LA DANZA DELLE EFFIMERE – Matthias Jügler

# 372 – Matthias Jügler – LA DANZA DELLE EFFIMERE (Neri Pozza, 2025, pagg. 135)

DDR, tardi anni Settanta: il bambino di una giovane coppia di sposi – Hans e Katrin – sopravvive soltanto pochi minuti al parto, nonostante la gestazione e il travaglio si siano svolti in modo più che normale. Agli affranti genitori viene comunicato soltanto che il piccolo Daniel non ce l’ha fatta, e non viene mostrato loro neppure il corpo; con un affrettato certificato di morte, Hans e Katrin vengono rispediti a casa e quello che avrebbe potuto essere il giorno più felice della loro vita diventa la tomba del loro stesso rapporto. Incapaci di superare il trauma, convinti che sotto l’accaduto ci sia qualcosa di non chiaro ma impossibilitati, nel mondo dittatoriale della Germania Est, di trovare risposte soddisfacenti, Hans e Katrin non possono far altro che allontanarsi l’uno dall’altra in un gorgo di risentimenti e cose non dette. Ma se Daniel è morto a poche ore dalla nascita, chi è che, nel 2018, telefona ad Hans, ormai pensionato con l’hobby della pesca, presentandosi come suo figlio, dato in adozione quarant’anni prima?

Basato su fatti realmente accaduti, e su un fenomeno che, nella ex-DDR, aveva in qualche misura preso piede (la sottrazione di neonati a genitori inconsapevoli, per soddisfare il bisogno di un figlio da parte di coppie “potenti” che non potevano averne), “La danza delle effimere” è un libro che trae tutta la sua forza dal tema stesso, vibrante e innegabilmente sconvolgente.

Nella sua tragica semplicità, la vicenda al centro del romanzo è, infatti, l’assoluta protagonista, che l’Autore sceglie di raccontare sposando il punto di vista del padre defraudato, Hans, pacioso insegnante in pensione con l’hobby (ereditato a sua volta dal padre) della pesca nel fiume che passa vicino a casa, del quale conosce tutti i segreti. La pratica, paziente e riflessiva, della pesca si fa addirittura metafora portante dell’intero libro: le effimere del titolo sono insetti che nascono dalle acque del fiume e per catturare i quali i pesci, essendone ghiotti, si prendono il rischio di venire in superficie, venendo spesso catturati a loro volta dal paziente pescatore.

Jügler sembra voler ragionare per concatenamenti e per spezzature: se il padre di Hans gli insegnò l’arte della pesca o, meglio, gli instillò la curiosità per una pratica comunemente considerata piuttosto noiosa, lo stesso non si può dire di Hans con suo figlio Daniel, che non ha mai potuto conoscere poiché è stato cresciuto da altri. E anche la catena alimentare del placido fiume, che prevede pesci che si nutrono di altri pesci o di insetti – le effimere, appunto – la cui vita dura pochissimo (chiara metafora della presunta vita di poche ore dello stesso Daniel), ebbene, anche questo concatenamento sembra fare da sfondo a una vicenda che ha al suo centro proprio l’interruzione (forzata e colpevole) della sequenza naturale degli eventi, che prevede l’innamoramento tra due persone, l’eventuale matrimonio, la nascita di un figlio, la crescita del medesimo…

Ecco, il romanzo di Jügler si infila come una scheggia nel mezzo di questa naturale concatenazione e ne racconta dall’interno la rottura, anzi, ne svela la traumatica scoperta a quarant’anni di distanza, quando ormai non c’è più nulla da fare, perché i sentimenti non si possono recuperare, e il Tempo non può essere riavvolto o ripercorso al contrario. O forse no, dopotutto: come reagirà Daniel all’incontro col suo vero padre Hans, del quale non sa nulla? Riusciranno i due a parlare e, in qualche misura, a capirsi? Riusciranno a recuperare, seppur parzialmente, il tempo perduto? Non c’è dubbio che il libro, sul piano del confronto/scontro sentimentale, sia ben fatto, attento oltretutto a evitare eccessi e scene melodrammatiche.

Però è proprio in questo tono distaccato che risiede anche il peggior difetto di un romanzo fin troppo breve e asciutto, che si nasconde spesso dietro le metafore legate alla pesca per raffreddare i toni e affrontare un tema incandescente, che avrebbe forse meritato un maggiore approfondimento dei personaggi e delle loro meccaniche di comportamento e di reazione. Se da una parte è infatti apprezzabile la volontà dell’Autore di non buttare tutto in caciara, indulgendo in reciproci scambi di accuse e in rimproveri, dall’altra si sente la mancanza di qualcosa di più, di un passo ulteriore, che vada oltre il finale scontatamente aperto e che si sforzi maggiormente di far percepire al lettore la drammaticità degli eventi – o dei non-eventi, cioè di ciò che ad Hans e Daniel è stato negato di vivere.

Matthias Jügler dà insomma l’impressione di aver svolto bene il compitino, ma di non essersi spinto neppure mezzo passo più in là, di essersi limitato allo stretto indispensabile, e il risultato è un libro che si legge con indubbio interesse ma che non offre mai un vero guizzo, come un pesce che nuoti placidamente a pelo d’acqua, e che non riesce mai a sfondare quella sottile membrana di diffidenza e incredulità che sempre divide il lettore dall’Autore, lo spettatore dalla materia narrata.            

(Recensione scritta ascoltando gli U2, “Van Diemen’s Land”)

PREGI:
apprezzabile l’economia di personaggi e di situazioni, nonché la volontà di affrontare e portare alla luce un tema scabroso e allucinante come la sottrazione di bambini nella ex-DDR. Peccato per un arco narrativo molto esile e per un finale tutt’altro che inatteso, anzi, piuttosto telefonato

DIFETTI:
bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto? Impossibile dirlo, dipende dal singolo lettore e dalle sue impressioni, perché purtroppo l’Autore non fa nulla per rendere il romanzo veramente incisivo e vibrante, limitandosi a svolgere il compito (seppur non facile) tecnicamente bene, ma con poca partecipazione, con poca anima

CITAZIONE:
“La pesca a mosca non mi ha aiutato a comprendere o a lasciarmi alle spalle tutto ciò che era successo, ma trovavo conforto nel tentativo di catturare un pesce, nell’imitazione artistica della natura, nella presenza costante del fiume, che celava misteri salvo poi, di tanto in tanto, svelarli.” (pagg. 114-115)

GIUDIZIO SINTETICO: **

LEGENDA RECENSIONI
Sia per i libri che per i film, adotto nel giudizio sintetico il sistema Mereghetti, che va da 0 a 4 stelline: a 0, ovviamente, i giudizi più negativi, a 4 quelli più positivi, con tutti i possibili gradi intermedi…

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NON GIUDICABILE con i sistemi ìclassiciî di voto
PESSIMO
QUASI PESSIMO
BRUTTO
BRUTTINO
 
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**1/2
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***1/2
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ACCETTABILE
DISCRETO
BUONO
MOLTO BUONO
CAPOLAVORO