# 108 – Giorgio Scerbanenco – TRADITORI DI TUTTI (Garzanti, 2017, ediz. orig. 1966, pagg. 223)
La morte, nel Naviglio Pavese, dell’oscuro avvocato Sompani (coinvolto in loschi affari) e della sua vecchia amante Adele Terrini (detta Adele la Troia: e non serve altro!) attira l’attenzione di Duca Lamberti, medico radiato dall’albo per avere praticato un’eutanasia (nei primi anni ’60) e collaboratore a tempo perso (ma con la speranza di essere assunto) presso la Questura di Milano, dove ha un alleato nello scorbutico ma leale commissario Carrua. E così, quando l’equivoco Silvano Solvere si presenta dal dottor Lamberti proprio a nome dell’avvocato Sompani chiedendogli – per un’amica – un intervento clandestino di imenoplastica, le indagini si avviano da sole, e porteranno a scoprire un gigantesco traffico d’armi e di droga, e a chiarire un mistero sepolto nel passato…
Con “Traditori di tutti”, il secondo, in ordine di pubblicazione, dei quattro romanzi di Giorgio Scerbanenco con protagonista il medico-investigatore Duca Lamberti, siamo in presenza – a mio avviso – del capolavoro del grande giallista milanese. Se “Venere privata” fu un esordio molto interessante per il personaggio a luci e ombre di Duca Lamberti, se “I ragazzi del massacro” è un libro eccellente per durezza e atmosfere e “I milanesi ammazzano al sabato” è, seppur un po’ più esile nella trama, il degno epilogo (giunto però troppo presto!) delle avventure di questo inusuale poliziotto, ebbene, “Traditori di tutti” è il romanzo in cui gli elementi della poetica di Scerbanenco e i tratti del carattere del suo più celebre personaggio si incontrano e si amalgamano alla perfezione.
C’è tutto, in questo libro: la violenza, con scene “forti” anche per il lettore d’oggi, abituato a tonnellate di violenza televisiva e cinematografica; la disillusione di fronte al Male, ma anche l’impossibilità di arrendersi ad esso; la lettura della realtà in chiave storica, con Milano che entra nel “giro” delle grandi città, attraversate dal fenomeno della malavita organizzata; e soprattutto – vero, grande tema che attraversa tutta l’opera di Scerbanenco – l’abbrutimento morale, il cedimento di ogni diga tra il vivere civile e l’abbandono agli istinti più osceni e belluini. Puttane, sfruttatori, assassini a sangue freddo, doppiogiochisti, torturatori, trafficanti di droga e di armi: davanti agli occhi schifati di Duca Lamberti – radiato dall’albo dei medici per aver concesso una morte pietosa a una donna malata terminale – sfila un’umanità allo sfascio, che Scerbanenco non si limita a raccontare, ma fotografa, addirittura, con un’esattezza e una lucidità a tratti sinceramente impressionanti, offrendo il ritratto di una Milano anni ’60 in cui i connotati ambientali (una Primavera dolce e bella da strappare il cuore, capace di far sembrare la città quasi un luogo di montagna) fanno a pugni con quelli morali.
Non si salva nessuno: donne che vogliono tornare vergini per imbrogliare il futuro marito, uomini che ricattano e minacciano chiunque pur di trarre profitto, e non esitano a uccidere nei modi più efferati per due buste di mescalina 6, e ancora, bugiardi, approfittatori, “esseri che hanno solo l’apparenza, l’aspetto fisico umano, ma sono in realtà […] delle iene, delle belve che nessuna educazione […] può rendere meno sanguinarie.” Dei “traditori di tutti”, insomma, esseri senza valori che non siano lo sballo e il denaro, la violenza e la prevaricazione, esseri che non rispettano nulla, non solo le leggi scritte, ma anche quelle non scritte della stessa criminalità, esseri senza controllo che, incrociati per strada, possono decretare la vita o la morte di chicchessia. È questo il mondo descritto da Scerbanenco, che va fino in fondo, non fa sconti, come suo solito, e porta tanto la trama quanto i personaggi alle estreme conseguenze, costruendo il suo libro che più si avvicina alla perfezione, anche grazie a una raffinata struttura anulare: aperto con l’omicidio di Sompani e di Adele la Troia, il romanzo si conclude, dopo aver allargato la linea narrativa a un traffico d’armi e di droga, con la soluzione di questo stesso mistero, una soluzione che – ancora una volta – chiama in causa profondi interrogativi morali, una soluzione che non risolve niente, beffarda e amara, l’unica possibile in questo orizzonte senza più neanche l’ombra di una bussola morale (come il successivo “I ragazzi del massacro” ribadirà con forza). Resta solo la schiena diritta di Duca Lamberti, ex-medico che rifiuta di genuflettersi davanti a chiunque – tantomeno ai criminali – ad arginare la marea montante del “putridume” che minaccia di tracimare dai Navigli ormai coperti, e di spandersi a macchia d’olio per tutta questa Milano tanto bella quanto marcia.
(Recensione scritta ascoltando i Diaframma, “Neogrigio”)
PREGI:
durissimo e tagliente come il suo protagonista, Duca Lamberti, poliziotto in prova che rifiuta di portare la rivoltella perché “non ci provo gusto, a me piace picchiare”, “Traditori di tutti” è il capolavoro di un grande scrittore noir più che di un giallista, ed è un libro che non si dimentica, anticipatore, disperato ma attraversato da squarci di lirismo puro, e dalla struttura linguistica non priva di tocchi sperimentali e innovativi
DIFETTI:
non sempre la scrittura di Scerbanenco brilla per limpidezza, e alcune formulazioni – soprattutto a chi non l’ha mai letto – possono apparire ostiche e poco scorrevoli
CITAZIONE:
“Il silenzio era assoluto, le strade completamente vuote, all’angolo con via dei Giardini i quattro semafori lampeggiavano giallo al niente, perché non c’era niente, era come una Milano totalmente abbandonata, da tutti, escluso qualche uccellino, che cinguettava, lì, tra gli alberi gonfi di polline di via dei Giardini.” (pag. 215)
GIUDIZIO SINTETICO: ****
LEGENDA RECENSIONI
Sia per i libri che per i film, adotto nel giudizio sintetico il “sistema Mereghetti”, che va da 0 a 4 “stelline”: a 0, ovviamente, i giudizi più negativi, a 4 quelli più positivi, con tutti i possibili gradi intermedi…

Recensioni di Libri e Film, Racconti e Saggi... a cura di Matteo Fontana