# 49 – Michel Houellebecq – ESTENSIONE DEL DOMINIO DELLA LOTTA (Bompiani, 2001, ed. orig. 1994 – pag. 152)
Trentenne, tecnico informatico, impiegato presso una grossa società che svolge consulenze per Ministeri ed Enti pubblici, il protagonista (senza nome) del romanzo è – sulla carta – un uomo realizzato e soddisfatto. In realtà, egli cova una depressione tanto grave da trasformarsi in totale disperazione, conduce un’esistenza anaffettiva e totalmente priva di obiettivi e di punti di riferimento morali, vera immagine spettrale di un mondo intero – quello occidentale – condannato dalla propria stessa opulenza e dalle proprie ossessioni per la ricchezza, il sesso, il successo.
Folgorante esordio di Michel Houellebecq (ma giunto in Italia solo più tardi, dopo i grandi successi di “Piattaforma” e delle “Particelle elementari”), questo snello romanzo fa già intravedere appieno le stimmate del grande scrittore. Nerissimo, cupo, desolato, attraversato da un soffio di pura disperazione, eppure allo stesso tempo freddo e distaccato all’inverosimile, “Estensione del dominio della lotta” ha l’efficacia di un teorema senza rinunciare all’affabulazione narrativa, pur ridotta tanto nelle dimensioni del libro quanto nei dati di trama veri e propri, riportati all’essenziale e avviticchiati attorno a un pretesto esile quanto verosimile: il lavoro di un programmatore informatico che, di volta in volta, si trova a tenere corsi di formazione al personale di aziende ed Enti pubblici, anche nella profonda Provincia francese.
Su questa semplicissima, quasi elementare struttura di base, Houellebecq costruisce in realtà una disperante peripezia, un viaggiare ondivago che perde centro e obiettivo, per affidarsi a istinto e caso. Il protagonista, di per sé disilluso e cinico, sprofonda allora in una “neritudine” totale e onnipervasiva, che lo porta ad accarezzare propositi di suicidio e di omicidio, e che lo rende insensibile a tutto: amore, amicizia, lavoro, soddisfazione personale, nulla ha più significato per questo personaggio terribile e anestetizzato, talmente scollato da quel mondo che sino a poco prima era stato il suo da far pensare all’occorrenza di un silenzioso cataclisma cerebrale che lo abbia devastato, pur senza mostrare segni esteriori. E qui veniamo al vero motivo di questa recensione. Ho ripreso in mano “Estensione del dominio della lotta” dopo aver letto “Serotonina”, perché la lettura dell’ultimo romanzo di Houellebecq mi aveva fatto scattare qualcosa in testa, un riferimento che volevo verificare.
Così, ho immediatamente riletto “Estensione”, e la rivelazione si è concretizzata: non potrebbero esistere romanzi più simili! Il primo e quello che – attualmente – è l’ultimo libro di Houellebecq non solo confinano, ma si toccano e si compenetrano profondamente, in un gioco di echi e di riferimenti tanto evidente quanto affascinante. Anche il protagonista di “Serotonina”, dopo un ventennale lavoro come perito agronomo per un Ente governativo, si scopre vuoto e, soprattutto, vede il vuoto del mondo attorno a lui, un deserto che egli stesso – con i suoi amori irrealizzati e vilipesi – ha contribuito a creare. Se però Florent-Claude Labrouste viaggia verso la cinquantina, il protagonista di “Estensione del dominio della lotta” è molto più giovane, ha una quindicina di anni in meno, il che lo rende, se possibile, ancor più allucinato e allucinante, quasi l’inquietante prefigurazione di un mondo futuro, incombente.
Insofferente tanto verso il mondo quanto verso sé stesso, questo personaggio racchiude già, “in nuce”, i futuri, anaffettivi e devastanti protagonisti dei successivi capolavori houellebecquiani, uomini che vivono e osservano (o vivono proprio in quanto osservano) le contraddizioni del mondo occidentale, e la sua insopprimibile ipocrisia. Forse proprio quella contro cui, dopotutto, come in una malattia autoimmune, si rivolgono la rabbia e la volontà di uccidere e uccidersi dell’anonimo protagonista di “Estensione”, oscillante tra un violento “cupio dissolvi” e l’ingenua speranza di trovare – finalmente – una rivelazione che dia di nuovo un senso alle cose – e alla vita.
(Recensione scritta ascoltando The Cure, “Plainsong”)
PREGI:
l’ammirevole concisione di un romanzo che avrebbe trovato solo successivamente le sue “versioni estese” con “Le particelle elementari” e “Piattaforma”. E uno stile già formato e inconfondibile, coraggioso sino alla sgradevolezza. Consigliatissimo a chiunque voglia iniziare a leggere Houellebecq
DIFETTI:
uno solo (ma non da tutti verrà considerato un difetto, bensì il logico approdo della trama): il finale è effettivamente monco, un “finale negato” a tutti gli effetti!
CITAZIONE:
“Taluni fanno l’amore con decine di donne; altri con nessuna. È ciò che viene chiamato “legge del mercato”. […] In situazione economica perfettamente liberale, c’è chi accumula fortune considerevoli; altri marciscono nella disoccupazione e nella miseria. In situazione sessuale perfettamente liberale, c’è chi ha una vita erotica varia ed eccitante; altri sono ridotti alla masturbazione e alla solitudine. Il liberalismo economico è l’estensione del dominio della lotta, la sua estensione a tutte le età della vita e a tutte le classi della società. Altrettanto, il liberalismo sessuale è l’estensione del dominio della lotta, la sua estensione a tutte le età della vita e a tutte le classi della società.” (pag. 98)
GIUDIZIO SINTETICO: ***½
LEGENDA RECENSIONI
Sia per i libri che per i film, adotto nel giudizio sintetico il “sistema Mereghetti”, che va da 0 a 4 “stelline”: a 0, ovviamente, i giudizi più negativi, a 4 quelli più positivi, con tutti i possibili gradi intermedi…

Recensioni di Libri e Film, Racconti e Saggi... a cura di Matteo Fontana