BEDUINA – Alicia Erian

# 195 – Alicia Erian – BEDUINA (Adelphi, 2005, pagg. 349)

Jasira, inquieta tredicenne dal seno già prosperoso, figlia di un libanese e di un’irlandese entrambi naturalizzati americani, viene spedita a vivere col padre in un quartiere residenziale alla periferia di Houston. La madre, Gail, spera che Rifat, l’austero ex-marito, nonché padre di Jasira, che lavora per la NASA e ha una considerazione molto mediorientale delle donne, sappia imporre alla figlia quella disciplina che lei non è riuscita a instillarle, al punto da aver scoperto un (innocente?) flirt tra la stessa Jasira e il suo nuovo compagno, Barry. A Houston però la ragazzina, più confusa che mai, finisce nelle mire di un aitante vicino di casa, Travis Vuoso, e inizia a frequentare Thomas, compagno di scuola di colore, inviso al padre. E così, quando si mette di mezzo anche una vicina di casa progressista e incinta, Melina Hines, il fitto gioco di segreti e bugie inizia a vacillare e un po’ tutti ne faranno le spese.

“Ci sono voluti tre anni per scrivere questo libro”, confessa l’Autrice nel poscritto. Beh, forse il risultato di tante fatiche non emerge con tutta l’evidenza che Alicia Erian vorrebbe! Non che i libri si possano valutare sulla base del tempo occorso per scriverli: però, tutto sommato, dietro a “Beduina” non sembra proprio di scorgere un “labor limae” così intenso e certosino.

Liberiamo subito il campo da un possibile equivoco (tra i tanti che costellano la trama del libro): “Beduina” non è un romanzo malvagio, si lascia leggere e regala anche qualche sincero momento di arguzia e di divertimento, se non proprio di ilarità. E, qui e là, spunta anche qualche riflessione non banale sull’America dei primi anni ’90 (il romanzo è ambientato all’epoca della prima Guerra del Golfo, contro Saddam) e sulla difficile età adolescenziale (tema certo non nuovo ma, per così dire, sempre interessante). Però, se il punto di maggior pregio è l’asciuttezza della scrittura, in stile prettamente americano, con pochi fronzoli e dialoghi efficaci e taglienti, il libro si rivela molto meno efficace (e questo è strano per un’Autrice americana!) nella trama e nello sviluppo dei personaggi.

Se le prime cinquanta-sessanta pagine sono dedicate ai problemi di depilazione e di ciclo mestruale di Jasira (!), con “avventure” quali la ricerca degli assorbenti giusti o dei rasoi (quando non di qualcuno che le insegni a depilarsi…), tutta la parte centrale si muove sul triangolo Jasira-Vuoso-Thomas, con il padre libanese a fare da macchietta sullo sfondo (tipico esempio di maschilista arabo), con le sue sfuriate spesso incomprensibili, e la madre irlandese a fare da comparsa in asettiche telefonate nelle quali non fa altro che rimpiangere di aver mandato la figlia a Houston. Insomma, una trama stranamente “impantanata”, che non avanza ma affastella episodi uno più imbarazzante dell’altro, certo non tutti divertenti, a comporre un quadretto americano stile “Dumbland” di David Lynch (chi non sa di cosa parlo faccia un salto su YouTube e lo cerchi!). L’ultima parte del libro è vivacizzata dalla figura un po’ saccente di Melina Hines, progressista convinta (regala a Jasira un libro sulla scoperta del corpo femminile) e femminista “in pectore”, che prende le difese della confusa ninfetta (che nel mentre si è abbandonata ad avventure che superano abbondantemente le nozioni esposte nel libro che le è stato donato) e la accoglie a casa sua, sorta di figlia adottiva in attesa dell’arrivo di quella biologica, che è lì lì per partorire.

Alicia Erian sceglie un tono da commedia degli equivoci e ha la bravura di mantenerlo dall’inizio alla fine, senza variazioni e senza apparenti cali di tensione o di ritmo; ma in questo risiede, se vogliamo, anche il principale difetto di questo libro, commedia sociale a luci (quasi) rosse, “american puzzle” un po’ monotono e ripetitivo che vorrebbe essere spiazzante e innovativo ma che, in realtà, si riduce al tentativo di riscrivere “Il giovane Holden” al femminile e finisce molto presto per stancare, con le sue finte provocazioni e la sua moralina di fondo (immancabile) sulla tolleranza e sul razzismo insito nella cultura americana. Qualcuno può davvero credere che, nel 2005, l’anno in cui il libro è stato pubblicato, potesse essere scandaloso (o coraggioso) dedicare cinquanta pagine alla depilazione femminile, alle mestruazioni e ai tampax? E Jasira, questa Lolita suo malgrado, imbronciata e confusa, che non sa rispondere altro che “Non so” a chiunque le chieda conto delle sue azioni, poteva davvero essere il nuovo Holden Caufield? Per nulla caustico, e nemmeno disturbante, ma tutto sommato abbastanza piacevole da leggere, “Beduina” si salva – parzialmente – solo perché riesce ad essere una critica interessante, seppur veicolata da stereotipi, di una certa America, quella di Bush Padre, le cui contraddizioni, sopite, sarebbero esplose nei vent’anni successivi.      

(Recensione scritta ascoltando i Red Hot Chili Peppers, “Snow”)

PREGI:
una scrittura che fa della semplicità la sua cifra principale, e non è un merito da poco, e un tono leggero di fondo che non guasta, e che connota il libro come una specie di slapstick comedy d’altri tempi (a parte per i temi trattati)

DIFETTI:
una volta Stanley Kubrick, cedendo al fascino della trivialità, disse a Frederic Raphael, lo sceneggiatore di “Eyes Wide Shut”: “Dobbiamo stare attenti a non fare una barzelletta di fighe pelose.” Ecco, “Beduina” purtroppo a tratti sembra proprio questo: una barzelletta di fighe pelose (letteralmente), tirata troppo per le lunghe. Apparentemente animato da un sincero afflato narrativo, in realtà è un libro volutamente pruriginoso che gioca sul lolitismo più che sul femminismo 

CITAZIONE:
“L’ho accompagnato alla porta e mi ha baciato. Mi ha messo la lingua in bocca e ce l’ha tenuta per tantissimo tempo, e io nella sua. Le abbiamo fatte girare una attorno all’altra, le abbiamo fatte scorrere di lato e di sopra e di sotto. Abbiamo premuto le bocche per cercare di arrivare ancora più dento con la lingua. Sembrava una cosa un po’ brutale, ma era anche tenera, perché cercavamo solo di sentirci più vicini.” (pagg. 144-145)

GIUDIZIO SINTETICO: **

LEGENDA RECENSIONI
Sia per i libri che per i film, adotto nel giudizio sintetico il sistema Mereghetti, che va da 0 a 4 stelline: a 0, ovviamente, i giudizi più negativi, a 4 quelli più positivi, con tutti i possibili gradi intermedi…

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1/2
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NON GIUDICABILE con i sistemi ìclassiciî di voto
PESSIMO
QUASI PESSIMO
BRUTTO
BRUTTINO
 
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**1/2
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***1/2
****
ACCETTABILE
DISCRETO
BUONO
MOLTO BUONO
CAPOLAVORO