# 373 – Violette Leduc – THÉRÈSE E ISABELLE (Baldini & Castoldi, 2002, ediz. orig. 1969, pagg. 125)
Due collegiali diciassettenni, la complessata Thérèse e la spigliata Isabelle, vivono un amore travolgente e scandaloso, fatto di sesso notturno di nascosto dalle temibili sorveglianti e di malesseri diurni, dovuti alla gelosia e all’impossibilità di portare alla luce il loro rapporto. Sospese in un’esistenza sulla quale non hanno alcun controllo (le madri, soprattutto quella capricciosa e volitiva di Thérèse, potrebbero ritirarle dal collegio in ogni momento), le due ragazze si aggrappano a ogni momento disponibile per dipanare il loro amore e per farlo esistere nel mondo reale, alla scoperta di una sessualità ancora acerba e inconsapevole. Riusciranno a rimanere assieme, oppure la vita, crudelmente, le allontanerà?
In massima parte autobiografico, “Thérèse e Isabelle” è il racconto di un amore vissuto dall’Autrice ai tempi in cui frequentava il collegio, nei difficili anni ’50. Pubblicato una prima volta, in edizione limitatissima (pare soltanto 28 copie!) nel 1955, per interessamento di un illuminato sostenitore, il racconto confluì successivamente in un ambizioso romanzo, “Ravages”, che per essere pubblicato dovette sottostare alle forbici della censura, venendo di fatto epurato di molte scene “forti” legate all’omosessualità dell’Autrice e dei suoi personaggi.
Pubblicato di nuovo come racconto a sé stante negli anni Sessanta, ma in una versione sensibilmente diversa, “Thérèse e Isabelle” è stato successivamente riscoperto e “restaurato”, ricondotto alla versione più vicina possibile all’idea originaria di Violette Leduc, scrittrice anticonformista e in anticipo sui tempi, pupilla – non a caso – di Simone de Beauvoir e di Jean-Paul Sartre. Amo i libri coraggiosi, che sfidano il senso comune e non si prostrano alle mode: per questo ho letto con piacere questa novella erotica un po’ datata ma indubbiamente stimolante, scaturita – com’è evidente – da un reale turbamento dell’Autrice, e non da un bieco calcolo commerciale.

Violette Leduc (1907-1972) 
Simone de Beauvoir (1908-1986) 
Jean-Paul Sartre (1905-1980)
Riconosciuti i giusti meriti a questo romanzo in miniatura che deve aver sconvolto più di un lettore all’epoca della sua uscita – seppur in una versione rimaneggiata – è giusto, però, anche sottolinearne le debolezze, che non sono poche, a partire da un lessico che gronda letteratura da ogni riga. Lungi da me, naturalmente, disprezzare la letteratura! Ma quando un libro “si picca” di essere letteratura, ho come un sesto senso per accorgermene subito, e credetemi: il più delle volte, per non dire sempre, non è una cosa positiva.
Violette Leduc è brava a descrivere con brevi tocchi lirici un amore impossibile, scandaloso e sconvolgente per le stesse protagoniste, in particolare per il suo alter ego Thérèse, ragazza impacciata e inesperta, che con la più propositiva Isabelle scopre i piaceri della carne e inizia a indagare i misteri del corpo femminile; il racconto, però, è attraversato da linee di dialogo insulse e ripetitive (molto spesso non si capisce neppure chi delle due stia parlando) e da descrizioni che puntano ad essere abissali, riuscendoci però troppo poche volte. Perlopiù, il tono della Leduc appare pretenzioso nel suo sforzo di essere a tutti i costi poetico, e non sono poche le locuzioni davanti alle quali si finisce per sorridere involontariamente.
Non è la sincerità d’ispirazione a essere messa in dubbio, quanto piuttosto la capacità tecnica dell’Autrice di rendere sulla carta i violenti sentimenti e le sconvolgenti sensazioni (anche e soprattutto fisiche) su cui si regge l’intero racconto, storia di una reciproca iniziazione sessuale e sentimentale tra mille difficoltà oggettive (il collegio, le sorveglianti, le altre alunne) e con una spada di Damocle (le madri e le loro incongrue decisioni circa l’educazione delle figlie) che pende, quasi metafisicamente, sulla testa delle giovani protagoniste.
Asciutto e indubbiamente coraggioso nei contenuti, “Thérèse e Isabelle” mostra la corda sotto il profilo dello stile che, anche se rapportato agli anni in cui il testo fu scritto, non può che essere giudicato sopra le righe ed eccessivo, soprattutto nei dialoghi, che girano terribilmente a vuoto con battute tipo “ Più forte, più forte… Stringete fino a soffocarmi”, “Ho voglia di mangiarvi”, “Guarda… No, non guardare” e via così, di scambio in scambio, voci enigmatiche e francamente stucchevoli che collidono con l’indubbia profondità d’ispirazione e d’intento, nonché con la capacità di descrivere sin nei più piccoli dettagli (a metà degli anni ’50!) un amplesso saffico tra ragazze minorenni.
Non mi stupisce che Simone de Beauvoir (scrittrice, a mio avviso, ampiamente sopravvalutata) ammirasse Violette Leduc ma fosse la prima a giudicarla impubblicabile; e infatti le contorte vicissitudini editoriali di “Thérèse e Isabelle”, come anche di “Ravages” e de “La Bastarda”, il più celebre romanzo dell’Autrice, sono lì a dimostrarlo.

(Recensione scritta ascoltando Franco Battiato, “E ti vengo a cercare”)
PREGI:
coraggioso e in anticipo sui tempi, struggente nella costruzione di base (un amore omosessuale disperato in un collegio che, però, a tutto assomiglia tranne che a un lager), il racconto ha il suo punto di forza nella brevità e nell’asciuttezza di certe pagine, che affrontano di petto il tema della scoperta della sessualità e dei suoi sviluppi
DIFETTI:
i dialoghi sono spesso esasperanti: non fanno progredire la trama né aggiungono qualcosa alla psicologia dei personaggi. E alla lunga, anche gli escamotages delle due ragazze per sottrarsi alle sorveglianti e i loro convegni notturni diventano ripetitivi e noiosetti. La scena potenzialmente migliore, ambientata in una pensioncina a ore in cui Thérèse e Isabelle riescono a rifugiarsi per fare l’amore, finisce rovinata dall’ossessione di Thérèse di essere spiata, raccontata dall’Autrice – ahinoi – con innegabile isterismo
CITAZIONE:
“Quando si è innamorati si vive sempre sul marciapiede di una stazione.” (pag. 32)
GIUDIZIO SINTETICO: **
LEGENDA RECENSIONI
Sia per i libri che per i film, adotto nel giudizio sintetico il sistema Mereghetti, che va da 0 a 4 stelline: a 0, ovviamente, i giudizi più negativi, a 4 quelli più positivi, con tutti i possibili gradi intermedi…

Recensioni di Libri e Film, Racconti e Saggi... a cura di Matteo Fontana