# 198 – James G. Ballard – REGNO A VENIRE (Feltrinelli, 2009, pagg. 293)
Per indagare sull’assassinio di suo padre, il quarantaduenne pubblicitario Richard Pearson si reca a Brooklands, cittadina di recente costruzione tra Londra e Heathrow, in quella fascia suburbana che, nel caso delle capitali europee, è spesso talmente estesa da rappresentare una sorta di “città attorno alla città”, fatta di quartieri residenziali, distributori di benzina e soprattutto mastodontici centri commerciali. Proprio nel centro commerciale di Brooklands, il Metro-Centre, un folle ha sparato al padre di Richard Pearson: perché? E qual è il ruolo del Metro-Centre per chi ci vive attorno? Le (innocue?) campagne di marketing del centro commerciale non si staranno trasformando in qualcosa di più radicale, in una sorta di nuova forza politica e sociale, che raccoglie attorno a questo tempio laico un’umanità anestetizzata dalla pubblicità e dai simboli del benessere? Tra bande di tifosi in lotta tra loro e misteriosi cecchini solitari, Pearson scoprirà ben presto di avere, suo malgrado, un ruolo ben preciso.
Ultimo capitolo della tetralogia dedicata da Ballard al tema del consumismo e della riscoperta della violenza nella società contemporanea, “Regno a venire” completa un discorso ormai perfettamente delineato, che vede la cosiddetta “gente comune” suo malgrado al centro dell’attenzione, eletta a protagonista dal marketing aggressivo dei centri commerciali e dei tanto celebrati non-luoghi (stazioni di servizio, autogrill, grandi catene di negozi) che sembrano nati per attirare più gente possibile nelle loro spire, per tenerla occupata e generare sempre nuovi desideri e nuove necessità.
Dopo essersi mosso nel mondo dei villaggi turistici (“Cocaine Nights”), nelle residenze iper-tecnologiche per lavoratori all’avanguardia (“Super Cannes”) e nei moderni quartieri residenziali in cui tutti i comforts non evitano tensioni sopite e striscianti (“Millennium People”), Ballard completa la sua ricognizione con le periferie urbane, quelle sterminate fasce di territorio attraversate da linee della metropolitana o da sopraelevate, e abitate da centinaia di migliaia di persone che non vivono che per lavorare e spendere i loro soldi in simboli di benessere e di successo, oppure per tifare spasmodicamente per i colori di una squadra di calcio, palese sostitutivo di altre soddisfazioni del tutto assenti dalle loro vite. Allora, il centro commerciale diventa davvero il tempio di una nuova religione, quella del consumismo più sfrenato, i cui riti consistono in infinite giornate trascorse tra i negozi di articoli sportivi e i ristoranti, tra le boutiques e le sale cinematografiche che propongono ossessivamente i titoli più in voga, in una sorta di gara a fare tutti le stesse identiche cose, a condividere tutti le medesime esperienze preconfezionate e studiate da altri, pronte appunto per un facile consumo.
Come spesso in Ballard, un isolato gesto di violenza apparentemente privo di senso diventa l’innesco di un’indagine i cui contorni si sfumano sempre di più, e chi indaga si rivela in realtà oggetto dell’indagine stessa, o in cui colpevole e vittima finiscono per scambiarsi i ruoli, in una girandola raggelata e inquietante. Immensa chiesa di questa nuova religione che sembra voler controllare e, allo stesso tempo, dirigere e instradare la violenza insita nelle grandi periferie (le francesi banlieux), il Metro-Centre domina silenziosamente un romanzo che fatica un po’ a trovare un perno centrale, e che se ha l’indubbio merito di affrontare un tema affascinante, complesso e molto attuale, incontra anche, d’altronde, qualche difficoltà nel far appassionare il lettore che, soprattutto se ha già letto gli altri tre romanzi della serie, non trova nulla di veramente innovativo, nulla di dirompente, a parte la solita scrittura perfetta nei toni e negli enunciati, a tratti così concettualmente precisi da risultare chirurgici, quasi più da manuale di sociologia che da opera di narrativa.
Insomma, quello passato a leggere James Ballard non è mai tempo sprecato, ci mancherebbe, anche se, dal punto di vista puramente qualitativo, il grande scrittore inglese ha dato, altrove, prove migliori e più incisive. “Regno a venire” è un viaggio in macchina lungo le sconfinate tangenziali cristallizzate tra l’aeroporto e i centri commerciali, immerse in una nebbia perenne nella quale – se non si sta più che attenti – possono davvero nascere, crescere e svilupparsi i moderni mostri partoriti dal sonno della ragione. E se invece da quelle stesse nebbie emergesse il nuovo Messia di una religione catartica e necessaria?
(Recensione scritta ascoltando gli Imagine Dragons, “This is my kingdom come”)
PREGI:
ambiguo e sottile, come tanti romanzi di Ballard dedicati alla società contemporanea, “Regno a venire” traccia con una scrittura nitidissima (si pensi al folgorante attacco: “I quartieri residenziali sognano la violenza”) una mappa senza confini definiti, in cui trovano posto neofascismo e consumismo, tifo violento e voglia di rivalsa sociale, sesso e religione. Libro denso ma irrisolto, è una lettura indubbiamente stimolante che val sempre la pena
DIFETTI:
un po’ lento nello sviluppo e, fondamentalmente, ricalcato su trame precedenti, il libro ha il suo peggior difetto nel fatto che né le ambientazioni né i personaggi riescono mai veramente a imporsi e, se l’effetto era anche in parte voluto, vista la natura “liquida” e indefinita dei non-luoghi al centro del racconto, va detto altresì che, alla lunga, per il lettore il viaggio si fa un po’ stancante e ripetitivo
CITAZIONE:
“Ogni negozio del Metro-Centre era una casa piena di totem. Accettavamo la disciplina imposta da quegli elettrodomestici e da quei sanitari. Volevamo somigliare a quei beni durevoli, e anche loro volevano che noi li emulassimo. Perché in realtà noi volevamo essere loro…” (pag. 248)
GIUDIZIO SINTETICO: **
LEGENDA RECENSIONI
Sia per i libri che per i film, adotto nel giudizio sintetico il sistema Mereghetti, che va da 0 a 4 stelline: a 0, ovviamente, i giudizi più negativi, a 4 quelli più positivi, con tutti i possibili gradi intermedi…

Recensioni di Libri e Film, Racconti e Saggi... a cura di Matteo Fontana