LECTIO BREVIS / 72

Appunti e spunti minimi su libri letti, riletti, sfogliati

A cura di Roberto Mandile

PUNTATA 72
C’ERA UNA VOLTA… (favole, storie, filastrocche di un tempo lontano) 

UN CLASSICO: “Le avventure di Pinocchio. Storia di un burattino” di Carlo Collodi
UN GIALLO: “Una volta c’era una vecchia…” di Ellery Queen
DALLO SCAFFALE: “Gimpel l’idiota” di Isaac Bashevis Singer
LECTIO BREVISSIMA: “Limerick” di Edward Lear

UN CLASSICO
“D’un classico ogni prima lettura è in realtà una rilettura” (Italo Calvino)

Carlo Collodi – LE AVVENTURE DI PINOCCHIO. STORIA DI UN BURATTINO (ediz. orig. 1883)

Di cosa parla: « — C’era una volta…. — Un re! — diranno subito i miei piccoli lettori. — No, ragazzi, avete sbagliato. C’era una volta un pezzo di legno». Così cominciano le avventure di Pinocchio; ma per sapere come quel pezzo di legno, “che rideva e piangeva come un bambino” diventi nelle abili mani di Geppetto “un burattino maraviglioso” che sa “ballare, tirar di scherma e fare i salti mortali”, per apprendere delle sue monellerie, per fare la conoscenza del Grillo-parlante, di Mangiafoco, della Volpe e del Gatto e della bella Bambina dai capelli turchini e di tanti altri ancora bisogna leggere o rileggere il resto della storia…

Commento: Tra le poche certezze che abbiamo maturato, forse tardivamente, c’è la convinzione che il nostro testo di riferimento in materia di pedagogia è Pinocchio, il mai troppo esaltato romanzo di Carlo Collodi. Non tanto perché esso contenga condivisibili indicazioni educative, che pure non mancano e possiedono un tratto estraneo a tutti i trattati e i saggi di pedagogia seria: il fatto di essere rivolte direttamente ai suoi “piccoli lettori” e non all’astratta e vagamente inquietante “comunità educante”. Il vero motivo per cui Pinocchio vale più di mille testi specialistici è che esso non si fa scrupolo di ricorrere a un linguaggio chiarissimo e scevro di quell’aria intellettualistica che maschera, per lo più, la povertà o la mancanza di idee. Merito di Collodi, che è tra i più grandi scrittori (non “scrittori per l’infanzia”) di tutta la letteratura, non solo quella nazionale, visto che Pinocchio resta l’opera italiana più tradotta, la seconda in assoluto al mondo dopo Il piccolo principe (che sarà anche al primo posto, ma sia sul piano letterario sia su quello pedagogico…).

GIUDIZIO: ****

UN GIALLO
“Il romanzo poliziesco è un gioco intellettuale; anzi uno sport addirittura” (S.S. Van Dine)

Ellery Queen – UNA VOLTA C’ERA UNA VECCHIA… (ediz. orig. 1943)

Di cosa parla: La famiglia Potts è piuttosto originale, a partire da Cornelia: l’anziana ma ancora arzilla signora, sposata due volte, con sei figli, è la regina delle scarpe, avendo creato la più grande azienda calzaturiera degli Stati Uniti. E proprio una enorme scarpa ha fatto costruire nel parco della sua villa. Quando, però, un assassino, ispirandosi a una celebre filastrocca che inizia con “Una volta c’era una vecchia che viveva in una scarpa”, entra in azione nella casa, l’avvocato di famiglia, fidanzato di una delle figlie di Cornelia, decide, preoccupato, di chiedere l’intervento di Ellery Queen…

Commento: Il sottofilone dei gialli con filastrocca, quello che prevede una serie di omicidi ispirati a una canzonetta o a una poesiola infantile, è piuttosto ricco. Il caso più noto è probabilmente Dieci piccoli indiani di Agatha Christie (1939), ma la regina del giallo ricorre all’espediente con ampia frequenza (chi si è preso la briga di contarli è arrivato a tredici esempi tra romanzi e racconti). Nel nostro libro, il modello è senz’altro il geniale L’enigma dell’alfiere di S.S. Van Dine (1928): le filastrocche menzionate sono, qui come là, quelle di Mamma Oca. Di suo Ellery Queen (che utilizzano una filastrocca anche in un romanzo più tardo, Il rovescio della medaglia, del 1950) ci mettono un’infinità di colpi di scena finali, almeno tre. Non memorabile, forse, ma divertente.

GIUDIZIO: **½

DALLO SCAFFALE
“La Biblioteca è così enorme che ogni riduzione d’origine umana risulta infinitesima” (Jorge Luis Borges)

Isaac Bashevis Singer – GIMPEL L’IDIOTA (ediz. orig. 1957)

Di cosa parla: «Sono Gimpel l’Idiota, ma non credo di essere stupido. Anzi. Però i compaesani mi chiamano così». Si presenta in questo modo il protagonista del primo racconto, lo zimbello del villaggio, che, sostenuto dalla sua ingenua ma solida fede in Dio, sposa una prostituta che egli arriverà persino a santificare dopo la sua morte nonostante i ripetuti tradimenti subiti. Ben altra natura mostra l’astuto scapolo che si spaccia per un demone notturno per poter giacere con la vedova Taibele, la quale darà sfogo alla sua lussuria repressa…
Commento: Sono ventiquattro i racconti compresi nella raccolta dell’autore (premio Nobel nel 1978) polacco di nascita ma statunitense di necessità dopo la fuga forzata dall’Europa nel pieno dell’ondata antisemita promossa dal nazismo negli anni Trenta (Isaac Bashevis raggiunse a New York il fratello Israel Joshua, a sua volta scrittore, che rielaborò le vicende di famiglia nel meraviglioso romanzo La famiglia Karnowski). I racconti sono una summa della cultura yiddish, dove fiaba e novella, apologo e leggenda si fondono, restituendo il senso, sacro e ironico al contempo, del folclore ebraico (Singer era figlio di un rabbino). È un mondo perso in un tempo indefinito, un universo di uomini semplici e di rabbini, di shtetl (i villaggi ebraici dell’Europa orientale) e di leggi talmudiche, ma anche di streghe e soprattutto di diavoletti: su tutto una sublime arte narrativa.  

GIUDIZIO: ****

LECTIO BREVISSIMA

Edward Lear – LIMERICK (in “A Book of Nonsense”, 1846; traduzione di Ottavio Fatica)

Lear

There was an Old Man of Calcutta,
Who perpetually ate bread and butter;
Till a great bit of muffin,
On which he was stuffing,
Choked that horrid old man of Calcutta.


C’era un certo signore a Calcutta,
S’abbuffava di strutto e di frutta;
Ma un bel dì un maritozzo
Incastrato nel gozzo
Strozzò il bieco signor di Calcutta.

There was an Old Man of the Hague,
Whose ideas were excessively vague;
He built a balloon
To examine the moon,
That deluded Old Man of the Hague.


C’era un certo signore dell’Aia,
Ti veniva da dargli la baia;
Per guatare la luna
Sborsò una fortuna
Che illuso, il signore dell’Aia.