INDIGNAZIONE – Philip Roth

# 34 – Philip Roth – INDIGNAZIONE (Einaudi, 2009, pagg. 141)

La vita tranquilla, operosa e studiosa di Marcus Messner, figlio di un macellaio kosher di Newark, viene sconvolta dal precipitare del padre in una (a detta di Marcus, ingiustificata) paranoia, dall’amore per una ragazza instabile che ha già tentato il suicidio e dalle ferree, bacchettone e costrittive regole del Winesburg College. Siamo nel 1951 e, sullo sfondo, minacciosa, incombe la guerra di Corea…

Come si possono trovare ancora degli aggettivi per definire Philip Roth, senza rischiare di cadere nell’agiografia? Di sicuro, essere vuotamente esaltato non gli sarebbe andato a genio, non a uno spirito critico e a un acuto osservatore come lui. Per cui, sia dato per assodato che stiamo parlando di un grande scrittore, probabilmente uno dei più grandi del Novecento, e dedichiamo qualche riga a questa “opera minore” (virgolette d’obbligo) datata 2008, quindi decisamente appartenente a quella che si potrebbe definire la “piena maturità” dell’Autore. Nettamente – e genialmente – suddiviso in due parti asimmetriche (molto più lunga la prima, intitolata “Sotto morfina”), “Indignazione” è la storia di un’educazione fallita per il prevalere dell’angoscia sulla fiducia, della paura sul coraggio, della morte sulla vita.

Sorta di sogno americano al contrario, la vita del diciannovenne Marcus Messner appare assolutamente priva di colpe, e di motivi di biasimo (un po’ come quella dello Svedese in “Pastorale Americana”, per chi l’ha letto… e chi non l’ha letto, cosa sta aspettando?!), eppure qualcosa trama contro di essa, qualcosa che non ha nome e non ha forma, un’ombra junghiana, forse, o il presagio che si realizza non già perché i presagi siano fededegni, ma piuttosto perché spesso avere paura significa tirarsi addosso le peggiori disgrazie. C’è la guerra, e va evitata a tutti i costi, e allora bisogna studiare con profitto, per poter rinviare il momento fatale della chiamata alle armi, ed è proprio a questo punto che qualcosa si inceppa nel meccanismo perfetto della “american way of life”, una crepa si apre nel muro e si allarga sempre di più, lasciando intravedere il pericoloso individualismo ribellistico del giovane Marcus, il suo mefitico anticonformismo, che poi è soltanto voglia di crescere, di sapere, di migliorare. E Roth – manco a dirlo – è bravissimo a descrivere proprio questa crepa, quest’unica crepa che va inesorabilmente allargandosi, sino a far franare l’intero castello di certezze e di sicurezze della famiglia Messner, ebrei americani di Newark, come la metà dei personaggi dell’opera di Roth, sorta di “Comedie Humaine” sull’ebraismo d’Oltreoceano che, ad ogni libro, aggiunge un tassello all’affresco, o un colpo di pennello al grande capolavoro.

Sì, perché “Indignazione” – con la sua splendida “brevitas” – ha proprio l’aspetto di un tassello di mosaico (l’ennesimo), che va ad aggiungersi a tutti gli altri senza per questo ripetere, senza dar l’impressione di arare un terreno già arato. Roth, nonostante tutto, non sembra transitare mai due volte sullo stesso terreno, nonostante il ritorno di personaggi e maniere, e l’eterna ambientazione a Newark. E se questo non è un segno tangibile di smisurato talento, non so proprio cos’altro possa essere. Secco, asciutto e pazzescamente lucido, “Indignazione” è come un teorema in cui una penna sapiente abbia iniettato carne e sangue, sentimenti e affetti, dolori e ironie: ciò di cui è fatta la Letteratura, insomma! Senza rinunciare a una disamina, come sempre graffiante e senza sconti, dell’America di metà XX secolo, divisa tra l’ambizione alla cultura e alla raffinatezza e il precipitare (volontario?) nella barbarie della guerra e dell’auto-dissolvimento. “Cupio dissolvi” che, più ancora di tanti altri personaggi, sembra caratterizzare proprio il povero, spaurito, sfortunato Marcus Messner.

(Recensione scritta ascoltando i Pink Floyd, “The Narrow Way”)

PREGI:
Una scrittura di precisione chirurgica nell’indagare tanto i sentimenti individuali quanto i caratteri (contraddittori) di un’intera Nazione    

DIFETTI:
Davvero arduo trovarne! Volendo cavillare, possiamo giusto esprimere un pizzico di rammarico per il fatto che le ridotte dimensioni del romanzo impediscono a certi caratteri di emergere in tutta la loro pienezza, come in altri lavori di Roth…

CITAZIONE:
“La debolezza di un’altra persona può distruggerti quanto la sua forza. Le persone deboli non sono innocue. La loro debolezza può essere la loro forza.” (pag. 106)

GIUDIZIO SINTETICO: ***

LEGENDA RECENSIONI
Sia per i libri che per i film, adotto nel giudizio sintetico il “sistema Mereghetti”, che va da 0 a 4 “stelline”: a 0, ovviamente, i giudizi più negativi, a 4 quelli più positivi, con tutti i possibili gradi intermedi…

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*1/2
NON GIUDICABILE con i sistemi “classici” di voto
PESSIMO
QUASI PESSIMO
BRUTTO
BRUTTINO
 
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**1/2
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***1/2
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ACCETTABILE
DISCRETO
BUONO
MOLTO BUONO
CAPOLAVORO