1/2
***
***1/2
****
ACCETTABILE
DISCRETO
BUONO
MOLTO BUONO
CAPOLAVORO