# 229 – Edoardo Albinati – UN ADULTERIO (Rizzoli, 2017, pagg. 126)
Un uomo (Eraldo, detto Erri) e una donna (Clementina, detta Clem) arrivano su un’isola al largo delle coste campane, luogo turistico solitamente molto frequentato (Ischia? Capri?) ma ora, con la stagione che volge al termine, molto più tranquillo e spopolato. I due si conoscono da un paio di settimane appena, e sono entrambi sposati e con figli. Tuttavia, non hanno saputo resistere alla reciproca attrazione e, di nascosto dai rispettivi consorti, si sono concessi un weekend di mare e sesso, camuffato sotto l’eterna scusa del viaggio di lavoro, o del noioso congresso cui si è costretti a partecipare. Da sabato mattina a domenica notte, Erri e Clementina non fanno che amarsi, pazzamente e senza criterio, disperatamente, tanto all’aperto quanto nel segreto della stanza d’albergo, già sapendo che nulla cambierà nelle loro vite, e che il loro incontro, per portarli a realizzare l’ideale del vero amore che li unisce, sarebbe dovuto avvenire prima che si sposassero e mettessero al mondo dei figli. Cosa succederà lunedì mattina, quando questo weekend di magica sospensione finirà e i due amanti dovranno confrontarsi col ritorno alle loro vite?
Non c’è praticamente trama in questo romanzo breve di Edoardo Albinati che, dopo essersi misurato con la fluvialità de “La scuola cattolica”, se ne esce con un testo che è poco più di un racconto, e per di più incentrato su un’idea esile e non certo nuova: una coppia di amanti che si dà appuntamento in un ameno luogo di mare per concedersi la più classica delle scappatelle. Eppure, nonostante le premesse non buone, il libro, sorretto da uno stile molto nitido e a tratti persino coraggioso, non è male e si legge con un certo gusto, se non altro per scoprire dove e come andrà a finire questo rapporto sospeso e congelato, questa abissale scappatella che si pone un po’ come la madre di tutte le scappatelle, qualcosa di archetipico, che ha il pregio di parlare a tutti, lettori e lettrici, con un linguaggio fatto di attrazione fisica e sentimenti, di dubbi e di improvvisi trasporti: sensazioni comuni, che in tanti hanno sicuramente provato, in vita loro, anche se non è detto che tutti debbano per forza essersi abbandonati alla consumazione dell’adulterio.
Ecco, un punto di forza di questo romanzo-racconto di Albinati è l’indubbio carattere della scrittura, che non si spaventa davanti all’apparente banalità della materia, ma che trova, anzi, tutti gli ingredienti necessari per renderla appassionante, perché stranamente, nonostante l’evidente esilità di trama e personaggi, alla fine i protagonisti emergono bene, con caratterizzazioni tutto sommato convincenti – per quanto minimali – e non sono né simpatici né antipatici, non li si ammira e non li si commisera: sono solo un uomo e una donna che si piacciono, che non riescono a fare a meno di spogliarsi e fare l’amore, che sentono l’uno il bisogno dell’altra, non tanto per sfuggire a matrimoni sbagliati o a spiacevoli vicissitudini familiari (entrambi sono felicemente sposati) quanto piuttosto nel tentativo, certamente utopico, di realizzare un’altra vita, un’altra esistenza, quella che forse, sulla scorta di Borges, potremmo chiamare “la strada non presa”, nel giardino dei sentieri che si biforcano.
Quello che toglie il fiato a Erri e Clementina è l’impossibilità di vivere un’altra storia, di esistere in un’altra dimensione affettiva e sessuale rispetto a quella in cui si sono ormai entrambi realizzati. Visto in questa luce, l’adulterio che è al centro del racconto sembra essere il veicolo per dire qualcosa di non banale sull’essere umano e sulla sua inesausta capacità di desiderare, su quell’insoddisfazione profonda che lo porta spesso a imboccare strade tortuose o rischiose (e la sequenza in cui Erri guida il motorino in modo folle lungo le scoscese stradine dell’isola, facendo il pelo agli strapiombi, sembra potersi inscrivere proprio in questa logica, rappresentando una sorta di mise en abyme del tema chiave del libro). Pur non lesinando le scene di sesso, anche piuttosto torride, “Un adulterio” non è un libro erotico: è invece un libro, allo stesso tempo gelido e viscerale, sulla forza del desiderio, che non può essere appagato dal solo godimento fisico, ma che necessiterebbe di ben altre soddisfazioni, forse dopotutto impossibili da prevedere e da raggiungere (se Erri e Clementina si fossero conosciuti prima dei rispettivi matrimoni, la loro storia avrebbe funzionato? Chi può dirlo?).

Sospeso e irrisolto, “Un adulterio” racconta esattamente quello che il titolo – con tanto di articolo indeterminativo – esprime: una relazione illecita consumata “di pancia” (una tra le tantissime possibili, e tutte egualmente plausibili), un’attrazione tanto irresistibile quanto epidermica, quello che Salvador Dalì avrebbe forse definito “l’enigma del desiderio”.

(Recensione scritta ascoltando Leonard Cohen, “Dance me to the End of Love”)
PREGI:
conciso ed efficace nel restituire il quadro psicologico di due personaggi descritti praticamente solo attraverso le loro azioni nel corso di un weekend, il libro vive di momenti e di dettagli, e conferma il talento narrativo di Albinati, pur in una forma tanto diversa da quella del monumentale libro che gli ha fruttato il premio Strega
DIFETTI:
fatalmente un po’ irrisolto, è un racconto che paga, qui e là, la programmatica ricerca di abissalità, come se ogni cosa, in questa vicenda tutto sommato molto comune, si caricasse di un simbolismo e di un’unicità ingiustificabili. Non sempre gradevoli i passaggi dal presente al passato nei tempi verbali
CITAZIONE:
«Ti ho aspettato, ti ho aspettato tanto, tanto tempo. E poi quando finalmente sei arrivato, ero stanca di aspettare e io ti ho accolto quasi per un senso del dovere, o per cinismo, cioè, per non sprecare qualcosa che avevo desiderato. Ora che lo avevo per le mani non lo desideravo più ma mi sembrava stupido lasciarmelo sfuggire. Sì, forse eri tu quella persona attesa, ma oramai con te potevo solo commettere adulterio. Infrangere qualcosa invece che costruirlo.» (pagg. 122-123)
GIUDIZIO SINTETICO: **½
LEGENDA RECENSIONI
Sia per i libri che per i film, adotto nel giudizio sintetico il sistema Mereghetti, che va da 0 a 4 stelline: a 0, ovviamente, i giudizi più negativi, a 4 quelli più positivi, con tutti i possibili gradi intermedi…

Recensioni di Libri e Film, Racconti e Saggi... a cura di Matteo Fontana