UTZ – Bruce Chatwin

# 83 – Bruce Chatwin – UTZ (Adelphi, 1989, pag. 129)

A partire dal giorno della morte, avvenuta il 7 marzo 1974 in una Praga d’oltrecortina, il narratore (che si è tentati di far coincidere con l’Autore stesso) traccia un profilo dell’enigmatico Kaspar Utz, ultimo, decaduto rappresentante di un’antica famiglia nobiliare sassone con territori nei Sudeti, e fiero possessore di una spettacolare collezione di ceramiche di Meissen, pazientemente raccolta da lui stesso nel corso di tutta una vita, e difesa dalle grinfie dei Nazisti prima e dei Sovietici poi. Ma dopo la morte del suo proprietario, che fine ha fatto la collezione?

Se la trama vi sembra esile, non abbiate paura: avete capito bene, è davvero esile! Ma non è la trama il principale pregio di questo gioiellino firmato Bruce Chatwin, scrittore di culto anche per via della sua prematura scomparsa (morì di AIDS nel 1989). Conosciuto più per i suoi libri di viaggio, Chatwin con “Utz” (sua opera ultima, peraltro: lo completò poco prima di morire) si cimenta con un romanzo vero e proprio, seppur leggermente venato di autobiografismo e, in fondo, più situazionale che narrativo. A dominare su tutto, la città magica di Praga e la figura originale, scostante, inafferrabile di Utz, schivo collezionista di ceramiche pregiate che si trova a vivere sotto due tirannie, quella tedesca prima e quella sovietica poi.

Praga, la meravigliosa, unica Praga, violentata prima dai Nazisti e poi dai comunisti, è come una ceramica preziosa: apparentemente delicatissima, in realtà resistente, temprata in un forno rovente, ma da conservare con cura dentro una teca, dove il tempo si ferma. Utz si presenta allora come la titanica figura di un uomo che tenta di sottrarsi allo scorrere del tempo, che non vuole altro che restare chiuso nel suo appartamento che dà sul celebre cimitero ebraico, in compagnia di una fedele domestica e delle sue ceramiche, unico conforto di una vita trascorsa in balìa dei venti della Storia. Il libro, per quanto piccolo, non è riassumibile, perché più che di accadimenti è fatto di atmosfere, di sfumature, di punti di vista e di delicati tocchi d’ironia. Chatwin ci cala nell’ambiente di Praga sotto il regime comunista, e dà voce a un personaggio che non cerca di accattivarsi nessuno – tantomeno il lettore! – apparendo, al contrario, piuttosto scostante: Kaspar Utz è, in fondo, un parassita, che non vuole essere né un intellettuale né un uomo qualunque, che non si arrocca dietro la sua nobile nascita ma che, allo stesso tempo, non è disposto a scendere a patti con nessuno, tantomeno con chi vorrebbe approfittare della sua collezione, cui è patologicamente attaccato.

Il vizio del collezionista è il suo vero peccato, e Chatwin lo descrive in tutta la sua evidenza, in una struttura semplice fatta di analessi e di ricordi che si inseguono, per le strette vie della città magica, e lungo il ponte Carlo, e per i vicoli di Malá Strana, e su fino al castello di Hradčany. A ben vedere, il narratore e Utz si incontrano una sola volta, nel 1967, e passano un’intera giornata a chiacchierare e a battibeccare, una giornata che si rivelerà sufficiente a istituire un legame a suo modo profondo, tanto che il narratore stesso tornerà a Praga dopo la morte del collezionista a cercare di capire… che fine abbia fatto la favolosa collezione di ceramiche di Meissen! Che la vecchia domestica Marta sappia più di quanto dice? La coloritura gialla è però solo una lieve sfumatura tra le tante di questo piccolo, splendido, delicato libro che è soprattutto un atto d’amore per le atmosfere mitteleuropee, per un “mondo di ieri” malinconico e bellissimo, tragico e comico allo stesso tempo, nel quale il mito del Golem si fonde con i carri armati sovietici, e tutte le utopie collettiviste si ritrovano gomito a gomito in uno scalcinato ristorante specializzato in trote della Moldava… riservate però ai potenti del Partito! Per gli altri, “crap à la juive”!

(Recensione scritta ascoltando Richard Bruno Heydrich, “Das Mädchen Spricht”)

PREGI:
intelligente e garbato, scritto con un gran gusto per l’effetto ironico e con attenzione ai dettagli, “Utz” è letteratura di alto livello anche per la perfetta consapevolezza delle dimensioni: la vicenda non si dilunga inutilmente e si aggancia a pochi, riusciti personaggi, tra cui va annoverata anche la misteriosa voce narrante        

DIFETTI:
sottile e a tratti bizantino, è un piccolo libro non privo di passaggi ellittici che richiede una lettura attenta (e a volte la rilettura di qualche pagina…) per essere gustato appieno

CITAZIONE:
“Accanto alla cappella c’è il piedistallo di un monumento che un tempo avrebbe recato le due K – kaiserlich und königlich – della duplice monarchia degli Asburgo. Ora regge un arnese rugginoso e sbilenco che commemora un’incursione sovietica nello spazio.” (pag. 129)

GIUDIZIO SINTETICO: ***

LEGENDA RECENSIONI
Sia per i libri che per i film, adotto nel giudizio sintetico il sistema Mereghetti, che va da 0 a 4 stelline: a 0, ovviamente, i giudizi più negativi, a 4 quelli più positivi, con tutti i possibili gradi intermedi…

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NON GIUDICABILE con i sistemi ìclassiciî di voto
PESSIMO
QUASI PESSIMO
BRUTTO
BRUTTINO
 
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**1/2
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***1/2
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ACCETTABILE
DISCRETO
BUONO
MOLTO BUONO
CAPOLAVORO